"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Danae, un’eroina dei nostri tempi

Danae, un’eroina dei nostri tempi

Mabuse, Danae, 1527

Mabuse, Danae, 1527

Tu mi rammenti Danae, che una torre
di bronzo separava dalla luce
con un bronzeo carcere,
celeste. Chiusa tollerò sua pena;
anche per lei fu talamo un sepolcro.
Ed era illustre, o figlia la sua stirpe:
doveva custodire in grembo il seme
aureo di Zeus trasfigurato in pioggia.”
(Sofocle, Antigone)

In pioggia dorata si tramutò Zeus per giacere con la bella Danae, costretta dal genitore in una prigione sotterranea. L’Oracolo aveva infatti rivelato al padre Acriso, re di Argo, che sarebbe perito per mano del nipote.
Ma il destino impera sull’uomo e a nulla vale contrastarlo.
Dall’unione clandestina tra Zeus e Danae nacque Perseo che diede corso alla profezia uccidendo accidentalmente il nonno.

Un mito intrigante, che ha solleticato la fantasia di molti artisti nel corso dei secoli, affascinati dalla scena dell’aureo amplesso.
I pittori del Rinascimento nutrirono un grande interesse per questa vicenda in grado di giustificare la presenza di un nudo integrale femminile sulla tela.

La più antica rappresentazione di Danae tramandataci è quella del fiammingo Mabuse, firmata e datata 1527. In una sorta di alcova architettonica, la fanciulla si denuda per accogliere il seme dorato di Zeus. La sensualità della scena è stemperata in una rilettura cristiana: Danae come prefigurazione mariana dell’Annunciazione.

Correggio, Danae, 1531-1532

Correggio, Danae, 1531-1532


Di qui presero l’avvio tutta una serie di raffigurazioni più esplicitamente lussuriose, dove l’imago pudicitiae dell’interpretatio christiana lasciò il passo ad una visione pagana estremamente erotica e provocante.
Dal Correggio, con la sua raffinata sensualità, al Tiziano, con la sua lussuriosa carnalità, fino alle prove seicentesche di Artemisia Gentileschi e di Rembrandt.
Diverse furono le interpretazioni a cui si prestarono questi dipinti. La pioggia d’oro che feconda Danae indicava l’incontenibilità del desiderio, capace di infrangere qualsiasi barriera, ma anche il potere degli dei che non si fanno ostacolare dagli uomini.
Radicando queste opere nel loro contesto storico, si può leggere il mito come metafora del rapporto di dipendenza che legava i ricchi committenti alle giovani mantenute. La vecchia, spesso presente nell’iconografia tradizionale, potrebbe indicare una mezzana intenta a vendere il giovane corpo della fanciulla.

Nel corso del Novecento il mito, svuotato dai suoi significati originari, divenne un colto pretesto per raccontare una donna nuova, libera ed emancipata.

Gustav Klimt, Danae, 1907

Gustav Klimt, Danae, 1907


Il grande artista viennese Gustav Klimt, amante delle donne e adoratore della loro potenza sessuale, diede forma nel 1907 ad una moderna Danae, eroina del suo tempo e della sua femminilità.
Una ragazza raffinata, dall’aspetto innocente, è spiata in un momento intimo. Mollemente rannicchiata, con una calza che scivola voluttuosa lungo una gamba, la novella Danae accoglie l’umore divino allungando la mano verso la vulva, in una scena di masturbazione. Il viso reclinato, la bocca socchiusa e l’espressione estatica, suggeriscono un momento di intenso godimento e di abbandono totale.
Con la sua linea fluente e la sua cromia preziosa, Klimt ha immortalato una donna del suo tempo, totalmente immersa nella scoperta della sua sessualità.
Anticamente sedotta, poi seduttrice ed infine padrona del proprio piacere, Danae è ora una giovane viennese che sfida le certezze virili della vecchia Europa. L’erotismo, nella sua gioiosa celebrazione, diviene così l’unico antidoto possibile all’alienazione dell’individuo imposta dalla società moderna; l’utopia del sogno femminile per giustificare una diversa alchimia dell’esistenza.

 

Danae, un’eroina dei nostri tempi ultima modifica: 2018-03-25T15:46:52+00:00 da barbara
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