"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Guy Bourdin: il rivoluzionario della moda

Guy Bourdin: il rivoluzionario della moda

“Sarebbe bello fotografare modelle morte a letto!”

(Guy Bourdin)

Guy Bourdin, Calendario Pentax, 1980

Guy Bourdin, Calendario Pentax, 1980

Un sadico che trattava modelle, mogli e amiche con estrema crudeltà. Burbero e sprezzante, altero ed esigente, Guy Bourdin fu il protagonista di una vera e propria rivoluzione nella fotografia di moda. Di fronte a codici triti e stantii che esaltavano l’idea di una bellezza immacolata e superiore, Bourdin mostrò il lato più oscuro e sconcertante della realtà, fino ad allora rimosso dal tempio incontaminato del fashion.

Guy Bourdin, Campagna per Charles Jourdan, Gennaio 1980

Guy Bourdin, Campagna per Charles Jourdan, Gennaio 1980

Nato a Parigi nel 1928, Guy Louis Banarès fu abbandonato dalla madre quando aveva poco più di un anno e fu adottato da Madame Désiré Bourdin. Il rifiuto della madre ed il suicidio delle sue donne storiche complicarono il rapporto di Bourdin con l’universo femminile, da lui visto come una sorta di accessorio posto a corredo della sua lucida architettura compositiva.
Estraneo all’esaltazione della perfezione fisica della donna, Bourdin pose al centro dei suoi scatti una storia narrata con grande intensità emotiva e algido rigore formale. Una storia che non era quella dell’abito o del marchio reclamizzato, ma la sua storia, quella che lui voleva raccontare esaltando così la foto rispetto al prodotto: un ribaltamento epocale nell’ambito della fotografia commerciale.
Attentamente costruite e perfettamente definite, le immagini di Bourdin non sono statici momenti di una messa a fuoco, ma veri e propri fotogrammi di un film dove sesso, violenza, mistero e delirio si intrecciano con risultati stranianti e sconvolgenti. Con Bourdin l’arte erompe prepotentemente nello spazio protetto della moda, riflettendo le fantasie intossicanti della soggettività dell’autore. Autore che diviene così il creatore di un suo immaginario onirico perturbante dove la rivista patinata rappresenta solo un trampolino espressivo.

Guy Bourdin, Vogue Francia, Maggio 1970

Guy Bourdin, Vogue Francia, Maggio 1970

Allievo prediletto di Man Ray, ammiratore di Magritte e di Buñuel, Guy Bourdin fu fortemente influenzato dalla poetica surrealista nei suoi tratti onirici e negli accostamenti provocatori ai limiti del grottesco. Bambole che si confondono con modelle manichino, paesaggi deserti e inquietanti, situazioni violente e ambigue: una messa in scena al limite tra l’assurdo e il sublime che chiede solamente di essere decifrata.
Con la sua opera Bourdin ha diretto il gran teatro della vita, restituendoci l’istantanea di una realtà contradditoria e perversa, conturbante e convulsiva, dove il concetto di desiderio rappresenta il motore più autentico delle azioni umane, l’elemento chiave di ogni esistenza. Facendosi beffe della falsità della moda e del suo stile patinato, Bourdin ne ha esagerato l’artefatta finzione attraverso l’uso di colori iperreali, superfici smaglianti e meticolosi giochi di luce: un’impalcatura magistrale in grado di spazzare via le convenzioni tradizionali del linguaggio pubblicitario.

Guy Bourdin, Vogue Francia, 1975

Guy Bourdin, Vogue Francia, 1975

Mai fuori moda perché non di moda, gli scatti di Bourdin, al pari di quelli di Newton o di Avedon, si presentano fuori dal tempo e prepotentemente attuali: scatti autoreferenziali dove la moda diviene un pretesto per un’enunciazione di poetica estetica. Meticoloso artigiano dell’obiettivo, Bourdin non lasciava nulla al caso; come un artista del pennello egli costruiva i suoi set con disegni preparatori attento, fino all’ossessione, ad ogni minimo dettaglio.
Considerato uno dei più grandi fotografi di moda di tutti i tempi, Guy Bourdin ha rimodellato il linguaggio commerciale con una narrazione audace arricchita da una vibrante tavolozza di colori, in un perfetto connubio di erotismo, surrealismo ed ineguagliabile rigore formale.

Guy Bourdin, Vogue Francia, Maggio 1970

Guy Bourdin, Vogue Francia, Maggio 1970





 

Guy Bourdin: il rivoluzionario della moda ultima modifica: 2015-04-23T17:27:19+00:00 da barbara
8 Comments
  • Guido Sperandio
    Posted at 22:04h, 23 aprile Rispondi

    “Sarebbe bello fotografare modelle morte a letto!”. Una dichiarazione di partenza di questo genere lascia un po’ perplessi. È un tipo che ha dei suoi problemi personali o uno che riesce comunque a superarli per veramente rappresentare la cosiddetta realtà?… rappresentare i lati più oscuri che il mondo patinato della moda fino a quel momento nascondeva o quantomeno ignorava?
    Non mi sento di avere un giudizio chiaro e netto, di certo ho molti dubbi e nel contempo riserve, trovando molte di quelle immagini gratuite, di puro e solo superficiale effetto.
    Qualcuna sì, interessante. Nel complesso… mah, non so… 🙂

    • barbara
      Posted at 11:41h, 24 aprile Rispondi

      Io lo trovo un grande genio e un grande innovatore. Negli anni Settanta sconvolse il mondo della moda con degli scatti che, invece di mettere in risalto l’oggetto, esaltavano l’idea del creatore. Ha avuto sicuramente il merito di rompere gli schemi del messaggio pubblicitario.
      Era un grande conoscitore d’arte, dipingeva perfino, le sue foto sono attentamente studiate a tavolino e io le trovo veramente belle. Non stiamo facendo discorsi etici o morali, la frase che ho posto nell’incipit è un pò provocatoria, ma è stata da lui pronunciata come battuta, per far capire che per lui era importante la foto, non il soggetto, che poteva essere indifferentemente un manichino, una modella od una scarpa.
      Ribadisco, io lo trovo superbo. 😀

      • Guido Sperandio
        Posted at 17:19h, 24 aprile Rispondi

        Non ha rotto gli schemi del messaggio pubblicitario, semplicemente perchè la Pubblicità è tutto fuorchè “esaltare il creatore”, ma anzi è l’esatto contrario! È proprio l’oggetto della Pubblicità il protagonista e te lo dice uno che la Pubblicità l’ha praticata non per un giorno e l’ha imparata e praticata all’insegna di agenzie internazionali. La Pubblicità ha un solo scopo: vendere ciò che propone.
        Come vedi, non sto facendo affatto un discorso etico o morale.
        Quanto alla Comunicazione, e qui parlo di Comunicazione e non di Advertising (che sottintende quindi anche la componente Marketing), la moda non può prescindere dall’esposizione tout court dei modelli creazione del rispettivo atelier.
        Quindi, Bourdin non può che essere visto se non in campo (diciamo) artistico. Alla luce di ciò che può essere considerato Arte o tentativo o velleità d’esserlo.
        Solo allora si può accettare il tuo concetto (o spiegazione) di Bourdin che, come tu dici: “per lui era importante la foto, non il soggetto, che poteva essere indifferentemente un manichino, una modella od una scarpa”.
        Ma allora il Magritte che tu giustamente citi, già aveva affermato: “Cela n’est pas une pipe”, raffigurando fedelmente la famosa pipa.
        Il fatto che Bourdin facesse degli studi preparatori particolarmente accurati mi fa sorridere, quando vedo le gambe lunghe (e splendide, se è per quello) di una modella ripresa col sedere per aria. Quel tempo che Bourdin ha dedicato a predisporre l’immagine, avrebbe fatto meglio dedicarlo alla modella 🙂
        Coraggio? E quale? In un tempo di gare a dissacrare
        L’unico, forse, pregio è l’assenza di calcolo. Bourdin manifestando tout court il suo marasma, la fotografia come sfogo.
        Ma questa, allora, è come si suol dire, un’altra storia.

        • barbara
          Posted at 17:35h, 24 aprile Rispondi

          Ti dirò non sono completamente d’accordo con te. Anzi nelle foto di Bourdin io ci vedo molta arte, molta di più che in un Warhol che si è fregiato del titolo di artista avendo solo cavalcato l’onda della comunicazione di massa. Comunque rispetto la tua opinione di “esperto”, ma qui non si tratta di esperienza, si tratta di gusto soggettivo e personalmente ritengo Bourdin un grande genio della fotografia di moda. Alla fine lui non aveva velleità artistiche, non ha mai esposto le sue foto, perchè riteneva che fossero solo lavori pubblicitari, e voleva che tutta la sua opera fosse distrutta dopo la sua morte. Per me è un grande artista dello scatto e non mi farai cambiare idea, nemmeno con il tuo titolo di “esperto” in materia … 😀

  • Stefano Cardarelli
    Posted at 12:01h, 25 aprile Rispondi

    Sul crinale fra arte ed effetto patinato. Sicuramente un grande fotografo erotico.

    • Guido Sperandio
      Posted at 13:48h, 25 aprile Rispondi

      Chiedo scusa per l’intrusione, mi si perdoni! 🙂 Ecco, su questo commento sono d’accordo pienamente.
      Qui trovo in poche e semplici ma magiche parole, il chiarimento di quanto anch’io “sentivo”.

      • barbara
        Posted at 16:04h, 25 aprile Rispondi

        Non considerarla un’intrusione. Confrontare le idee e le opinioni fa respirare le menti 😀

        • Guido Sperandio
          Posted at 16:28h, 25 aprile Rispondi

          Respira la mia mente, si schiudono le mie labbra in radioso sorriso 🙂

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