"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Adolf Loos, l’anarchico dell’architettura

Adolf Loos, l’anarchico dell’architettura

Oskar Kokoschka, Ritratto di Adolf Loos, 1909

Oskar Kokoschka, Ritratto di Adolf Loos, 1909

“Non temere di essere giudicato non moderno. Le modifiche al modo di costruire tradizionale sono consentite soltanto se rappresentano un miglioramento, in caso contrario attieniti alla tradizione. Perché la verità, anche se vecchia di secoli, ha con noi un legame più stretto della menzogna che ci cammina al fianco.”
(Aldolf Loos)
All’alba del Novecento Vienna è una fucina creativa in continuo fermento. Tra metamorfosi e crisi di linguaggi, è il luogo dell’innovazione estetica e dell’abbinarsi degli opposti che scandiscono il passaggio dall’età dell’oro delle sicurezze borghesi agli slittamenti nella “gaia apocalisse”. Si respira l’aria contraddittoria di una società ancora preda dello sfarzo aristocratico e di un nazionalismo incalzante alle soglie della Grande Guerra e della dissoluzione dell’impero asburgico
La città è popolata dalle figure più straordinarie per anticonformismo e genio inventivo; viennesi per nascita o per scelta tutti, a modo loro, sono testimoni dell’agonia che coinvolge non solo uno stato, ma un’intera cultura. Gustav Mahler, ideatore di sinfonie preveggenti, Karl Kraus, critico feroce delle ipocrite apparenze, Robert Musil esemplare interprete della crisi del vecchio continente, Arnold Schönberg che nega le leggi tonali della musica tradizionale, e ancora Schnitzler, Schiele, Freud, Wittegenstein, Werfel e molti altri ancora.
Tra questi personaggi si aggirava l’irriverente Adolf Loos, il nemico pubblico della Secessione viennese. Protagonista indiscusso dell’architettura del Ventesimo secolo, Loos instaurò una battaglia contro l’ornamento sterile ed eccessivo.
Propugnando come unica religione l’utilità della linea, egli fece tabula rasa di tutto il superfluo puntando al rigore estremo: niente è casuale in architettura e la decorazione, gravando nella sfera dell’arte, è inutile in un’opera che deve essere vissuta. Come affermava Loos, l’architettura “non è un’arte, poiché qualsiasi cosa serva a uno scopo va esclusa dalla sfera dell’arte.”
Durante trent’anni di intensa carriera, egli concretizzò l’idea di un’architettura votata alla semplificazione delle forme, anticipando il funzionalismo ed il razionalismo. Una visione pionieristica che lo portò ad essere al centro di feroci critiche.

Adolf Loos, Villa Karma, 1903-1906, Montreux

Adolf Loos, Villa Karma, 1903-1906, Montreux

Nel 1904 , quando stava lavorando al progetto di villa Karma in Svizzera (la sua prima opera realizzata), venne chiamato dai gendarmi per rendere conto del suo lavoro: come si permetteva uno straniero di profanare la bellezza del lago di Ginevra? Dove erano finite le virtuose decorazioni e gli ornamenti? La semplicità per loro era un delitto, ma Loos, nel suo più celebre saggio, capovolse l’accusa dei gendarmi: era l’ornamento ad essere un delitto, un eccesso culturale, una forma di degenerazione e di follia.
Egli non rinnegava gli stili precedenti, ma era del tutto convinto che anche l’ornato dovesse sottostare all’evoluzione della società rinnovandosi secolo dopo secolo, anno dopo anno. Per lui era vano ricercare un nuovo stile dell’architettura: l’architettura andava dove la funzionalità la portava.
“L’evoluzione della civiltà è sinonimo dell’eliminazione dell’ornamento dall’oggetto d’uso.”
(Adolf Loos)

Adolf Loos, Interno di Villa Karma, 1903-1906, Montreux

Adolf Loos, Interno di Villa Karma, 1903-1906, Montreux

La sua visione avanguardistica lo spinse fino ad affrontare la questione abitativa in termini sociali, suggerendo il riutilizzo delle ultime tenute nobiliari lasciate vuote per dare vita a grandi complessi edilizi di destinazione popolare: un’idea ambiziosa affine alle coeve ricerche utopistiche dell’Inghilterra.
Affermando il principio di un’ estetica morale della casa come esemplificazione dell’anima del proprietario, Loos intese la progettazione in modo del tutto personale. La semplificazione esterna rappresentava il contegno che una persona rispettabile deve mantenere nella società, mentre la complessità degli spazi interni voleva riflettere la ricchezza d’animo del proprietario. A tal fine egli ideò un modo di comporre gli spazi abitativi per aggregazione di piani semplici: il Raumplan. Rimanendo così fedele alla forma esterna, quasi sempre chiusa e cubica, Loos variava l’altezza dei vani abitativi introducendo piani sfalsati: il massimo rigore esteriore da contrapporre al massimo utilizzo delle cubature. Regola questa che applicò sia alle grandi ville borghesi, sia alle case proletarie di periferia.

Adolf Loos, Interno di Villa Müller, 1930, Praga

Adolf Loos, Interno di Villa Müller, 1930, Praga

Come ebbe a dire Le Coubusier, Loos “è passato con la scopa sotto i nostri piedi e ha fatto una pulizia omerica, esatta, sia filosofica che lirica.” Pulendo e sfrondando, Loos è pervenuto ad un’ inattesa concezione dello spazio e dell’abitazione: rivoluzionario nelle soluzioni ma sempre legato alla grande tradizione architettonica. L’indipendenza dello spirito entro i canoni del passato, cifra della sua grande libertà spirituale, prima che progettuale, una libertà che lo portò ad affermare: “è noto che non annovero gli architetti tra gli esseri umani.”

Adolf Loos, l’anarchico dell’architettura ultima modifica: 2016-09-29T22:48:58+00:00 da barbara
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