"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Thomas Struth: l’arte in posa

Thomas Struth: l’arte in posa

“Se vuoi sapere cosa mi ha formato, la grande cosa è questa: la cultura della colpevolezza in cui sono nato e che mi ha circondato nella mia infanzia.”

(Thomas Struth)

Thomas Struth, Pergamonmuseum, Berlino, 2001

Thomas Struth, Pergamonmuseum, Berlino, 2001

Sognava di diventare un pittore. Poi un giorno Gerhard Richter, suo professore all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, lo convinse a cambiare strada. Fu così che Thomas Struth si trovò a seguire i corsi nella mitica classe di Bernd e Hilla Becher, padri della fotografia concettuale.

“La grande influenza pedagogica dei Becher è stata aver introdotto me e altri alla storia della fotografia e alle sue grandi figure. Erano insegnanti fantastici, perché mostravano la complessità delle connessioni tra le cose. Con Bernd e Hilla non si parlava solo di fotografia: discutevamo di cinema, giornalismo, letteratura, tutte questioni ampie e complesse.”

Thomas Struth, West Broadway, New York, 1978

Thomas Struth, West Broadway, New York 1978

Dai primi scatti in bianco e nero degli anni Settanta, l’opera di Struth si arricchì del colore restando sempre fedele ad uno stile clinico ed analitico: un’inquadratura studiata con rigore geometrico capace di riprodurre il senso più intimo della realtà.

Le sue foto sono caratterizzate da un’estrema semplicità che rivela, ad una lettura più approfondita, una grande attenzione al dettaglio e la ricerca di un nitido equilibrio formale: nulla è lasciato al caso, ma tutto è studiato con precisione maniacale.

Thomas Struth, Chiesa di San Zaccaria, Venezia, 1996

Thomas Struth, Chiesa di San Zaccaria, Venezia, 1996

Un viaggio a Napoli, sul finire degli anni Ottanta, diede modo a Struth di scoprire i capolavori artistici della città da un punto vista privilegiato.

“Conobbi qui Giulia Zorzetti e fu lei ad accompagnarmi nei vari siti dove erano in corso i restauri. Come San Lorenzo Maggiore, dove i restauratori intervenivano su piccole opere su rame. Così ho avuto accesso ai dipinti e ho potuto ammirarli da un punto di vista diverso dal comune visitatore. Da vicino.”

Un fortunato dietro le quinte che spinse Struth ad approfondire la relazione tra pittura e fotografia e il loro diverso modo di restituirci la visione delle cose.

“Il fotografo ha un rapporto più distanziato attraverso l’obiettivo. Invece in questa città, che ha spazi così ristretti, si riesce ad avere una relazione più ravvicinata con le cose, come quella che si instaura attraverso la pittura.”

Thomas Struth, Kunsthistorisches Museum, Vienna, 1989

Thomas Struth, Kunsthistorisches Museum, Vienna, 1989

Una delle serie più note di Struth, Museum Photographs, ritrae le opere più importanti dei grandi musei assieme al pubblico che le contempla. Tra il pubblico e le figure dipinte si innesca un gioco di sguardi immortalato da Struth in immagini che diverranno, a loro volta, delle opere esposte allo sguardo della gente: una galleria di specchi che ci invita a prendere coscienza delle nostre dinamiche percettive.

Foto dal formato monumentale e di altissimo livello tecnico in cui ogni volto ed ogni posa si tingono di sottili sfumature psicologiche, rivelando altresì le singole individualità e il modo in cui ogni individuo si pone in relazione con il gruppo.

“Ho sentito il bisogno di realizzare il Museum Photographs, dal momento che molte opere d’arte, nate da una particolare circostanza storica, sono diventate adesso dei veri e propri feticci, come atleti o personaggi famosi, a da ciò l’ispirazione originale di questi lavori è stata completamente annullata. Quello che ho voluto descrivere è il processo di rappresentazione delle persone che guida il mio modo di creare una nuova foto, che in un certo senso è un meccanismo molto simile: l’osservatore delle opere appartiene a uno spazio di cui io stesso faccio parte nel momento in cui utilizzo la foto.”

Thomas Struth, Gallerie dell'Accademia, Venezia, 1992

Thomas Struth, Gallerie dell’Accademia, Venezia, 1992

Le sale del Louvre, del Prado o degli Uffizi divengono così il teatro di quello che è sempre di più un rito sociale: la visita.

Instaurando un dialogo su più livelli, Struth s’interroga sulla fruizione delle opere d’arte e dei luoghi che le ospitano, mettendo anche a nudo il processo di mercificazione che ha travolto il mondo dell’arte.

Una serie che alterna momenti di intensa poesia a momenti di tagliente critica nei confronti di questi nuovi pellegrini culturali, perché, come afferma lo stesso Struth, “quando un’opera diventa feticcio, muore.”

Thomas Struth: l’arte in posa ultima modifica: 2015-07-31T17:04:31+00:00 da barbara
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