"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Mariano Fortuny y Madrazo, l’artista dei tessuti

Mariano Fortuny y Madrazo, l’artista dei tessuti

Mariano Fortuny, Mantello di Albertine

Mariano Fortuny, Mantello di Albertine

“Sempre pronta a tutto, quando le avevo chiesto di uscire, quel triste giorno che nella sua ultima lettera avrebbe chiamato doppiamente crepuscolare, perché cadeva la sera e noi eravamo prossimi alla separazione, s’era gettata sulle spalle un mantello di Fortuny che il giorno seguente avrebbe portato con sé e che poi nei miei ricordi non avevo più riveduto.”

(Marcel Proust, La Fugitive, 1925)

Gabriele D’Annunzio impazziva di fronte ai suoi tessuti, la più raffinata clientela internazionale smaniava per possedere un suo abito, nobildonne ed attrici frequentavano il suo studio parigino, Mariano Fortuny y Madrazo, artista poliedrico, con il suo genio inventivo rivoluzionò la storia del gusto e del costume.
Spagnolo di origine ma veneziano d’adozione, Fortuny deve la sua fama alla creazione di abiti che, più che semplici indumenti, erano delle autentiche opere d’arte da indossare. Con la sua produzione egli contribuì a diffondere l’idea che anche un vestito potesse rappresentare una nobile forma di espressione artistica.
Principe delle sete pieghettate e dei velluti damascati, con l’accuratezza di uno scienziato indagò gli arcani della bellezza femminile, liberando le donne dalle costrizioni del busto che una moda malsana aveva imposto fino ad allora.

Mariano Fortuny, Abiti

Mariano Fortuny, Abiti

Figlio del celebre pittore Mariano Fortuny y Marsal e di Cecilia de Madrazo, discendente da una prestigiosa famiglia di artisti, Mariano nacque a Granada nel 1871 e, dopo un’infanzia e un’adolescenza trascorse tra Parigi e Venezia, nel 1889 prese stabile dimora nella città lagunare.

La Venezia orgogliosa dei suoi leggendari tessitori, orafi e decoratori fu, infatti, la città che più di ogni altra ispirò e sedusse costantemente l’immaginario di Fortuny.

Fin da bambino Mariano si trovò circondato da oggetti preziosi, che il padre collezionava con amore ed avidità: ceramiche ispano-moresche, armature di ogni epoca, abiti di foggia orientale e antichi tessuti.

L’ambiente familiare sviluppò in lui il gusto per il bello ed affinò la conoscenza dei motivi decorativi, caratteristiche fondamentali per la realizzazione delle sue originali opere tessili.
Appassionato di arte e di storia antica, disegnò per le fanciulle della sua epoca tutto un guardaroba di diafane vesti e pepli finemente plissettati: uno stile neopompeiano che si sposava perfettamente con il clima languido e decadente di fine secolo.

Dalle tuniche greche, dalle fogge turche ed arabe, o ancora dai dipinti di Carpaccio, Bellini, Pisanello e Tiziano, Fortuny traeva spunto per dare una nuova linea alle sue creazioni: una linea lussuosa e seducente dove il corpo, non più gonfiato e stretto dal corsetto, riacquistava la sua forma naturale.

Mariano Fortuny, Modella con abito Delphos e scialle Knossos, 1925

Mariano Fortuny, Modella con abito Delphos e scialle Knossos, 1925

Un abbigliamento fluido, comodo e raffinato creato per le nuove eroine femminili avviate sulla strada dell’emancipazione. Donne fiere ed anticonformiste come la marchesa Casati, Eleonora Duse, Sarah Bernhardt ed Isadora Duncan avevano nel loro guardaroba i vestiti di Fortuny: “tutti vanno da Fortuny, credo che tutte quelle che conosco hanno un vestito Fortuny”, diceva al riguardo Lady Bonham Carter negli anni Venti.

Simbolo di lusso e di originalità, Fortuny si impose come un marchio prestigioso e à la mode, adorato e vagheggiato dal mondo che contava.

Un atelier a Venezia a palazzo Orfei, uno a Parigi negli Champ Elysées e uno a Londra in Bond Street, consacrarono Mariano Fortuny nella scena internazionale e gli garantirono successo e notorietà.

Egli sceglieva con attenzione i tessuti, li decorava con speciali procedimenti da lui inventati, creava poi gli abiti e ne curava la propaganda, la distribuzione e la vendita, seguendo, passo a passo, tutti i suoi modelli, che risultavano così veri e propri pezzi unici, opere più artistiche che sartoriali.

Mariano Fortuny, Delphos con cintura

Mariano Fortuny, Delphos con cintura

“…vesti o vestaglie … fatte da Fortuny su antichi disegni veneziani.

E’ forse il loro carattere storico, o piuttosto il fatto che ciascuna è unica, a dar loro un carattere così singolare che l’atteggiamento della donna che la indossa, mentre ci aspetta o parla con noi, acquista un’importanza straordinaria, come se quel vestito rappresentasse il frutto d’una lunga deliberazione e se quella conversazione si distaccasse dalla vita ordinaria come una scena di un romanzo?

Nei romanzi di Balzac, certe eroine indossano di proposito un certo vestito, quando devono ricevere un certo visitatore.

I vestiti di oggi non hanno altrettanto carattere, eccettuati quelli di Fortuny. Nulla di vago può restare nella descrizione del romanziere, giacché quel vestito esiste realmente, e i suoi disegni sono altrettanto naturalmente precisi di quelli di un’opera d’arte.

Prima di indossarne uno, la donna ha dovuto scegliere tra due vestiti, tutt’altro che simili, ciascuno dei quali è anzi profondamente individuale e potrebbe portare un nome.”
(Marcel Proust, La Fugitive, 1925)

Mariano Fortuny, Modella con Delphos, 1920

Mariano Fortuny, Modella con Delphos, 1920

Personaggio affascinante ed eclettico, Mariano Fortuny si distinse per la sua inesausta ricerca di soluzioni nuove ed ardimentose, non solo nel campo dell’abbigliamento, ma anche nella fotografia, nel design e nella scenografia teatrale, campi ai quali si dedicò con grande ingegno.

Nel 1919 acquistò uno stabile alla Giudecca da Gian Carlo Stucky e aprì una fabbrica di cotoni stampati per l’arredamento che imitavano i broccati di seta.

I tessuti Fortuny, oltre ad essere impiegati nella confezione di costumi e nell’allestimento di numerosi spettacoli teatrali, decoravano case patrizie, come casa Vanderbilt, grandi alberghi, come la sala da gioco dell’Hotel Excelsior al Lido, chiese e sale d’esposizione, come il Museo Carnavalet di Parigi.

La sua fama giunse ben presto al di là dell’Atlantico, soprattutto attraverso la promozione fatta dalla contessa americana, decoratrice di interni, Elsie McNeill che impazziva per il lavoro di Fortuny.

Le stoffe ed i vestiti di Fortuny furono inseriti nelle collezioni museali del County Museum di Los Angeles del Metropolitan Museum di New York e, sempre a New York, fu aperto un punto vendita al 509 di Madison Avenue: un trionfo senza precedenti che ebbe una battuta d’arresto in seguito alla grave crisi economica del 1929.

Il 2 maggio 1949, all’età di settantotto anni, Mariano Fortuny si spense nel suo palazzo veneziano, palazzo che nel 1959 fu donato alla città di Venezia dalla vedova Henriette Negrin e che oggi ha il pregio di ospitare il Museo Fortuny.

Mariano Fortuny y Madrazo, l’artista dei tessuti ultima modifica: 2016-12-18T15:14:52+00:00 da barbara
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