"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
Tag

Antonio Ligabue: il colore della follia

Antonio Ligabue: il colore della follia

“Io gli animali so come sono fatti anche dentro.”
(Antonio Ligabue)

Antonio Ligabue, Leopardo con serpente, 1952

Antonio Ligabue, Leopardo con serpente, 1952

Nell’atmosfera surreale della Bassa Padana, tra i filari di pioppi e le golene del Po, nacque la leggenda dell’uomo folle e inselvatichito che dipingeva belve feroci, ma anche composte visioni di campagne e di foreste.

In questo mondo anfibio, una terra di mezzo fatta di terra e di fiume, prese forma la pittura di Antonio Ligabue, un personaggio strano ed enigmatico, oggi riconosciuto come un genio. Trascinato via dalla Svizzera, dove era stato adottato, e approdato infine al paese dell’uomo che la madre aveva sposato, a Gualtieri in Emilia, Ligabue fu un artista “al margine ma non marginale”, trascurato dalla critica per la sua posizione di “non allineato”, di diverso.

I suoi compaesani lo chiamavano “al matt” o “al todesch”, riferendosi alla sua natura bizzarra, ai limiti della follia, e alla sua origine nordica. Sradicato e solitario, Ligabue era un uomo pienamente padano per questa sua vena fantastica capace di dare vita ad universi incantati, che emergono malinconici dalle brume della provincia italiana più triste e più dura.

Antonio Ligabue, La traversata della Siberia, 1940

Antonio Ligabue, La traversata della Siberia, 1940

Una predisposizione al sogno, favorita dalla natura orizzontale della pianura, unita ad una natura bizzarra e stralunata, furono l’humus fondante della sua pittura fatta di incubi e desideri, nostalgie e paure, radicati nelle ferite più profonde dell’Io. I suoi soggetti sono ricorrenti, ripetuti in modo ossessivo; tigri con le fauci spalancate, galli in lotta, spietati leopardi, leoni nell’atto di aggredire serpenti: un colorato bestiario interiore che grida, ancor oggi, tutta la rabbia e l’inquietudine di Ligabue.

Anche se la sua opera non può e non deve essere vista come il frutto esclusivo dei suoi problemi psichici, è indubbio che le vicende umane di Ligabue abbiano contribuito ad alimentare la sua visione antinaturalistica delle cose. Nel suo casolare isolato nei boschi, lontano dagli abitanti del paese, Ligabue faceva quello che sapeva fare, ossia dipingere, con una dedizione esasperata ed assoluta. Dipingere per sopravvivere al disagio esistenziale; dipingere per difendersi da un mondo sentito come estraneo. E il suo disagio Ligabue ce lo racconta pienamente nei suoi autoritratti dove cercava disperatamente la propria identità.

Antonio Ligabue, Autoritratto, 1960

Antonio Ligabue, Autoritratto, 1960

Tra il 1940 ed il 1962, Ligabue dipinse 123 autoritratti: in sella alla sua amata Guzzi rossa, in veste di artista, oppure semplicemente ripreso a mezzo busto per affinare e sperimentare, attraverso il soggetto che poteva avere più comodamente a disposizione, la sua tecnica pittorica. Anno dopo anno, il pittore ci narra la sua storia di uomo e di artista: i tratti del volto si induriscono, le rughe si accentuano, le spalle si incurvano. Un modo per conoscersi e riconoscersi, per affermare se stesso a dispetto di tutto e di tutti.

“[…] Nasci col sangue,
intriso di ditate e imbratti,
lenzuola inumidite dai tramonti
che le arterie dilatano dai polsi,
dalla carne che batte,
dalla bocca che si torce, grida,
cerca aiuto nella pressione lacerante
d’un medico qualunque
o dell’ombra indifferente
dell’infermiera di turno;
nasci nel dolore,
intriso di desideri subito imprecati
nell’ansia di darti subito vita.[…]”
(Giovanni Testori, da I Trionfi, 1965)



“A me faranno un film quando sarò morto, a me faranno una grande mostra a Parigi, a me faranno un monumento, perché sono un grande artista, avete capito?” Lui lo sapeva, ma nessuno ci credeva.

Ed ora, a cinquant’anni dalla sua morte, si è costituita a Gualtieri la Fondazione Museo Antonio Ligabue, con lo scopo di preservare e diffondere la memoria dell’artista. Come prima iniziativa, la Fondazione, con sede a Palazzo Bentivoglio, propone una rassegna di 180 opere, tra dipinti, disegni, incisioni e sculture, alcune mai presentate prima. Un grande evento che si propone di tributare il giusto onore alla grandezza di Ligabue, per troppo tempo relegato nell’ambito delle eccezioni e ricondotto nell’anonima schiera dei semplici naïf.

La mostra sarà visitabile fino all’8 novembre 2015, per maggiori informazioni potete visitare il seguente link:

http://musei.provincia.re.it/Sezione.jsp?idSezione=13

Antonio Ligabue: il colore della follia ultima modifica: 2015-06-17T20:33:38+00:00 da barbara
7 Comments
  • Guido Sperandio
    Posted at 08:35h, 18 giugno Rispondi

    “Io gli animali so come sono fatti anche dentro.”
    È una frase grandiosa che dice tutto di Ligabue ma non soltanto.
    Giustamente hai messo in testa il Leopardo, anche quello emblematico, sintesi significativa.

  • valerio b. cosentino
    Posted at 19:43h, 21 giugno Rispondi

    se posso.
    non pensavo di trovare nella tua galleria di artisti studiosi dell’arte un poeta come ligabue
    un don quijote della pittura.
    bella scelta

    • barbara
      Posted at 11:44h, 22 giugno Rispondi

      Perchè, se posso chiedere, non dovrei interessarmi a Ligabue? Un grandissimo poeta del pennello, come giustamente hai detto.

      • valerio b. cosentino
        Posted at 08:53h, 23 giugno Rispondi

        certo che devi, tu che sai farlo. era una domanda retorica, su qualcuno che dipingeva per sé; e come l’hai correlato a schiele.
        dipingere o disegnare è possedere le cose o solo cercare di capirle, e ligabue, come hai detto, cercava di conoscersi.

        • barbara
          Posted at 11:55h, 23 giugno Rispondi

          Allora grazie per l’apprezzamento, scusa non avevo capito la “retoricità” della domanda 😀
          Sì un pò anche come van Gogh, entrambi attaccati fino all’ultimo alla propria arte che, in definitiva, era una missione di vita.

  • gvfrancis
    Posted at 08:56h, 25 giugno Rispondi

    Ligabue è stato un grande, è bello ricordarlo. L’ispirazone le veniva dal profondo e ci ha lasciato un grande messaggio di vita.

    • barbara
      Posted at 11:42h, 25 giugno Rispondi

      Sono pienamente d’accordo con te. Molte volte dimentichiamo dei personaggi che sono stati grandi anche umanamente e non solo per il mondo dell’arte.

Post A Comment