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Lucio Fontana, il Gran Maestro del rasoio

Lucio Fontana, il Gran Maestro del rasoio

Lucio Fontana, Concetto Spaziale, 1957

Lucio Fontana, Concetto Spaziale, 1957

Quello dei tagli”, implacabili, precisi, chirurgici, dai cui non esce nemmeno un fiotto di sangue, come a testimoniare la mancanza assoluta di un cuore entro il cavo della tela così lacerata.

Lucio Fontana deve la sua fama proprio a questa forma di profanazione dell’opera d’arte: dopo secoli di storie, di facce, di avvenimenti, di gesti, di passioni e di sentimenti che avevano arricchito i quadri, ecco che uno squarcio si apre su di essi. Uno squarcio in grado di travalicare i confini tra pittura e scultura, rompendo con ogni tradizione: un taglio capace di aprire le porte ad una nuova visione della prospettiva, dello spazio e della luce.


I tagli di Fontana sono un tentativo supremo di riportare l’arte a quel suo concetto di purezza e di idealità: la tensione verso un bello perturbante. Qui risiede tutta la modernità ma anche la classicità di Fontana: l’aver sollevato un lembo su quello spazio aperto all’infinito, dove risiede l’idea stessa della pura bellezza.
Gran Maestro del Rasoio, Fontana deve la sua popolarità proprio a questi lavori, icona e simbolo di una violenza pulita, indolore, necessaria.

Argentino di nascita, giunse a Milano nel 1927 per frequentare i corsi di scultura di Adolfo Wildt all’Accademia di Brera. Dal grande maestro Fontana apprese una lezione di fondamentale importanza: la pienezza della scultura risiede nel vuoto e nella tensione delle linee, più che nella retorica dei volumi.
Materia ed assenza di materia furono i due poli entro i quali si dibattè la sua dialettica, succedendosi con regolarità e una naturalezza artificiosamente studiata.

Lucio Fontana, Crocifisso, 1950

Lucio Fontana, Crocifisso, 1950

Dagli anni Trenta, dedicati all’astrazione più rigorosa, alle fastose ceramiche del 1936 – eseguite presso le manifatture di Albissola e di Sèvres – Fontana alternò costrizioni lineari a barocche rappresentazioni. Pieni e vuoti, figure e assenza di figure, volumi e linee: alternate cadenze di una sola grande poetica artistica.

Personalità introversa e solitaria, Fontana fu refrattario sia al ruolo di leader che a quello di discepolo, portando avanti una sua riflessione personale entro lo spirito del suo tempo. A Parigi conobbe Mirò, Tzara e Brancusi e, con quest’ultimo, strinse dei forti legami di amicizia anche se dissentivano nella concezione della forma: Brancusi era attirato dal chiuso di un blocco inviolabile, mentre Fontana prediligeva lo spazio aperto.
Nel 1946 suggerì, senza peraltro firmarlo, il Manifesto Blanco e l’anno dopo, in Italia, stese il Primo Manifesto dello Spazialismo, dove mise a punto le sue convinzioni teoriche, sancendo la nascita di un’arte che sviluppasse, contemporaneamente, tempo, spazio e movimento.
Dopo alcuni Concetti Spaziali ecco comparire i primi Buchi: “i buchi! Nessuna rivoluzione, una forma come un’altra di decorare la tela”, così li motivava l’artista.
Con i Buchi ed i Tagli, Fontana tentò di sondare quell’universo che è infinito in tutte le dimensioni; superando la pittura e sconfinando nella scultura, egli abbracciò il regno del suono e del movimento: un gesto onnicomprensivo in grado di avocare in un istante l’energia creativa del tutto.

 

Il buco, passa l’infinito di lì, passa la luce, non c’è bisogno di dipingere… tutti hanno creduto che io volessi distruggere: ma non è vero, io ho costruito…

(Lucio Fontana)

Lucio Fontana, il Gran Maestro del rasoio ultima modifica: 2018-10-22T21:21:12+00:00 da barbara
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