"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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David LaChapelle: l’obiettivo psichedelico

David LaChapelle: l’obiettivo psichedelico

David LaChapelle, Jesus is my Homeboy series, 2003

David LaChapelle, Jesus is my Homeboy series, 2003

“Federico Fellini, Andy Warhol e Gesù. Ognuno a modo suo ha cambiato la mia vita.”
(David LaChapelle)

David LaChapelle, Cameron Diaz, Dollhouse Disaster, Home Invasion, 1997

David LaChapelle, Cameron Diaz, Dollhouse Disaster, Home Invasion, 1997

Kitsch, barocco, monumentale, maestro nel ritrarre l’abbondanza di narcisismo del mondo contemporaneo, David LaChapelle deve la sua fama proprio al suo estro visionario, temperato da una forte carica ironica.
Nato l’11 marzo del 1963 a Fairfield, una cittadina del Conneticut, LaChapelle si fece conoscere al grande pubblico grazie all’intervento del re della pop art Andy Warhol, che gli permise di pubblicare i suoi scatti per la rivista Interview Magazine. Da qui la strada per la celebrità fu breve: tutte le porte si aprirono ed il talento fece il resto.
Definito il Fellini della moda, il Magritte della fotografia, il Michelangelo del glam-trash, LaChapelle racconta le nostre vite, intreccia simboli e visioni, deforma personaggi ed esistenze in ridondanti set traboccanti di oggetti e di colori: specchi grotteschi e deformati dell’eccesso.

David LaChapelle, The Rape of Africa series, 2009

David LaChapelle, The Rape of Africa series, 2009

Cresciuto nell’ambiente glamour della moda e della pubblicità, LaChapelle ha contribuito ad affermare quell’idea di una società dello spettacolo dominata dal gusto del feticcio e del travestimento: scene iperrealistiche frutto di un’immaginazione psichedelica e contaminatoria.
Ritraendo celebreties, mettendo in scena temi religiosi o citando capolavori della storia dell’arte, LaChapelle ci conduce in un viaggio onirico e surreale al limite della vertigine visiva.
Le sue immagini, studiate ed allestite in ogni minimo particolare, sono accostabili di più al lavoro di un pittore che a quello di un fotografo nel senso tradizionale del termine. Chiuso nelle quattro pareti di una stanza, LaChapelle ricrea luoghi e soggetti trasformandoli in un quadro irreale di vita: lo scatto è cercato, pensato, attentamente concertato; nulla viene lasciato al caso.
Radendo al suolo il concetto di “istante decisivo” alla Cartier-Bresson , LaChapelle utilizza il medium fotografico, non per conservare un istante, ma per mettere in scena la sua visione delle cose: uno spettacolo teatralmente monumentale della più variegata condizione umana.

David LaChapelle, Portrait of Angelina Jolie, 2001

David LaChapelle, Portrait of Angelina Jolie, 2001

E poi nel 2006 la svolta. Nauseato dall’ambiente della fotografia commerciale, LaChapelle scappa dalla civiltà. Si rifugia alla Hawaii, a Maui, in una casa in mezzo alla foresta, dove poter vivere in contatto diretto con la natura. Un ritorno alle origini che ha il sapore di un ritorno ad una presunta età dell’oro.
Sentendo di aver dato tutto quello che aveva al mondo della moda e della pubblicità, LaCahapelle muta il proprio messaggio: dalla comunicazione consumistica all’impegno sui grandi temi globali. Non più opere commissionate e destinate alle pagine di una rivista, ma progetti personali creati per essere esposti in una galleria d’arte o in un museo.
Ed è proprio con la serie del 2006 The Deluge, ispirata all’affresco di Michelangelo nella Cappella Sistina, che LaChapelle inaugura un nuovo corso dalla sua produzione fotografica, varcando così altre dimensioni estetiche e intellettuali.

David LaChapelle, After The Deluge, 2006

David LaChapelle, After The Deluge, 2006


David LaChapelle, After The Deluge, dettaglio, 2006

David LaChapelle, After The Deluge, dettaglio, 2006

Senza esprimere giudizi morali, LaChapelle enfatizza verità scomode, imporpora il nostro tempo, denuda una cultura dove il moderno si trova in una precaria condizione di crepuscolo: il tracollo della realtà davanti agli occhi del genere umano.

“Non sono schiavo né della moda, né delle celebrità. Sono nelle condizioni di dire di no a chiunque e di potere fare foto che non riguardino solo il vestito o la marca che si pubblicizza. La fotografia usa la moda e viceversa, ma io uso la moda come un ingrediente del mio lavoro. Anche remunerativo, ma non imprescindibile.”

(David LaChapelle)

 

David LaChapelle: l’obiettivo psichedelico ultima modifica: 2015-05-27T20:46:44+00:00 da barbara
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