"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Le sedie vuote di Vincent Van Gogh

Le sedie vuote di Vincent Van Gogh

 

Un uomo, se possiede la vera sapienza, sa godere dell’intero spettacolo del mondo da una sedia, senza saper leggere, senza parlare con nessuno, solo con l’uso dei sensi e con l’anima che non sappia essere triste.”

(Fernando Pessoa)

Per molto tempo simbolo di potere ad uso esclusivo dei prelati e dei nobili, la sedia si è diffusa ai nostri giorni come oggetto comune, di uso quotidiano.
Veicolo privilegiato per narrare storie e raccontare la storia, la sedia ci consente di cogliere i mutamenti culturali e sociali avvenuti nel corso dei secoli.
Molti architetti si sono dedicati alla progettazione di sedie, riconoscendo in esse il medesimo processo creativo legato alla costruzione di un edificio; come edifici in miniatura, le sedie devono saper coniugare il giusto grado di bellezza e di praticità.
Un accessorio scontato, quasi banale, per tutti e alla portata di tutti, ma capace di trasmettere messaggi reconditi e di stimolare l’inventiva di artisti e di designer.


Allusiva del tempo che passa, della solitudine, della vita e della morte, in Vincent Van Gogh la sedia divenne un vero e proprio lettino da psicanalisi, lo strumento attraverso il quale sondare la personalità di chi la occupa.

Nel 1888, durante il suo soggiorno ad Arles, Van Gogh realizzò due tele gemelle che avrebbero dovuto sancire il sodalizio con Paul Gauguin per creare una comunità di artisti nella famosa Casa gialla di place Lamartine: La sedia di Vincent e La sedia di Gauguin.
Due sedie vuote. Disposte trasversalmente l’una rispetto all’altra. Sembrano voltarsi la faccia, non hanno più nulla da dirsi. Sono contrastanti come il giorno e la notte in cui ciascuna è immersa separatamente.

Modesta e poco comoda, di legno e paglia, quella di Van Gogh; più raffinata e accogliente, di legno più pregiato e con i braccioli, quella di Gauguin. Una pipa nella seduta e una scatola di cipolle nello sfondo per Van Gogh, una candela e dei libri per Gauguin.
Due sedie che che parlano dei loro occupanti, che danno voce alle loro assenze. Ci raccontano la passione e il sentimento che animano l’arte di Van Gogh e la ragione e l’intelletto che dominano quella di Gauguin.
Ma ci raccontano anche di come quella vagheggiata collaborazione si ruppe improvvisamente, lasciando solamente la traccia di un ricordo che grida nel vuoto di queste due sedie.
Due opere strabilianti ed innovative per la loro capacità di offrici il ritratto di due uomini senza delinearne le fattezze; due ritratti intensi e ricchi di profondità psicologica. Le presenze umane qui si muovono come fantasmi lasciando un senso di malinconia e di abbandono. Prepotente e sconcertante il sentimento di solitudine, un sentimento che caratterizza l’esistenza di Van Gogh e che pervade la sua pittura come un demone che non lo abbandonerà, fino alla fine dei suoi giorni.

Dopo aver accompagnato Pa alla stazione, sono rimasto a guardare il treno che si allontanava finché ho potuto vedere lui o almeno il fumo. Poi sono tornato a casa e ho visto la sedia di Pa accanto al tavolo, dov’erano rimasti, ancor dal giorno prima, i suoi libri e i suoi quaderni. Mi sentivo triste, proprio come un bambino, eppure sapevo che ci saremmo rivisti presto.”
(Vincent Van Gogh, Lettere a Theo)

 

Le sedie vuote di Vincent Van Gogh ultima modifica: 2018-02-17T15:24:29+00:00 da barbara
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