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L’Art Déco, lo stile glamour della modernità

L’Art Déco, lo stile glamour della modernità

Tamara de Lempicka, Autoritratto con Bugatti verde, 1932

Tamara de Lempicka, Autoritratto con Bugatti verde, 1932

Durante il Novecento, nel periodo compreso tra le due guerre, fiorì uno stile eclettico comunemente chiamato Art Déco.
Questo termine, riferito solitamente alle arti decorative, coinvolse più in generale tutte le arti, in quanto sentimento dominante di un’epoca.
Dèco deriva da un’abbreviazione riferita all’Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Moderns, tenutasi a Parigi nel 1925; l’aver scelto una mostra di arti decorative per indicare un indirizzo estetico ha fuorviato per molto tempo la comprensione del fenomeno, riducendolo ad una mera espressione stilistica inerente alle arti minori.
Come ambigua e casuale fu la nascita del termine, così ambigua ed incerta fu la limitazione che gli studiosi diedero al Déco: circoscritto agli anni Venti o esteso agli anni Trenta, riservato alle arti applicate o comprendente anche le arti maggiori. Sotto la dicitura di Déco pare dunque lecito ricondurre tutte le manifestazioni in linea con il gusto moderno, ossia capaci di soddisfare le mutate esigenze sociali e culturali.
Secondo tale visione perde di significato la tradizionale distinzione fra arti maggiori ed arti a minori: negli ottimistici anni Venti la creatività trovò terreno fertile per svilupparsi ad ogni livello.

Nel suo porsi come stile, il Déco fu animato da idee comuni a quelle dell’Art Nouveau, sia per la considerazione prestata a tutte le forme artistiche, sia per la vocazione a porsi come moda unitaria e totalizzante. Le differenze tra i due stili emersero tuttavia nellla traduzione pratica: la linea serpentina di matrice simbolista e teosofica dell’Art Nouveau fu sostituita da una linea meccanica e costruttiva, segnale tangibile del progresso tecnologico e del mito della macchina.

William Van Alen e Walter Chrysler, Chrysler Building, 1929

William Van Alen e Walter Chrysler, Chrysler Building, 1929


Il termine moderno era il termine guida, una sorta di bandiera sventolata con orgoglio dai protagonisti del Déco. Moderno era tutto ciò che inneggiava al progresso, tutto ciò che in pochi anni aveva cambiato le abitudini degli uomini: le automobili, le luci artificiali, gli aerei, i grattacieli e, sopra tutto, il lusso nel quale si sguazzava con effimera spensieratezza, ignari del disastro che di lì a poco si sarebbe abbattuto nuovamente sull’Europa e sull’America.
L’utopia di un lontano futuro vagheggiato dai Futuristi, era divenuta realtà quotidiana: la modernità del Déco non era più una chimera, ma pratica condivisa e costante.
Ogni dettaglio doveva essere ricostruito secondo i nuovi canoni che prevedevano una semplificazione astratta delle linee e l’uso di materiali legati all’ industria. Plastica, cellulosa, alluminio, bachelite, linoleum, cementi colorati, tubolari cromati, soppiantarono legno, ferro battuto, ceramiche, vetro e tutto ciò che fosse retaggio di un passato morto e ammuffito.

Georges Lepape, Les Coussins, tavola per Modes et Manières d'Aujourd'hui, 1912

Georges Lepape, Les Coussins, tavola per Modes et Manières d’Aujourd’hui, 1912


I soggetti erano sempre ammiccanti all’alta società, un mondo elegante e glamour al tempo stesso: donne in pose fatali, Diane in caccia, animali dalla grazia felina e scattante, oppure figure astratte e sofisticate.
Il nuovo stile si diffuse capillarmente grazie ai quei progressi tecnologici che il Déco ammirava: il proliferare di riviste d’arte, l’intensificarsi dei viaggi, la trasmissione più immediata delle informazioni, furono tutti motivi che concorsero al radicalizzarsi di uno stile a livello mondiale.


Nella sua ansia di originalità a tutti i costi, il Déco attinse a piene mani al repertorio figurativo dell’arte extraeuropea, esplorando culture fino ad allora tralasciate: l’antico Egitto, la Cina, l’America precolombiana
L’esotismo del Déco era privo di enfasi mistica o romantica; si guardava al diverso non con un senso di straniamento o di evasione, ma proprio alla ricerca di originali linguaggi formali.


Dagli Stati Uniti all’Italia, dall’Inghilterra all’India, dalla Francia al Messico, dalla Russia al Congo, dalla Germania all’Australia, Déco significava benessere esibito, emancipazione, internazionalità. Nulla sfuggì al brivido di libertà che, per una breve stagione, infiammò di ottimismo una civiltà proiettata verso il futuro.

Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli! Perchè dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.”

(Filippo Tommaso Marinetti)

L’Art Déco, lo stile glamour della modernità ultima modifica: 2018-08-13T21:49:24+00:00 da barbara
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