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Martin Parr, il fotografo della cruda verità

Martin Parr, il fotografo della cruda verità

 

Martin Parr, Kentucky Derby, Kentucky, 2015

Martin Parr, Kentucky Derby, Kentucky, 2015

Io fotografo la vita così com’è, se le foto vi sembrano grottesche è perché pensate che lo sia la vita. E’ così? Ognuno di noi è bello e brutto nello stesso tempo, piacevole e spiacevole. Così è fatto il genere umano.”

(Martin Parr)

Da bambino fu iniziato dai genitori all’osservazione degli animali nella campagna inglese; la stessa passione per la ricerca e l’ossessione per la catalogazione, Martin Parr la traspose nella sua opera, una collezione ragionata dei costumi e dei modi di vita della società contemporanea.

Nato il 23 maggio del 1952 ad Epsom, Parr cominciò la sua carriera come fotografo di reportage; dal bianco e nero, dove si fece le ossa, passò, verso la metà degli anni Ottanta, all’uso del colore, un colore intenso e saturo, che divenne la sua inconfondibile cifra stilistica.

Osservando la realtà con apparente noncuranza, lo sguardo di Parr si sofferma sui dettagli più chiassosi e vistosi che lo circondano: uno slip a stelle e strisce, uno smalto blu, una torta turchese, una bambola gonfiabile, un hamburger, gli aspetti più ovvi e frivoli della cosiddetta civiltà dei consumi.

La sua forza risiede proprio nella capacità di concentrare, nei pochi centimetri quadrati di una foto, il risvolto grottesco dell’appariscente cosmesi di cui si adorna il mondo occidentale, nel vano tentativo di mascherare il disagio e la povertà spirituale che lo pervade. Il risultato sono immagini vivaci, iperrealistiche, dove emerge tutta la spietatezza dell’occhio di chi guarda il suo soggetto come fosse un caso clinico: la vita non è vera, è super vera, illuminatissima, abbacinante.

Martin Parr, Donut, 1996

Martin Parr, Donut, 1996

Ecco allora i turisti incantati davanti alle statuine di plastica del David di Donatello, coppie che si trovano a cena senza scambiarsi nemmeno uno sguardo, mamme nelle sale giochi mentre i bambini si aggirano tra le slot machine: il trionfo del kitsch e del cattivo gusto, dove tutti i miti borghesi – la famiglia, il buon senso, l’amor materno – sono fatti a pezzi uno per uno.

Le abitudini alimentari, turistiche o comportamentali dell’umanità, vengono registrate da Parr con un umorismo graffiante ed una aggressività dirompente: una società sul baratro che pare procedere verso la fine dei suoi giorni.

Martin Parr non è un fotografo glamour alla Newton, il suo intento è quello di raccontare la vita ordinaria, fatta di cose comuni, non necessariamente belle od esteticamente perfette: la pancia che straborda dal costume, la ricrescita dei capelli, le labbra rifatte, la macchia sul vestito.

Le sue foto parlano delle persone e delle cose di tutti i giorni senza abbellimenti o mistificazioni di sorta: una realtà talmente vera da sembrare il frutto di una manipolazione. Ma è solo la bellissima, tragica, spietata ed autentica realtà in cui tutti noi viviamo: frammenti preziosi di un lucido specchio di verità.

Il bello è propaganda. Le cose belle si usano per vendere. Anche un album di famiglia è propaganda, per far buona impressione. Io amo la gente così com’è, e ognuno trova la bellezza dove gli pare, senza regole.”

(Martin Parr)

 

Martin Parr, il fotografo della cruda verità ultima modifica: 2018-08-27T21:36:52+00:00 da barbara
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