"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Françoise Gilot, la musa di Picasso

Françoise Gilot, la musa di Picasso

La nostra relazione è scritta dentro di me con lettere di fuoco”

(Françoise Gilot)

Robert Capa, Pablo Picasso e Françoise Gilot, agosto 1948

Robert Capa, Pablo Picasso e Françoise Gilot, 1948

Un’amica mi disse che stavo andando incontro a sicura sventura. Le risposi: è una catastrofe che non voglio evitare.” Con queste parole Françoise Gilot ricorda il suo incontro con Picasso in un ristorante a Parigi nel 1943. Lei, ventunenne, pittrice in erba e piena di speranze, lui, sessantunenne, il più famoso artista vivente.

Fu un vero e proprio coup de foudre. Pablo, colpito dall’avvenente fanciulla, piantò al tavolo la sua amante Dora Maar per presentarsi alla giovane con un cestello di ciliegie; rosse come il fuoco che sentiva ribollire nel suo sangue andaluso. Fu così che, come era già accaduto nelle precedenti relazioni, Picasso lasciò la sua ultima conquista per gettarsi tra le braccia ancora inesperte di Françoise.

Geniale ed egocentrico, fino a sfiorare la crudeltà, Picasso era noto per l’eccessiva disinvoltura con cui conduceva la sua vita amorosa. Egli divideva le donne in due categorie: le dee e gli zerbini. Gli zerbini non li considerava neppure, ma quando incontrava una dea non si dava pace fino a che non la riduceva alla stregua di uno zerbino.

Con Françoise le cose andarono diversamente, passata alla storia come “l’unica donna che mollò Picasso”, dimostrò, fin dall’inizio, un carattere forte e determinato, non incline a sottomettersi al giogo perverso esercitato dal grande maestro.

Allora studentessa di giurisprudenza e pittrice in erba, la Gilot cominciò a frequentare lo studio di Picasso; tra i due si instaurò presto un rapporto basato sull’amore comune per l’arte: un’ardente passione mescolata al desiderio di creare qualcosa di nuovo in campo pittorico.

 Robert Doisneau, Françoise Gilot e Pablo Picasso, 1952

Robert Doisneau, Françoise Gilot e Pablo Picasso, 1952

Non parlavamo mai direttamente del nostro lavoro. Non puoi criticare quello che sta facendo l’altro, disturberebbe il processo creativo e sarebbe sgradevole, negativo. Invece discutevamo di arte in generale, discutevamo facendo riferimento ai pittori del passato.”

All’epoca il numero 7 di rue des Grands-Augustins, dove Picasso aveva lo studio, era la meta privilegiata di artisti ed intellettuali, attratti dalla sconcertante novità della sua pittura. Qui la Gilot maturò come persona e affinò le sue doti di artista tanto che, dopo dieci anni di convivenza, ebbe l’ardire di piantare il più grande pittore di tutti i tempi.

Se pensi che la gente avrà interesse per te, ti sbagli di grosso: nessuno si curerà di te in quanto tale, saranno solo curiosi della persona che ha condiviso la mia vita” – le tuonò dietro Picasso quando Françoise, nel 1953, chiuse la porta su un rapporto intenso quanto tormentato. Ma si sbagliava di grosso, perché Françoise Gilot, è diventata una pittrice affermata, oggi ha novantasei anni e abita a New York, vicino a Central Park. Sopravvissuta a Picasso e alla sua spietata profezia, ricorda ancora con stima quell’uomo che aveva tanto amato, ma per il quale aveva anche tanto sofferto.

Se le ali delle farfalle devono conservare il loro splendore non si devono toccare. Non dobbiamo sciupare ciò che porta luce in entrambe le nostre vite. Tutto il resto nella mia vita mi opprime e impedisce alla luce di entrare. Questo nostro incontro è per me una finestra che si apre. Desidero che resti aperta. Dobbiamo vederci, ma non troppo spesso. Quando vuoi vedermi, chiamami e dimmelo. Quando lo lasciai quel giorno, sapevo che qualunque cosa fosse accaduta – meravigliosa, dolorosa o tutte e due le cose insieme – sarebbe stata di un’importanza estrema.”

(Françoise Gilot)

Françoise Gilot, la musa di Picasso ultima modifica: 2017-07-22T15:17:05+00:00 da barbara
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