"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Gerrit Rietveld, la rivoluzione degli spazi

Gerrit Rietveld, la rivoluzione degli spazi

Gerrit Rietveld

Gerrit Rietveld

Dobbiamo semplificare la vita ed eliminare il superfluo.”

(Gerrit Rietveld)

Ricordato dai più solo per una sedia, non una sedia qualunque, ma quella che diventerà l’icona del movimento modernista De Stijl, Gerrit Rietveld fu molto più di un mero disegnatore di complementi d’arredo.

Architetto, artigiano e designer dalle capacità superlative, Rietveld anticipò molti sviluppi dell’architettura contemporanea e l’idea di un design democratico, capace di sposare la qualità alla produzione di massa.

Nato ad Utrecht nel 1888, apprese l’arte del fare nella bottega di falegname del padre seguendo, nel contempo, i corsi serali nella scuola del Museo locale di arti applicate.

Manualità e ingegno sono le caratteristiche distintive del suo lavoro dove convivono, in perfetto equilibrio, l’anima dell’ebanista dal linguaggio primordiale e quella dell’architetto dalle formule eleganti

Nel 1917 aprì la sua prima bottega di mobili e qui prese forma la sua concezione innovativa. Convinto che i mobili dell’epoca fossero troppo costosi e caratterizzati da una lavorazione pesante ed eccessiva, cercò di promuovere una produzione seriale di qualità, semplificando le forme e rivoluzionando il metodo di progettazione.

Gerrit Rietveld, Sedia Rossa e Blu, 1917

Gerrit Rietveld, Sedia Rossa e Blu, 1917

Con la sedia Rosso-Blu Rietveld fece tabula rasa delle polverose concezioni storicistiche, ripartendo dal grado zero, dall’essenziale. Costruita con listelli di legno, a cui in seguito fu aggiunto il colore, la sua poltroncina sancì il trionfo della geometria rispetto all’oggetto che imita le forme naturali.

Nel 1918 aderì a De Stijl, movimento costituitosi attorno all’omonima rivista fondata l’anno precedente da Theo van Doesburg, divenendone uno dei più eminenti interpreti. Scagliandosi contro gli orpelli decorativi e i revival storicistici, Rietveld propugnò un’estetica fondata sui nuovi concetti di funzionalità e di rigore formale.

Una visione che egli applicò in tutta la sua opera, sia nei progetti architettonici che nei disegni di mobili e di interni: una nuova espressione plastica che tiene conto di forma, destinazione d’uso e materiali, definendosi attraverso le esigenze pratiche che la determinano.

La sua prima costruzione risale al 1924, la Rietveld Schröder House, progettata in stretta collaborazione con la committente, la vedova Truus Schröder. Edificata ad Utrecht, al termine di un complesso di case a schiera in mattoncini rossi, la dimora appare come una sorta di riproduzione tridimensionale di un quadro di Mondrian. Stravolgendo le leggi architettoniche classiche, Rietveld concepì un edificio straordinario, ricco di spazio, di luce e di personalità.

Le facciate sono un collage di piani e di linee, ma l’elemento più stupefacente risulta l’interno.

Le stanze non esistono materialmente, ma si compongono attivamente in base alle esigenze pratiche: un ingegnoso open space che si scompone e si ricompone attraverso lo slittamento di pannelli scorrevoli. E al centro dell’edificio troneggia la superlativa sedia Rosso-Blu che, nell’essenziale incrocio di linee orizzontali e verticali, incarna perfettamente lo spirito dello spirito architettonico di Rietveld. Egli, infatti si occupò di progettare anche l’arredo della casa concependo così un’opera d’arte totale.

Dichiarata nel 2000 Patrimonio dell’umanità dell’Unesco, casa Schröder è oggi un museo visitabile, mirabile testimonianza dell’approccio progressista di Rietveld alle questioni architettoniche e all’arredamento, ancora oggi preziosa fonte di ispirazione per designer e architetti.

Gerrit Rietveld, la rivoluzione degli spazi ultima modifica: 2017-05-19T15:31:40+00:00 da barbara
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