"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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André Villers: il ritrattista del Novecento

André Villers: il ritrattista del Novecento

“Tutti i miei ritratti non sono mai stati commissionati: nascevano dal bisogno di incontrare il personaggio.”

(André Villers)

André Villers, Autoritratto con Pablo Picasso davanti allo specchio, 1955

André Villers, Autoritratto con Pablo Picasso davanti allo specchio, 1955

Lo chiamavano “André le Magnifique”, oppure il “Geppetto di Mougins” per quel suo aspetto perennemente spettinato e giovanile; passato alla storia come il “fotografo di Pablo Picasso”, André Villers immortalò i maggiori esponenti della cultura europea del Novecento.
Nato in Francia nel 1930, nella piccola cittadina di Beaucourt, all’età di diciassette anni fu colpito da una grave malattia alle ossa. I medici lo mandarono a curarsi al sole della Costa Azzurra, nel sanatorio di Vallauris. Fu così che, quasi per gioco, cominciò a scattare le sue prime foto: uno svago che divenne il destino di una vita.

André Villers, Édouard Pignon e Jacques Prévert nello studio di Pablo Picasso, 1960

André Villers, Édouard Pignon e Jacques Prévert nello studio di Pablo Picasso, 1960

A quei tempi a Vallauris, villaggio della Provenza celebre per le ceramiche fin dai tempi dei romani, un artista geniale e bizzarro si dedicava alla produzione delle sue opere. Il giovane Villers non sapeva nulla di pittura, meno che mai di Pablo Picasso, che in paese avevano ribattezzato il “matto di Vallauris”. E questo piacque moltissimo al maestro spagnolo che aveva in odio i predicatori di ogni forma di divismo.

“Nel marzo 1953, a Valluris, ho incontrato Picasso per caso. Me lo ha indicato un vasaio… all’epoca non immaginavo che lo avrei fotografato.”
Picasso accolse il ragazzo sotto la sua ala protettrice, gli donò una Rolleiflex e cominciò, in questo modo, un rapporto di intensa amicizia che terminò nel 1973, anno della morte dell’artista spagnolo.
“Qualche giorno dopo avevo una Rolleiflex nuovissima, con un obiettivo Xenar che beccava in modo formidabile. Quando Picasso mi ha visto ostentare la mia macchina fotografica ha esclamato: ora sei un vero fotografo.”
Da questo perfetto connubio d’arte e di intenti presero vita tutta una serie di memorabili ritratti di Pablo Picasso in atteggiamenti scherzosi e divertenti: con il copricapo da torero, vestito alla Popeye, o con la pistola che gli aveva regalato Gary Cooper.

André Villers, Ritratto di Pablo Picasso con la pistola di Gary Cooper, 1958

André Villers, Ritratto di Pablo Picasso con la pistola di Gary Cooper, 1958

A questo primo prestigioso sodalizio seguirono numerose altre collaborazioni, in particolare con Prévert, Cocteau, César, Doisneau, anch’essi ripresi dalla camera di Villers assieme ad una nutrita schiera di altri grandi protagonisti del Ventesimo secolo: da Guttuso a Fellini, da Dalì a Le Corbusier, da Chagall a Mirò, solo per citarne alcuni. Nei suoi scatti egli non si accontentò di riprodurre la realtà, ma cercò sempre di svelare il non detto, il segreto che si cela oltre le pieghe di un viso o di una postura: raffinate interpretazioni psicologiche che costituiscono una creazione unica ed originale.

Tutti i ritratti di Villers si caratterizzano per la grande empatia emotiva: non una fredda esposizione di volti, ma un colloquio amichevole con i soggetti rappresentati.
“I rapporti con le persone contano più delle immagini. Grazie alla mia macchina ho potuto trascorrere momenti indimenticabili con poeti, pittori, cineasti. E’ questo l’insostituibile.”

André Villers, Ritratto di Sylvette David, modella di Pablo Picasso, 1954

André Villers, Ritratto di Sylvette David, modella di Pablo Picasso, 1954

Sperimentatore di tecniche e di materiali, Villers si dedicò a numerose fotoelaborazioni cercando, come gli aveva insegnato Man Ray, di “non rifare mai la stessa cosa due volte”. Solarizzando, cospargendo la pellicola di spezie e piselli, utilizzando il découpage, egli penetrò i mille aspetti dell’immagine fotografica dimostrando, in ogni sua creazione, una straordinaria capacità inventiva.
“Picasso è stato il detonatore, se così posso dire. Quello che mi interessa è cambiare le facce e le cose in modo che il mio sguardo intervenga di più sulla materia. Taglio i negativi, ci sputo sopra e li passo nell’ingranditore cospargendoli di zucchero o di sale, secondo i giorni, secondo l’umore.”
André Villers ha dialogato con il mondo dell’arte, della letteratura e della musica facendone una vera e propria ragione di vita perché, come disse Léo Ferré, “una foto di Villers resta sul tavolo come una prova della vita.”

André Villers: il ritrattista del Novecento ultima modifica: 2015-09-12T17:02:11+00:00 da barbara
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