"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Banksy, Meglio fuori che Dentro. (Better Out than In)

Banksy, Meglio fuori che Dentro. (Better Out than In)

Banksy, Sweep it Under the Carpet, (Spazzalo sotto il tappeto), Londra, 2006-2007

Banksy, Sweep it Under the Carpet, (Spazzalo sotto il tappeto), Londra, 2006-2007

“Sono gli ultimi mille anni di storia dell’arte ad essere un breve episodio privo di significato, quando l’arte è entrata al servizio di chiese e istituzioni. Il mondo in cui viviamo è fatto, almeno visivamente, di segnali stradali, tabelloni pubblicitari. Non vogliamo vivere in un mondo fatto d’arte e non solo decorato dall’arte?”

(Banksy)

Un genio o un truffatore? Un dissacratore o una macchina per fare soldi? Un outsider o un abile stratega delle masse? Molte contraddizioni si celano dietro la figura di Banksy, il più acclamato e sfuggente street artist contemporaneo.
Un nome che è diventato una sorta di marchio, una persona reale seppur impalpabile, una leggenda che ha nutrito il suo mito attraverso l’alone di mistero di cui si è circondato. Un mistero che molti hanno cercato di penetrare con esiti incerti. Le ipotesi sono le più disparate, ma ciò che più conta non è la vera identità dell’artista, bensì la sua riconoscibilità individuale che si manifesta attraverso l’opera. Una sorta di invisibilità firmata, un’invisibilità sovraesposta che fa parte di un più ampio movimento combattente e vendicatore dei torti del capitalismo.

“Non so perché le persone siano così entusiaste di rendere pubblici i dettagli della loro vita privata, dimenticano che l’invisibile è un super potere.”

Banky, Kissing Coppers, (Il bacio dei poliziotti), Brighton, 2004

Banky, Kissing Coppers, (Il bacio dei poliziotti), Brighton, 2004

Una guardia della Regina col cappello di pelo d’orso fa pipì dietro l’angolo di un edificio; un black bloc pacifista scaglia un mazzo di fiori contro la crudeltà del sistema; una donna delle pulizie con la crestina bianca solleva il marciapiede come un tappeto per nascondervi lo sporco; due bobby inglesi si baciano appassionatamente dietro ad un lampione; e ancora i numerosi ratti (in inglese rat anagramma di art) simbolo di una cultura underground osteggiata perché libera e sporca. Atti definiti vandalici che si trasformano, come per magia, in potenti messaggi sociali, penetranti ed efficaci, visibili e alla portata di tutti.

“Se vuoi dire qualcosa fallo dove la gente lo vede.”

Muri di case come tele, spazi urbani come musei a cielo aperto, l’arte restituita alle masse e fruibile dalla collettività.
Ogni immagine incita alla lotta contro i valori sbagliati della società occidentale: la violenza, l’abuso, l’autorità in ogni sua forma, l’utilizzo delle armi, le errate abitudini alimentari, l’inquinamento, il pensiero comune. L’obiettivo è quello di un risveglio della coscienza sopita delle persone portando alla luce, con lampante evidenza, il lato più torbido e devastante della realtà contemporanea.
L’immediatezza è il tratto fondamentale di Banksy, un segno incisivo che arriva direttamente al cuore e alla mente dello spettatore. Utilizzando una precisa retorica, giocando con la provocazione, alludendo e sorprendendo egli è riuscito a mettere in scena la satira della cultura dei consumi in un abile gioco di specchi spiazzante quanto irriverente, per trasformare l’ordinario in qualcosa di speciale.

“Mi piace pensare di avere il coraggio di far sentire la mia voce in forma anonima in una democrazia occidentale ed esigere quelle cose in cui nessun altro crede – come la pace, la giustizia e la libertà.”

Banksy, Mobile Lovers, (Gli amanti con lo smartphone), Bristol, aprile 2014

Banksy, Mobile Lovers, (Gli amanti con lo smartphone), Bristol, aprile 2014

La ricerca artistico-sovversiva di Banksy si è mossa, nel corso del tempo, su binari differenti: oltre agli acclamati stencil, egli ha compiuto una serie di imprese eclatanti come l’ingresso clandestino negli zoo di Barcellona, Londra e Bristol, la collocazione di un prigioniero di Guantanamo gonfiabile a Disneyland in California, l’incursione nei principali musei del mondo per appendere i propri lavori “in stile”, ovvero le parodie delle principali opere conservate, fino alla creazione di Dismaland (dall’inglese dismal che significa tetro) un temporaneo, lugubre, inquietante ed ironico parco dei divertimenti d’artista, caricatura feroce dei parchi a tema della Disney. Azioni destabilizzanti e ingegnose che hanno avuto il merito di trasformare la street art in una sorta di performance art con lo scopo di demolire, in modo capillare, i valori tradizionali. Una lotta su più fronti, condotta senza limitazioni espressive.

Ma esiste un altro Banksy, oltre al Banksy occulto e guerrigliero, esiste un Banksy chic, quello che passa dai muri ai salotti buoni, dalla clandestinità alle gallerie d’arte, ai musei e alle aste dove viene battuto a suon di migliaia di dollari. La carica eversiva di un lavoro nato per vivere illegalmente nelle strade si congela, così, in un’opera istituzionale ed istituzionalizzata, ammirata dal pubblico, rincorsa dai collezionisti e osannata dai critici: un precoce processo di storicizzazione ed imborghesimento della controcultura. Un fenomeno incontrollato che ha fatto di Banksy un brand, usato ed abusato come merce, perfettamente inserito in quella società dei consumi che intende demonizzare. Ma tutto questo ci riconduce alla prepotente abilità dell’artista, all’autenticità dei suoi messaggi e, soprattutto, alla straordinaria capacità di far risuonare la sua voce in un mondo troppo rumoroso armato di un’enigmatica, quanto dirompente, visibilità.

“Non voglio essere ricordato come quello che ha contaminato una forma perfettamente lecita di arte di protesta con il denaro e la celebrità. A volte mi chiedo se io sia parte della soluzione o parte del problema… Ovviamente non c’è niente di male a vendere la propria arte – solo un idiota con un fondo di investimento ti dirà il contrario. Ma non è facile decidere fino a che punto si può arrivare.”

Banksy, Meglio fuori che Dentro. (Better Out than In) ultima modifica: 2016-12-11T17:01:34+00:00 da barbara
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