"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Guido Cagnacci e il Seicento dimenticato

Guido Cagnacci e il Seicento dimenticato

Guido Cagnacci, La morte di Cleopatra, 1658

Guido Cagnacci, La morte di Cleopatra, 1658

“La fede abbraccia numerose verità che sembrano contraddirsi.”
(Blaise Pascal)

Nel Seicento Rimini fu una capitale feconda, a metà strada fra Bologna e Roma, essa richiamava personaggi illustri che si incontravano con gli artisti locali dando vita ad un ambiente culturalmente vivace ed intellettualmente attivo.

L’eredità della corte malatestiana aveva creato il substrato ideale allo sviluppo di una stagione artistica del tutto particolare: lungi dal confrontarsi con il Barocco e le sue ridondanze, il Seicento riminese preferì insistere su un’arte naturalistica, così ben espressa dai suoi maestri passati.

Guido Cagnacci, Maddalena penitente, 1663

Guido Cagnacci, Maddalena penitente, 1663

Eccentrico e stravagante, sedotto dai piaceri della carne, amante della vita e delle feste, Guido Cagnacci fu una delle personalità più affascinati e misteriose di questa terra adagiata sull’Adriatico. Della sua biografia conosciamo poco, ma vi sono episodi curiosi che mettono in luce l’indole sregolata e stravagante dell’artista, perfettamente in linea con quella costa romagnola crapulona ed orgiastica che gli diede i natali.

Nato nel 1601 a Sant’Arcangelo di Romagna, Guido Cagnacci dimostrò fin dalla gioventù un’indole assai turbolenta, visto che il padre si sentì nel pieno diritto di detrarre dall’eredità tutte le spese da lui sostenute per mantenerlo agli studi di pittore.

Una decisione assai aspra che fu maturata in seguito alle vicende di cui Guido si era reso protagonista a Rimini. Nel 1628 Guido aveva tentato di fuggire con una ricca e chiacchierata contessa riminese, Teodora Stivivi vedova Battaglini, con la quale aveva stretto segretamente un patto di nozze. Fu proprio il padre, Matteo Cagnacci, a denunciare il figlio all’autorità pontificia, costretto dallo scalpore sociale che il figlio aveva provocato; intervenuta “la squadra del buon costume”, la contessa fu imprigionata e Guido fu costretto all’esilio.

Ma gli scandali toccarono assai poco l’arte del Cagnacci, maestro sublime del sacro e del profano, capace di dare grandezza sia ai temi religiosi sia ai nudi femminili, con i quali viene più comunemente identificato.

Le donne, dipinte più o meno discinte, furono infatti le protagoniste indiscusse della sua vita e della sua pittura: donne dai corpi accattivanti e rugiadosi, presenze concrete e palpitanti. Le sue Cleopatre, Maddalene o Lucrezie sono donne terrene, dalla emozioni forti, che il pittore utilizza per trasformarle in eroine da melodramma, in icone della femminilità.

Guido Cagnacci, La morte di Cleopatra, 1660

Guido Cagnacci, La morte di Cleopatra, 1660

Per una decina di anni il Cagnacci visse nella libertina Venezia sotto falso nome, qui, accompagnato da una giovane donna che per passare inosservata si travestiva da uomo, intraprese un’intensa produzione di “quadri da stanza”, conturbanti nudi di donna per raffinati e ricchi committenti privati.

Tele queste di un fortissimo naturalismo, tali da guadagnarsi l’appellativo di “erotici” da molti benpensanti, e che provocarono un imbarazzante silenzio attorno alla sua figura dopo la sua morte.

Guido Cagnacci fu infatti dimenticato per almeno quattro secoli fino a che, una rilettura della sua opera negli anni Cinquanta del Novecento, non contribuì a risollevare questo grande artista dall’ingiusto oblio nel quale era precipitato.

Eclissato dalle figure più note di Caravaggio, Guercino e Guido Reni, Cagnacci fu un originale protagonista della sua epoca.
Contaminatore di stili, difficilmente classificabile, egli fu in grado di esprimere un sentimento moderno proprio attraverso questo modo di rendere la componente erotica con straordinaria ed ineguagliabile evidenza.

Cagnacci sentiva l’eros come qualcosa di sostanziale nella natura umana, vivendolo con lo stesso ardore con cui lo ritraeva. In un Seicento magmatico e contradditorio, Cagnacci si fece interprete mirabile delle inquietudini del suo tempo, così ambiguamente sospeso tra sacro e profano, tra estasi mistiche e umane passioni, tra anima e corpo, tra spiritualità e fisicità.

 

 

 

 

 

 

Guido Cagnacci e il Seicento dimenticato ultima modifica: 2017-01-13T18:21:20+00:00 da barbara
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