"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Capolavori della National Gallery: Il battesimo di Cristo di Piero della Francesca

Capolavori della National Gallery: Il battesimo di Cristo di Piero della Francesca

Piero della Francesca, La Resurrezione, 1460 circa

Piero della Francesca, La Resurrezione, Sansepolcro, Museo civico, 1460 circa

Aldous Huxley considerava la sua Resurrezione il “più bel dipinto del mondo”, ammirato da poeti quali D’Annunzio, Camus e Pasolini, Piero della Francesca è un artista senza tempo perché senza tempo è la sua pittura, cristallizzata in uno spazio rigoroso dove il prima e il dopo sono esclusi. Immagini senza moto, icone dell’eterno, frammenti perpetui dell’incessante divenire.
Le figure di Piero, come notava giustamente Berenson, “si contentano di esistere. Esistono e basta. Non si dànno nessuna pena di spiegare, di giustificare la loro presenza”, di svegliare la simpatia, l’interesse dello spettatore, vere e proprie figure “di esistenza” esse assumo un significato per il solo fatto di esserci.

In Piero la scienza prospettica si fece arte e, nel suo farsi arte, divenne luce irradiata della perfezione cosmica: eterna bellezza di un ordine divino.

“L’intelletto non possiede nulla che gli occhi non possano vedere. Gli occhi non vedono nulla che l’intelletto non possa capire.”

(Giulio Carlo Argan)

Piero della Francesca, Battesimo di Cristo, Londra, National Gallery, tra 1440 e 1460 circa

Piero della Francesca, Battesimo di Cristo, Londra, National Gallery, tra 1440 e 1460 circa

Alla National Gallery di Londra è conservato un sublime dipinto di Piero della Francesca, il Battesimo di Cristo. La tavola occupa l’intera parete di fondo di una stanza senza uscita: destinazione finale di un viaggio visivo attraverso i capolavori italiani e fiamminghi della Rinascenza.

La datazione dell’opera è abbastanza controversa: alcuni la indicano come uno dei primi lavori dell’artista, altri propendono per una datazione più tarda, tra il 1450 ed il 1460. Comunque sia, nel Battesimo sono presenti tutte le caratteristiche stilistiche e compositive dell’arte matura di Piero: una precisa costruzione geometrica sottolineata da un sapiente utilizzo della luce e del colore. Luce e colore sono infatti strumenti essenziali nella sua configurazione prospettica: tutto è immobile e raggelato come presenza spirituale prima che fisica.
Eseguita per la chiesa dell’Abbazia camaldolese di Sansepolcro come scomparto centrale di un polittico, l’opera fu riscoperta nel 1856 dal pittore e scrittore inglese, nonché primo direttore della National Gallery, Charles Locke Eastlake. Inviato in Italia, dalla regina Vittoria, per scovare gioielli artistici da collocare nei costituendi musei inglesi, Eastlake giudicò il quadro “quasi tutto rovinato per colpa del sole e dell’umidità” e non lo prese in considerazione.
Il Battesimo venne così acquistato pochi mesi dopo da un altro inglese, Sir John Charles Robinson che, avendo tentato inutilmente di venderlo al South Kensington Museum (l’attuale Victoria & Albert Museum), lo alienò all’industriale delle ferrovie Matteo Uzielli per una cifra assai modesta. Alla morte di Uzielli, avvenuta nel 1861, Eastlake, forse pentito per essersi fatto sfuggire questa perla pittorica, lo acquistò, inizialmente per se stesso, salvo poi ripensarci e destinarlo alla National Gallery. Una vicenda assai tortuosa ma che rappresenta uno spaccato del gran maneggio che si fece dell’arte italiana, costretta tra soppressioni e requisizioni, tra Settecento ed Ottocento.

Piero della Francesca, Battesimo di Cristo, dettaglio, Londra, National Gallery, tra 1440 e 1460 circa

Piero della Francesca, Battesimo di Cristo, dettaglio, Londra, National Gallery, tra 1440 e 1460 circa

“Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva imperdirglielo, dicendo: Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me? Ma Gesù gli rispose: Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia. Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento.”

(Matteo 3, 13-17)

In una luce trasparente, sospesa in un’atmosfera rarefatta, si compie l’episodio del Battesimo di Cristo: tutto è pace e ordine come irradiazione della perfetta architettura del cosmo. Il Cristo si staglia monumentale dal paesaggio: dalla storia dell’uomo emerge la storia della salvezza. La composizione, perfettamente calibrata in ogni suo elemento, traduce un mistero che è quello della Trinità, di cui il Battesimo di Gesù e la Trasfigurazione sul monte Tabor costituiscono la manifestazione evangelica.
Non mi dilungo nella descrizione puntuale della costruzione geometrica, basti solo notare come la struttura ponga al centro, non solo simbolico, ma anche matematico, la figura di Cristo, centro di un nuovo corso dell’esistenza umana.

“Poiché alle cose divine si può accedere solo per simboli, ricorreremo ai segni matematici come a quelli più convenienti per la loro irrefragabile certezza.”

(Nicola Cusano)

Non si può non restare colpiti dalla chiarezza espositiva di Piero, una chiarezza che è fatta di scienza e di luce, di intelletto e di colore. Entro la rigida impalcatura spaziale risiede un enigma metafisico che si sublima proprio attraverso la forza della lucida e meticolosa organizzazione visiva: un’armonia mentale, più che sentimentale, che ancora oggi è capace di sprigionare tutto l’incanto della sua forza ammaliatrice.

Per maggiori informazioni sulla National Gallery, potete visitare il sito al seguente link:

http://www.nationalgallery.org.uk/

Capolavori della National Gallery: Il battesimo di Cristo di Piero della Francesca ultima modifica: 2015-04-14T18:11:19+00:00 da barbara
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