"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Luigi Ghirri: il filosofo dello scatto

Luigi Ghirri: il filosofo dello scatto

“Una delle grandi convinzioni, delle grandi teorie, soprattutto uno dei grandi miti a proposito della fotografia è l’idea che sia testimonianza di qualcosa che è successo, testimonianza di quello che ho visto. E’ testimonianza di quello che ho visto ma è anche reinvenzione di quello che ho visto. Sostanzialmente la fotografia non fa altro che rappresentare le percezioni che una persona ha del mondo. In questo punto sono contenuti tutti i rapporti enigmatici, gli elementi misteriosi che sussistono nell’immagine fotografica.”

(Luigi Ghirri)

Si può fotografare la realtà così come la si vede, nell’immediatezza dello sguardo, oppure si può decantare la realtà in un’immagine interiore. E ancora si possono fotografare delle idee facendo della fotografia uno strumento per comprendere il mondo. Così fece Luigi Ghirri, un’intellettuale della fotografia, che elevò la fotografia a mezzo conoscitivo. Senza rifugiarsi in uno stile estetizzante o nell’uso emozionale del colore, Ghirri restituì una nuova visione del quotidiano, scandagliato nei suo aspetti più intimi e profondi.

Relazioni inattese, suggestioni dialettiche, “una geografia sentimentale dove gli itinerari non sono segnati e precisi, ma ubbidiscono agli strani grovigli del vedere.”

Nato nel 1943 a Fellegara, in provincia di Reggio Emilia, e morto precocemente nel 1992, Luigi Ghirri si accostò tardi alla fotografia, abbandonando la professione di geometra. Negli anni Settanta, quando la sua opera prese forma, iniziò a collaborare con il mondo della musica, dai CCCP a Lucio Dalla, e con gli artisti concettuali modenesi quali Claudio Parmiggiani, Carlo Cremaschi o Franco Guerzoni.

Perfettamente integrato nella cultura del suo tempo, curioso ed intelligente, Ghirri rivoluzionò la fotografia italiana nel segno di una concezione non più documentaria ma dettata dalla creazione di un progetto mentale. Paesaggi urbani, architetture industriali o oggetti comuni divengono frammenti di una narrazione, topoi di un viaggio che è tutto interiore.

“Il mio desiderio è sempre stato quello di lavorare con la fotografia come a un’amplificazione delle possibilità percettive e di racconto. Credo di aver appreso dall’arte concettuale la possibilità di partire dalle cose più semplici, dall’ovvio, per rivederle sotto un’altra luce.”

Luigi Ghirri, Modena, 1972, dalla serie Diaframma

Luigi Ghirri, Modena, 1972, dalla serie Diaframma

Editore, curatore, saggista e coordinatore di progetti collettivi, Ghirri si oppose al predominio dell’immagine come simulacro rimettendo così a fuoco il mondo reale. Un’attenzione al banale, a quel particolare apparentemente inutile ma in grado di rivelare l’autentica natura di un luogo, di un paesaggio o di un territorio. E’ lo stupore, la continua sorpresa, che guidano l’obiettivo del fotografo.

“Abbiamo dimenticato l’enorme potere di rivelazione che ogni nostro sguardo può contenere… Fotografare è come osservare il mondo in uno stato adolescenziale, rinnova continuamente lo stupore… non è vero il motto dell’Ecclesiaste: niente di nuovo sotto il sole. La fotografia sembra ricordarci che non c’è niente di antico sotto il sole.”

La fotografia come scoperta del nuovo, di quel punto di vista distinto che noi, troppo disattenti e distratti, non riusciamo più a vedere. Con colori tenui e sbiaditi, Ghirri ha intessuto la sua lirica dell’esistente ritrovando la bellezza nel banale, nel kitsch, nello stereotipo.

Tra realtà ed immaginazione, documentazione ed invenzione, Ghirri esplorò le possibilità comunicative della fotografia: non più falsa copia dell’originale, ma sguardo aperto su mondi diversi evocati dalla poesia del pensiero.

“Pensare per immagini”. In questa frase è contenuto il senso di tutto il mio lavoro, come nella frase di Giordano Bruno: “Pensare è speculare per immagini”

Luigi Ghirri, Lucio Dalla, 1987

Luigi Ghirri, Lucio Dalla, 1987

Dalla collaborazione tra Luigi Ghirri e Giorgio Messori nacque uno stupendo volume dedicato a Giorgio Morandi. Edito nel 1992, Atelier Morandi accorda l’arte di un fotografo, uno scrittore e un pittore, in corrispondenze spirituali ed emotive.

L’atelier di via Fondazza diviene lo spazio dove la ricerca di Ghirri si specchia perfettamente nella poetica morandiana: l’amore incondizionato per gli oggetti semplici dissolti nella mistica luce dell’assoluto.

“Quello che è l’essenza della fotografia – lo scrivere con la luce – Morandi lo faceva in modo esemplare nella sua pittura. Ed è anche un po’ quello che ha fatto Luigi nelle sue ultime fotografie: faceva delle fotografie intorno a casa sua, spesso cercava queste nebbie, queste luci per rendere più evanescenti, quasi impalmpabili le apparizioni delle cose“.
(Giorgio Messori)

 

“Se il viaggio è sinonimo di avventura, grande o piccola che sia, questa avventura la si può incontrare tralasciando le strade conosciute, i luoghi comuni e cercando nuovi percorsi visivi e nuove strategie di rappresentazione.”

(Luigi Ghirri)

Archivio ufficiale di Luigi Ghirri:

http://www.archivioluigighirri.it/

Luigi Ghirri: il filosofo dello scatto ultima modifica: 2015-06-27T14:29:46+00:00 da barbara
3 Comments
  • lois
    Posted at 14:51h, 27 giugno Rispondi

    splendido Ghirri!

  • Alex Berzigotti
    Posted at 15:19h, 27 giugno Rispondi

    Bellissimo, non lo conoscevo! Grazie per question blog d’arte molto elegante!

  • passa1952
    Posted at 11:13h, 28 giugno Rispondi

    Ogni scatto di Ghirri è pura meditazione lirica, anche quando sembra apparentemente aderire al dettaglio, alla cronaca.

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