"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Coco Chanel, quando la moda si fa arte

Coco Chanel, quando la moda si fa arte

Man Ray, Ritratto di Coco Chanel, 1937

Man Ray, Ritratto di Coco Chanel, 1937

“La moda passa lo stile resta.”
(Coco Chanel)

Nella prima metà del Novecento, per i parigini più ricchi e à la page, andare in vacanza era sinonimo di Deauville: un’elegante cittadina sulla costa normanna dalle vaste spiagge e con una serena atmosfera, luogo ideale per ristorarsi dalla vita frenetica della città.

Le giornate scorrevano lente e tranquille: la sera si andava al casinò e lo shopping si faceva da Gabrielle Chanel, la giovane modista che, nel 1913, aveva aperto la sua prima boutique proprio nella città balneare di Deauville.

Il negozio si trovava in una posizione strategica, tra il Gran Casinò e l’Hotel Normandie, l’albergo più lussuoso del posto.

Qui Gabrielle vendeva i suoi cappelli e la sua prima linea di abiti, dai tagli comodi e pratici, adatti alla vita all’aria aperta.

Gli esordi non furono facili: in un’epoca in cui dettavano legge pizzi e trine e l’ostentazione era la tendenza dominante, la semplicità di Gabrielle (non era ancora riconosciuta con il soprannome di Coco) appariva estrema, in un certo qual modo penitenziale.

Coco Chanel all'entrata della sua boutique a Deauville, 1913

Coco Chanel all’entrata della sua boutique a Deauville, 1913

La sua vocazione fu quella di liberare il corpo della donna da stecche e corsetti per rivelare, in modo essenziale, la bellezza del corpo.

Alle sete e ai broccati aveva sostituito il jersey, materiale umile ed economico, gioielli falsi, pantaloni, comodi tubini dominavano il suo guardaroba teso a ricercare lo stile e la classe nel rigore delle linee e nel minimalismo dello stile.

“L’eleganza e la grazia, nella vecchiaia, sono una forma di dignità. Una ragazza giovane non deve essere ricercata, sta talmente male.”

Superato lo sconcerto iniziale, ben presto le donne dell’alta società cominciarono a fare acquisti da Chanel.

In breve tempo Deauville si affollò di slanciate figure femminili in gonne longuette e giacche smilze con profili a contrasto.

La donna che vestiva Chanel camminava anche in modo diverso: più svelta e volitiva con movimenti liberi e fluidi.

La sua moda diede così vita ad un nuovo modello femminile: una donna dedita al lavoro, alla vita dinamica e sportiva, priva di etichette e dotata di intelligenza e di autoironia.

“Fino a quel momento avevamo vestito donne inutili, oziose, donne a cui le cameriere dovevano infilare le maniche; invece, avevo ormai una clientela di donne attive; una donna attiva ha bisogno di sentirsi a suo agio nel proprio vestito. Bisogna potersi rimboccare le maniche.”

Romy Schneider e Coco Chanel

Romy Schneider e Coco Chanel

Chanel vestì la nuova donna del Ventesimo secolo; una donna che affermava la propria femminilità attraverso la rivisitazione degli abiti maschili, reinterpretati con gusto e misura.

“…l’eleganza è ridurre il tutto alla più chic, costosa, raffinata povertà.”

Agli occhi della stilista il banale diveniva eccezionale, la sua creatività la portò a reinventare il vestiario femminile creando dei capi che rimangono, tutt’oggi, dei veri e propri must nell’abbigliamento: facendo piazza pulita del superfluo, Chanel plasmò una forma perfetta carica di sostanza significativa.

Lo strepitoso successo la accolse negli anni Venti del Novecento quando, nel 1928, aprì la sua maison parigina a Rue de Cambon numero 31, negozio che occupava ben tre piani, venendo consacrata come vero e proprio simbolo della sua generazione.

Abbandonata dal padre all’orfanotrofio di Obazine, da cui scapperà adolescente, Gabrielle ebbe un’infanzia infelice e solitaria, anche quando divenne una delle più acclamate couturier con umiltà ella affermava di essere “solo una semplice sarta”, negando così la sua importanza.

Amò e fu riamata, non ebbe mai figli né si sposò mai.

Bandì l’abito da sposa dalle sue collezioni dopo averne preparato uno solo: quello indossato dalla sorella Antonietta, morta suicida poco dopo quelle nozze infelici. “Mai più abiti da sposa” – sancì Coco.

Una donna di grande coraggio e dotata di lungimiranza stilistica, che ruppe gli schemi rubando agli uomini tagli e tessuti fino ad allora dichiarati inadatti ad una donna, che stravolse l’idea dell’abito nero elevandolo a simbolo di eleganza e femminilità, che seppe rivoluzionare l’industria della moda e aiutare le donne nel loro percorso verso l’emancipazione.

“Finiva un mondo, un altro stava per nascere. Io stavo là; si presentò un’opportunità, la presi. Avevo l’età di quel secolo nuovo che si rivolse dunque a me per l’espressione del suo guardaroba. Occorreva semplicità, comodità, nitidezza: gli offrii tutto questo a sua insaputa.”

 

Coco Chanel, quando la moda si fa arte ultima modifica: 2017-02-05T15:00:23+00:00 da barbara
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