"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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L’arte di guardare da una finestra

L’arte di guardare da una finestra

René Magritte, La condizione umana, 1933

René Magritte, La condizione umana, 1933


“Non sei forse tu, finestra, la nostra geometria, forma così semplice che senza sforzo circoscrivi la nostra vita immensa?”

(Rainer Maria Rilke)


Limite e soglia, barriera e ingresso, la finestra è quell’elemento architettonico che si apre all’altro, all’altrove, al diverso. Spazio in cui si proietta la nostra immaginazione, la finestra consente di entrare nel regno del sogno e della fantasia: una linea di confine che demarca il mondo interno da quello esterno.
Elemento fisico e spirituale, la finestra è stata la protagonista di numerose opere pittoriche, sia per le sue caratteristiche compositive, come fonte di luce naturale, ma soprattutto per le sue caratteristiche simboliche, come magico accesso alle lande inesplorate della nostra psiche.
In epoca contemporanea la finestra ha rafforzato sempre di più la sua valenza allegorica; metafora dell’uomo moderno e dello sgretolarsi delle sue certezze, essa si trova ad interpretare la frammentazione della realtà e della sua percezione.

La condizione umana di Magritte ritrae questo sentimento di disagio dell’uomo posto dinnanzi alle contraddizioni dell’esistenza: una finestra aperta su un paesaggio, la cui parte centrale è coperta da una tela dipinta. La tela è identica a ciò che appare nel paesaggio: una soluzione di continuità tra ciò che vediamo e ciò che è dipinto.
L’opera compie una sottile riflessione sui nostri processi cognitivi: ciò che vediamo è ciò che sappiamo. Non esiste una realtà univoca e universale, perché la nostra conoscenza si basa sull’interpretazione individuale condizionata, a sua volta, dal personale bagaglio culturale ed esperienziale. E’ il trionfo dell’irrazionale, dell’aleatorio, del probabile: la realtà è un enigma intricato di non definitiva soluzione.

Edward Hopper, Alla finestra, 1940

Edward Hopper, Alla finestra, 1940


La finestra, intesa come luogo dello sguardo, fu la protagonista indiscussa del lavoro di un altro artista, Edward Hopper. Sono rari i quadri di Hopper dove non compaia una finestra, una porta o un finestrino, sia che l’ambiente sia una stanza, un bistrot o lo scompartimento di un treno. Gli ambienti della più ruvida provincia americana diventano silenziosi teatri della commedia umana: luoghi non luoghi sospesi in un’atmosfera metafisica. Attraverso la finestra i suoi personaggi interrogano la loro esistenza, dando voce alla loro solitudine: nomadi della vita, spettri anonimi di un mondo alienato.


Ma le finestre di Hopper si aprono anche verso l’esterno, verso lo spettatore, che ha così la possibilità, osservando queste scene di vita quotidiana, di scrutare in profondità il suo essere, di sondare l’imperscrutabile, di dare voce ai fantasmi dell’inconscio.

Luigi Ghirri, Venezia, 1987

Luigi Ghirri, Venezia, 1987


Anche Luigi Ghirri, grande fotografo italiano, fece della finestra il principio fondante della sua produzione fotografica.
Per Ghirri la finestra equivale all’atto stesso del fotografare, rappresenta lo sguardo sul mondo, il valico tra quello che pensiamo e quello che vediamo. Un punto verso il quale convergono forze opposte e contrastanti che trovano nell’inquadratura il giusto grado di equilibrio.
La finestra come una sorta di filtro, come frattura che si apre sul visibile restituendoci un’immagine rielaborata, l’immagine della nostra visione della realtà, del nostro universo poetico, del nostro sentimento della vita.


“C’è solo una finestra chiusa e tutto il mondo fuori; e un sogno di ciò che potrebbe essere visto se la finestra si aprisse. “

(Fernando Pessoa)

L’arte di guardare da una finestra ultima modifica: 2018-02-08T21:31:17+00:00 da barbara
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