"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Paul Delvaux: un realista surreale

Paul Delvaux: un realista surreale

“Se dovessi dare una definizione della mia opera direi che sono un realista poetico. O un simbolista se preferite.”

(Paul Delvaux)

 

Paul Delvaux, Nodi rosa, 1937

Paul Delvaux, Nodi rosa, 1937

Figlio e fratello di avvocati, mite rampollo della borghesia belga, Paul Delvaux trascorse una vita assai lunga e assai monotona, cadenzata solamente da un cieco rispetto per le convenzioni e l’ordine prestabilito. A questo conformismo Delvaux si oppose impugnando pennelli e matite, strumenti di liberazione dal controllo della famiglia e della classe sociale a cui apparteneva. Facendosi beffe del perbenismo e delle buone maniere, egli diede vita ad una realtà fatta di sesso e di catastrofe.

Donne eburnee dalla pelle opalescente, scheletri, architetture classiche, pochi soggetti che si rincorrono intessendo minime variazioni su un solo tema di base: l’ossessione per l’insondabile mistero femmineo.

 

 

Paul Delvaux, Il museo Spitzner, 1943

Paul Delvaux, Il museo Spitzner, 1943

Devoto ad un culto del tutto personale, Delvaux innalzò la donna ad essenza primaria relegando la figura maschile ad una posizione di contorno.
Nell’elegante esposizione del nudo femminile l’artista trovò quella dimensione del fantastico, del poetico, dello straniante così tanto ricercata dai surrealisti: il corpo femminile come intrigante miracolo della natura.

Paul Delvaux, L'aurora, 1937

Paul Delvaux, L’aurora, 1937

Nato ad Antheit nel 1897, Delvaux non compì studi regolari, scoprendo la pittura piuttosto tardi. Dalle prime prove caratterizzate da un marcato realismo descrittivo, pian piano, approdò ad una visione più onirica e surreale della realtà, folgorato come fu dalla scoperta di De Chirico e del conterraneo Magritte.

“Non è il lato metafisico dell’opera di De Chirico che mi ha segnato, è essenzialmente il mistero delle strade deserte, le ombre, il sole. Le città mute di De Chirico hanno una profondità di sentimenti straordinaria, di silenzio, di poesia. Ho capito allora che la pittura ha un significato altro rispetto al mettere del colore su una tela, che poteva andare in profondità e non più stagnare in superficie.”

L’incontro con l’opera del maestro italiano offrì a Delvaux la chiave espressiva per portare sulla tela i frutti della sua immaginazione. Motivi dell’adolescenza e universi personali si unirono al recupero di un’antichità ideale cadenzata da templi e portici: algide scenografie di uno spazio esistenziale immutabile e perpetuo.

Paul Delvaux, Elogio della malinconia, 1948

Paul Delvaux, Elogio della malinconia, 1948

In questa atmosfera da sogno si aggirano le donne di Delvaux: donne nude il più delle volte, o quasi, dai seni floridi e dai grandi occhi, con i fianchi rotondi e chiome lussureggianti. Tante donne che sono in realtà sempre la stessa donna: la rappresentazione di una creatura tanto bella quanto irraggiungibile, in grado di risvegliare il desiderio altrui ma incapace di metterlo in atto. Come ebbe a Dire André Breton, Delvaux fece “dell’Universo l’impero di una donna, sempre la stessa, che regna sulle grandi periferie del cuore, dove i vecchi mulini di Fiandra fanno girare le collane di perle in una luce minerale.”

Paul Delvaux, Le fasi della luna, 1939

Paul Delvaux, Le fasi della luna, 1939

Gli uomini, quando compaiono, sono solo distratti accessori; sparuti e grami essi condividono con le donne lo stesso spazio, ma in un tempo diverso. Non vi è comunicazione né dialogo, ma solo la certezza dell’incapacità di condivisione.

Tutto il lavoro di Delvaux non è altro che la conferma di una regola tristemente dolorosa: la frattura insanabile tra il desiderio della donna, pronta a donare la pienezza della vita, ed il rifiuto dell’uomo che non la vuole. E così solitudine, attesa e frustrazione attraversano l’animo di tutti questi personaggi, inermi burattini di un dramma perpetuo che è quello della nostra esistenza.

Paul Delvaux, Le grandi sirene, 1947

Paul Delvaux, Le grandi sirene, 1947

“Grandi donne nude che annullano il deserto
questo mondo è sotto il dominio della carne gloriosa.
Tutto in un istante è ridotto all’abbandono
del riflesso di una gonna in uno specchio vuoto.
Per conoscere la forma e il peso dei suoi seni
la più bella al mattino si rinserra tra le sue braccia.”
(Paul Éluard )

 

 

 

 

Paul Delvaux: un realista surreale ultima modifica: 2015-07-19T20:39:09+00:00 da barbara
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