"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Cindy Sherman: i multipli dell’Io

Cindy Sherman: i multipli dell’Io

Cindy Sherman, Untitled Film Still #6, 1977

Cindy Sherman, Untitled Film Still #6, 1977

“Quando andavo a scuola cominciava a disgustarmi la considerazione religiosa e sacrale dell’arte, e volevo fare qualcosa che chiunque per strada potesse apprezzare. Ecco perché volevo imitare qualcosa di appartenente alla cultura, e nel contempo prendermi gioco di quella stessa cultura. quando non ero al lavoro ero così ossessionata dal cambiare la mia identità che lo facevo anche senza predisporre prima la macchina fotografica, e anche se non c’era nessuno a guardarmi, per andare in giro.”

(Cindy Sherman)

Cindy Sherman, Senza titolo #193, 1989

Cindy Sherman, Senza titolo #193, 1989

Contro la sopraffazione di una realtà espressiva dominata dalla prepotenza maschile, negli anni Settanta venne alla luce una nuova rappresentazione del mondo declinata al femminile. Una schiera di giovani donne, tormentate e desiderose di far sentire la propria voce, scesero nell’agone artistico utilizzando mezzi differenti da quelli consolidati. Performance, filmati e soprattutto la fotografia furono i medium preferenziali con cui affrontare nuove tematiche ed esprimere un diverso senso della femminilità. Rifuggendo il culto del corpo e l’imperante egemonia della bellezza, queste artiste cercarono il loro spazio in una storia che, fino a quel momento, le aveva sempre relegate in una posizione marginale.
Una delle più celebri esponenti di questa irrequieta falange rosa, fu Cindy Sherman, artista razionale e perversa, crudelmente contemporanea nel suo prendersi gioco degli affermati stereotipi femminili.
Regina del travestimento e della manipolazione, investendosi del ruolo multiplo di fotografa, modella e stilista, la Sherman ha dato forma nella sua opera a svariati personaggi, prendendo spunto, di volta in volta, dal cinema, dalla televisione, dalla storia dell’arte, dalla letteratura o dall’osservazione della vita quotidiana.

Cindy Sherman, Untitled Film Still #3, 1978.

Cindy Sherman, Untitled Film Still #3, 1978.

Unica protagonista dei suoi scatti, Cindy Sherman da sempre si interroga sul corpo partendo dall’immagine di sé stessa. I suoi non sono degli autoritratti, ma dei ritratti dei diversi e possibili Io che risiedono nella personalità di ciascuno. A differenza della Woodman che lavorò sulla propria identità, la Sherman ha condotto un’indagine sul concetto di identità in generale escludendo, per sua stessa ammissione, tutto ciò che potesse assomigliarle troppo.
“Non sono mai stata interessata a rivelare le mie fantasie, i tratti della mia personalità, i miei desideri o le mie delusioni.”

Cindy Sherman, Autoritratto per Vogue Francia, 2007

Cindy Sherman, Autoritratto per Vogue Francia, 2007

Nata a Glen Ridge, in New Jersey, nel 1954 Cindy Sherman ha dimostrato un estro camaleontico fin da bambina, quando si dilettava ad uscire per strada vestita da maschio, da principessa o da qualsiasi cosa, già consapevole del fatto che l’identità è solamente un’illusione.

Con la serie Untitled Film Stills, sessantanove immagini in bianco e nero scattate tra il 1970 ed il 1980, la Sherman entrò ufficialmente nel mondo dell’arte. Scimmiottando pose e situazioni cinematografiche, Cindy elaborò un finto archivio fotografico di immaginari film degli anni Cinquanta: l’operazione si dimostrò di forte impatto e di grande interesse visivo. Le donne interpretate dalla Sherman sono dei tipi, così come sono tipiche le ambientazioni da film di second’ordine: una trasposizione parodistica e polemica dei triti codici di comunicazione.
Da questa sua prima prova il lavoro della Sherman si confermerà sempre legato a temi quali la donna, il doppio, la comunicazione di massa e l’idea che si ha del corpo e dei ruoli sociali. Temi esplorati e sviscerati sempre con piglio ironico e surreale, originando una realtà estraniata ai limiti del grottesco.
Aliena alla cultura istituzionalizzata, la Sherman ha attinto a piene mani all’immaginario collettivo mediatico burlandosi dei suoi sistemi e dei suoi meccanismi diffusi: un percorso alquanto originale basato sull’imitazione, la contaminazione e la rielaborazione.

Cindy Sherman, Clowns, 2002

Cindy Sherman, Clowns, 2002

Celebrata in tutto il mondo come una delle più influenti personalità dell’arte contemporanea (una sua foto è stata battuta all’asta nel 2011 per la cifra record di tre milioni e ottocentonovantamila dollari), Cindy Sherman ha fatto del travestimento il proprio fulcro espressivo, mimando una società che ha elevato il culto dell’apparire ad unica ragione d’essere.
Riprendendo solo se stessa la Sherman è riuscita così a mettere in scena il più marcato e caricaturale spettacolo della vita: personaggi in cerca d’autore, “copie senza originali” di un’esistenza costruita attorno a ruoli predeterminati e ripetitivi clichè. Di fronte alle foto della Sherman lo spettatore è chiamato in prima persona a completare una storia che è sottesa, appena accennata. Tante Sherman per tante vicende emotive che parlano della vulnerabilità del nostro Io posto di fronte ai meccanismi del riconoscimento collettivo; tante Sherman che ci guardano senza tuttavia riuscire mai a trovarsi faccia a faccia con lei.

Cindy Sherman, Senza titolo #296, 1994

Cindy Sherman, Senza titolo #296, 1994

“Cerco quella sensazione di blocco alla gola che forse viene dalla disperazione e dal pianto: esprimere emozioni intangibili. Una fotografia dovrebbe andare oltre se stessa, l’immagine oltre il medium, per diventare veramente presente. Queste sono immagini di emozioni personificate, completamente fatte della loro presenza, non della mia. Il tema dell’identità della persona non è più interessante della possibile carica simbolica di qualunque altro dettaglio. Quando preparo un personaggio, devo considerare contro che cosa sto lavorando; devo pensare che la gente vorrà guardare sotto il trucco e le parrucche, in cerca di quel comune denominatore che è la riconoscibilità. Cerco di portare le persone a riconoscere qualcosa di se stessi, non di me. Ho una enorme paura di essere fraintesa, temo che la gente creda che le mie fotografie parlino di me, e che io sia vanitosa e narcisista. E a volte mi chiedo come sia possibile che io inganni così tanta gente. Faccio una delle cose più stupide al mondo, che quasi non posso neppure spiegare, mi travesto come una bambina e poso di fronte alla macchina cercando di fare delle immagini meravigliose.”

(Cindy Sherman)


Cindy Sherman: i multipli dell’Io ultima modifica: 2015-04-18T13:30:36+00:00 da barbara
12 Comments
  • Guido Sperandio
    Posted at 14:17h, 18 aprile Rispondi

    Personaggio interessante, questa Cindy, e inedito, conoscendo il back stage. Il complesso della sua opera acquista così un significato particolare, quale quello che tu così bene hai esposto. Le singole foto, però, non so se siano particolarmente notevoli, o quantomeno sempre.

    • barbara
      Posted at 13:45h, 19 aprile Rispondi

      Sono d’accordo con te sulla valenza dell’opera della Sherman: sinceramente neppure a me piace molto il suo lavoro o, almeno, non tutto. Mi interessava creare una sorta di trilogia di fotografe accumunate, in vario modo, da una ricerca dell’essere attraverso il ritratto o l’autoritratto. Quando la Arbus si suicidava, ponendo fine ad una vita assai tormentata, venivano alla ribalta due grandi artiste, Cindy Sherman e Francesca Woodman. Due artiste molto diverse (anche la Woodman finirà suicida), ma accomunate da una ricerca sull’Io e sull’ambivalenza dell’esistere: gli approcci sono molto diversi e anche i risultati artistici (ammiro senza dubbio di più l’opera della Woodman).
      Volevo creare una sottile linea rosa …
      Detto questo credo che la grandezza della Sherman è stata quella di anticipare l’epoca dei selfie 😀 In una società dove l’apparire fa rima con essere, la Sherman si è presa gioco di questi meccanismi raggiungendo, buon per lei, fama e gloria (non dimentichiamoci che è una delle artiste contemporanee più quotate).

      • Guido Sperandio
        Posted at 15:52h, 19 aprile Rispondi

        La tua risposta è molto interessante. Completa anzi e rende il post ancora più esauriente (non lo fosse abbastanza! 🙂 ).
        Grazie.

        • barbara
          Posted at 15:57h, 19 aprile Rispondi

          Grazie a te 😉

  • elenagozzer
    Posted at 16:48h, 18 aprile Rispondi

    Spiegato da te questo suo lavoro risulta limpido, comprensibile e ancor più interessante. Grazie.

    • barbara
      Posted at 11:47h, 19 aprile Rispondi

      Grazie a te. Sono contenta di essere riuscita a spiegare le sue intenzioni artistiche in modo chiaro e comprensibile, non è sempre facile quando ci si trova di fronte a delle opere molto concettuali, a metà strada tra la fotografia vera e propria e la performance. Grazie mille. 😉

  • Paola
    Posted at 20:32h, 18 aprile Rispondi

    Non la conoscevo. Sono di quegli anni, e ho trovato un po’ inquietante il fatto di essere scivolata in una sorta d’immedesimazione in alcuni ritratti… brrr !

    • barbara
      Posted at 11:45h, 19 aprile Rispondi

      Alla fine siamo tutti multipli di qualche Io….se ti sei immedesimata in alcuni ritratti significa che la Sherman ha fatto un buon lavoro 😀

      • Paola
        Posted at 12:48h, 19 aprile Rispondi

        Anche tu! 😀

        • barbara
          Posted at 13:03h, 19 aprile Rispondi

          Certo che sì 😀

  • lois
    Posted at 19:56h, 20 aprile Rispondi

    Come sempre le attività artistiche contemporanee suscitano umori e considerazioni molto diverse e contraddittorie. Personalmente non amo quest’artista anche se rispetto la sua ricerca, quello che peró mi fa rabbia è che il valore del contemporaneo è proporzionale al valore di mercato raggiunto (ed esasperato) dalle aste. Anche con quest’artista in considerazione degli ultimi record raggiunti dai multipli (attenzione, sono multipli!) il suo nome per quanto già rinomato è diventato oltremodo famoso e di maggiore appeal sul pubblico.

    • barbara
      Posted at 17:28h, 21 aprile Rispondi

      Questo accade quando ci si può vantare di essere dei punti di svolta e quando l’arte la si ridefinisce.
      Cindy Sherman può vantarsi di tutto ciò.
      Il mercato risponde di conseguenza che questo piaccia o meno

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