"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Dino Buzzati, la pittura parlata

Dino Buzzati, la pittura parlata

Dino Buzzati, Grande cane in piazza in una giornata di sole, 1969

Dino Buzzati, Grande cane in piazza in una giornata di sole, 1969

Un giorno ero nella città dei pittori. E giravo, guardando. Quand’ecco una guardia gridò:’ Lei’. ‘Lei cosa?’ ‘La tessera’, disse, ‘La tessera di pittore.’ ‘Nessuna tessera’, risposi. ‘Allora, contravvenzione. Torni nel suo comparto, egregio signore, quello di coloro che scrivono, il comparto degli unidimensionali. Lei nella città dei pittori senza il salvacondotto relativo? Si rende conto dell’enormità? Qui possono starci quelli che fanno i pittori di mestiere. Ma c’è anche il quartiere dei dilettanti. Lei può accomodarsi, eccolo là, se proprio ci tiene a restare con noi.’ Fece segno. Guardai. Immersa nell’ombra, si stendeva una massa di baraccamenti squallidi. Pareva un lager. Continuavo a sentire sguardi ostili.”


La tessera ufficiale non gli venne mai donata, celebre in tutto il mondo come scrittore, saggista e giornalista, Dino Buzzati si riconosceva prima di tutto come pittore. I suoi scritti nascevano da un’idea grafica, schizzi e vignette che poi traduceva in storie. Nel cuore, si sentiva sopra ogni cosa pittore. Ma il suo sentimento andò incontro a cocenti delusioni: bollato come “pittore della domenica”, Dino diventò un clandestino delle matite colorate.


Solo negli anni Cinquanta questa sua invisa passione troverà dei sostenitori per offrirsi agli occhi del pubblico; sempre in sordina, sempre accolta come attività dilettantistica rispetto alla scrittura. … io mi diverto immaginando le piccole scene che succederanno, spero tra moltissimi anni, quando, io sepolto, verrà inaugurata al Palazzo Reale la mia prima grande retrospettiva, diceva. E fu una grande retrospettiva quella gli venne dedicata nel 1991, ma ancora oggi si fatica a considerare Dino Buzzati nella sua veste prediletta di pittore.

Dino Buzzati, Una fine del mondo, 1967

Dino Buzzati, Una fine del mondo, 1967


“Il fatto è questo, io mi trovo vittima di un crudele equivoco. Sono un pittore il quale, per hobby, durante un periodo purtroppo alquanto prolungato, ha fatto anche lo scrittore e il giornalista. Il mondo invece crede che sia viceversa e le mie pitture quindi non le può prendere sul serio. La pittura per me non è un hobby, ma il mestiere, hobby per me è scrivere. Dipingere o scrivere per me sono in fondo la stessa cosa. Che dipinga o scriva, io perseguo il medesimo scopo, che è quello di raccontare delle storie.”
Scriveva dipingendo e nel dipingere scriveva. Nel lavoro di Buzzati la scrittura ha sempre evocato un’immagine e l’immagine è sempre stata parte integrante della scrittura. Con il Poema a fumetti del 1969 e i Miracoli di Valmorel del 1971, trovò pieno compimento la sua vena di narratore accanto a quella di disegnatore.
L’opera pittorica di Buzzati, non può dunque prescindere dalla creazione letteraria: due modi diversi di tradurre la medesima visione della realtà. Atmosfere rarefatte, paesaggi evocativi, suggestioni magiche concorrono alla formazione del suo mondo, sia esso raccontato con le parole o descritto con forme e colori.
Milano, la città in cui è cresciuto, le adorate dolomiti, territorio prediletto delle sue esplorazioni, sono i temi ai quali attinge la sua fantasia, distillata dal velo evanescente della memoria che deforma e amplifica. Ecco che allora le montagne aguzze, regno della purezza e dell’arcano, si travasano nei salotti borghesi di Milano traboccante di uomini, di macchine, di peccati lussuriosi: un insistente richiamo al surreale dietro l’apparente normalità delle cose.
L’occhio di Buzzati si apre verso l’interno e si chiude verso l’esterno: non accetta suggerimenti, ma vede sempre un’altra realtà, che è il sentimento della realtà di tutti. Una realtà superiore, una realtà diversa, cifra e segno della sua pittura e della sua prosa: l’inafferrabile consapevolezza di qualcosa che nella vita perennemente si attende, che non giunge mai, ma che alla fine si presenta inesorabile.

Dino Buzzati nasce il 16 ottobre 1906 a San Pellegrino, nei pressi di Belluno, nella villa cinquecentesca di proprietà della famiglia. Nel 1916 si iscrive al ginnasio Parini di Milano, passando nel 1919 al ginnasio superiore. Superati gli esami di maturità, nel 1924 si iscrive alla facoltà di legge, laureandosi il 30 ottobre 1928. Nello stesso anno venne assunto al “Corriere della sera”. Nel 1933 il primo libro “Bàrnabo delle montagne” a cui seguiranno altri e più famosi testi letterari. Giornalismo, prosa, teatro, poesia, musica, pittura, saranno gli interessi che guideranno la sua vita di uomo e di artista, interessi apparsi fin dalla sua prima giovinezza.

Il 1 dicembre 1971 visita per l’ultima volta l’amata casa di San Pellegrino. Sette giorni dopo viene pubblicato sul “Corriere della sera” l’ultimo elzeviro: Alberi. Il 28 gennaio 1972, mentre la natura è sconquassata da una bufera di vento e di neve, Dino Buzzati muore a Milano.

Dino Buzzati, la pittura parlata ultima modifica: 2017-09-10T16:43:26+00:00 da barbara
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