"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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L’arte indossa gli occhiali

L’arte indossa gli occhiali

Marcello Mastroianni in una scena di 8½ di Federico Fellini, 1963

Marcello Mastroianni in una scena di 8½ di Federico Fellini, 1963

“Penso sempre a cosa significa indossare gli occhiali da vista. Quando ci si abitua alle lentinon si sa fino a che punto si potrebbe davvero vedere. Penso a tutte le persone che esistevano prima che gli occhiali fossero inventati. Deve essere stato strano perché ognuno vedeva in modo diverso a seconda di come vedevano i propri occhi. Ora, gli occhiali standardizzano la visione di tutti a 10 decimi. Questo è un esempio di come tutti quanti diventiamo simili. Ognuno potrebbe vedere a diversi livelli, se non fosse per gli occhiali.”

(Andy Warhol)

Strumento per la correzione della vista, arma diabolica o attributo dell’intellettuale, diviso fra scienza e costume, l’occhiale accompagna da secoli la storia dell’uomo. Incerta rimane la sua origine, molti sostengono che sia comparso a Venezia nel XIII secolo, altri propendono per un’origine fiorentina, sappiamo tuttavia che la sua prima raffigurazione risale al 1352. A Treviso, nella sala del Capitolo dell’ex convento di San Nicolò, possiamo ammirare ancor oggi l’affresco di Tomaso da Modena che rappresenta la comunità dei domenicani intenti nelle attività tipiche dello studioso. Tra i quaranta ritratti dei frati, spiccano quelli del cardinale Ugo di Provenza, con gli occhiali inforcati, e del cardinale Nicolas de Rouen che utilizza una lente per leggere: occhiali e lente entrano da questo momento nel mondo dell’arte. Notazioni realistiche e simboliche nello stesso tempo: occhiali e lenti per chi ha affaticato gli occhi sui codici, ma anche simboli dello sguardo acuto del ricercatore.
L’iconografia dello studioso accompagnato dal prezioso oggetto sarà un motivo ricorrente nella riproduzione di santi, apostoli ed evangelisti tra il Quattrocento ed il Cinquecento. Attributo di sapienza e scienza, l’occhiale “da vicino” divenne l’emblema dell’acume intellettivo, mentre quello “da lontano”, alludendo all’apertura verso più ampi orizzonti conoscitivi, incarnò la volontà di indagare la natura nella sua totalità.
Dal celeberrimo San Gerolamo nello studio del Ghirlandaio, passando attraverso le opere di Crivelli e Piero di Cosimo, fino al meno noto Miracolo di San Paolo di Giovanni Bilivert, l’occhiale venne esaltato come una mirabile invenzione capace di amplificare la vista e, di conseguenza, la conoscenza dell’uomo.
Ma questa capacità di guardare di più e più a fondo le cose non ebbe solamente valenze positive; come ogni strumento che aiuta a vedere bene, l’occhiale venne associato al diavolo e all’inganno del visibile. Se, come sosteneva Sant’Agostino, gli occhi sono la porta attraverso la quale le tentazioni penetrano nell’anima, allora gli occhiali si configurano come gli aiutanti privilegiati: arte demoniaca delle alchemiche lenti in grado di ingrandire, rimpicciolire e sdoppiare la realtà.
Nella chiesa di Sant’Agostino a Siena è custodita un’opera alquanto particolare, divenuta famosa per lo descrizione letteraria che ne diede Leonardo Sciascia in Todo Modo: Sant’Antonio Abate tentato dal diavolo. Dipinta nel 1630 da Rutilio Manetti, la tela presenta un curioso diavolo che sfoggia un paio di occhiali appoggiati sul naso, segno della sapienza maliarda e fallace.
Prodigio travisatore della realtà, veicolo di illusioni e di false idee, l’occhiale non serve solamente a vedere meglio ma, in alcuni casi, può essere utilizzato per spiare senza essere visti l’oggetto del proprio desiderio. Nel Ritratto premonitore di Guillaume Apollinaire”del 1914, Giorgio De Chirico fa indossare al poeta degli occhiali scuri come quelli dei ciechi. Protetto da queste lenti impenetrabili Apollinaire ci guarda enigmatico: figura inquietante di un sogno metafisico.
Di varie fogge e materiali, da vista o da sole, l’occhiale si è affermato nel mondo contemporaneo come un affascinante accessorio di moda. Indossato da artisti, galleristi, cineasti e celebrities, esso costituisce un ornamento della persona, ma anche il segno distintivo di uno status o di una professione. Nel 1966 Mimmo Rotella con Aranciata con gli occhiali  sottopose ad una critica spietata la cultura di massa denunciando, al contempo, una fase irreversibile di contaminazione dei linguaggi.
Arte, moda e design si sono appropriate dell’oggetto occhiale trasformandolo in una vera e propria protesi della persona. Da quelli a farfalla di Peggy Guggenheim a quelli dalla montatura marcata di Andy Warhol, da quelli tondi di John Lennon a quelli a forma di cuore di Sue Lyon in “Lolita” di Stanley Kubrick, gli occhiali sono diventati lo specchio della personalità di chi li indossa rivelandone i gusti e le preferenze.
Oggetti prima di tutto funzionali, gli occhiali hanno attraversato le epoche rafforzando, sempre di più, la loro valenza comunicativa. Giocando con un organo fondamentale come quello della vista, essi si sono reinterpretati e rinnovati attraverso una marcata sovrapposizione tra arte e moda. Universi che coesistono e si influenzano a vicenda, l’arte e la moda continuano a nutrire interesse per un apparato che, superata la sua funzione originaria, è diventato simbolo non più della buona o cattiva conoscenza, ma di uno stato sociale o di un gruppo di appartenenza.
Ai nostri giorni artisti e designers si applicano nella creazione di veri e propri pezzi unici, frutto di ingegno e di maestria artigianale, perché se l’arte non è altro che merce, come avevano sancito gli artisti della Pop Art, allora anche la merce può essere arte.

“Me lo indicò, e fino a quel momento non lo avevo visto: un santo scuro e barbuto, un librone aperto davanti; e un diavolo dall’espressione tra untuosa e beffarda, le corna rubescenti, come di carne scorticata. Ma quel che più colpiva, del diavolo, era il fatto che aveva gli occhiali: a prince-nez, dalla montatura nera. E anche l’impressione di aver già visto qualcosa di simile, senza ricordare quando e dove, conferiva al diavolo occhialuto un che di misterioso e di pauroso: come l’avessi visto in sogno o nei visionari terrori dell’infanzia.”
(Leonardo Sciascia, Todo Modo, 1974)


L’arte indossa gli occhiali ultima modifica: 2015-10-12T17:16:23+00:00 da barbara
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