"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Pietro Longhi: la commedia della vita

Pietro Longhi: la commedia della vita

Pietro Longhi, Il cavadenti, 1750 circa

Pietro Longhi, Il cavadenti, 1750 circa

“Longhi, tu che la mia Musa sorella chiami del tuo pennel che cerca il vero, ecco per la tua man, per mio pensiero, argomento sublime, idea novella. Ritrai tu puoi vergine illustre e bella e dolce di viso  e portamento altero; pianger puoi  di Giovanni il ciglio arciero, che il dardo scocca alla gentil donzella. Io canterò di lui le glorie e il nome, di lei la fè, non ordinario vanto: e divise saran tra noi le some. Tu coi vivi colori, ed io col canto: io le grazie dirò, tu l’auree chiome: e del suo Amor godran gli sposi intanto.”

(Carlo Goldoni, 1750)

Pietro Longhi, La lezione di danza, 1741 circa

Pietro Longhi, La lezione di danza, 1741 circa

Per gran tempo si volse alla grande pittura di storia e di figura, cercando commissioni per macchinose e complesse tele da chiesa; fu solo quando aveva quarant’anni, complice un viaggio in Emilia dove conobbe Giuseppe Maria Crespi e l’opera di Giuseppe Gambarini, che Pietro Longhi cominciò a sentirsi portato per la pittura di genere, praticandola in quel caratteristico piccolo formato dal quale non volle più discostarsi.
Allontanatosi dall’arte sacra e dai grandi trionfi epici, Longhi divenne il cantore della cronaca cittadina, delineando, con il suo pennello, brevi scene di vita quotidiana. La società veneziana, sia nei suoi momenti più intimi che in quelli più mondani, divenne la protagonista di una nuova epopea, sprigionando tutta la freschezza e la leggerezza degli ultimi fasti della Repubblica.

Pietro Longhi, Il concertino, 1741

Pietro Longhi, Il concertino, 1741

Mentre Canaletto e gli altri vedutisti ci restituiscono l’immagine esterna della città, una città di marmo e di pietra con le sue architetture imponenti ed i suoi palazzi signorili, Longhi ci offre uno spaccato dell’esistenza che entro quelle dimore si consuma: lezioni di danza, concerti, fidanzamenti, matrimoni e tutto quanto concerne la routine ordinaria. Sia le classi aristocratiche, nelle loro occupazioni cosmetiche o intente in conversazioni da salotto, sia le classi più umili, pigiate fra i portici semibui di Palazzo Ducale o delle Procuratie, dove germinano prostitute, ciarlatani, zingare, cavadenti e ruffiani, vengono delineate dal Longhi con benigna e spiritosa pacatezza.
Nulla è escluso dal suo sguardo lucido e metodico: protagonisti di una commedia, che è quella della vita, i suoi personaggi si stagliano come pedine dirette dalla mano di un regista. Moti e immobili, con sguardi cerei e fissi, paiono essere posti ad interpretare la parte che l’artista ha deciso di affidare loro, offrendo sguardi e gesti ad una platea immaginaria.

Pietro Longhi, Il rinoceronte, 1751

Pietro Longhi, Il rinoceronte, 1751

Nell’opera di Longhi non vi sono intenti morali, come troviamo in Hogarth, né l’elegante frivolezza degli artisti francesi, ma una coscienza illuministica di dissezione scientifica della realtà. Nessun pathos né emozione, nessuna partecipazione sentimentale, ma solo la volontà di creare un catalogo di situazioni correnti e abituali.
La storia fatta dagli uomini di tutti i giorni, non dalle grandi imprese o dalle celebrità: l’istantanea di una Venezia dedita alla sperimentazione di nuove mode, come il bere la cioccolata di primo mattino; affascinata dalle meraviglie esotiche, come nel celebre Rinoceronte; perduta nella leggerezza della musica o nell’ineffabilità dei grandi riti in maschera.

Pietro Longhi, Il Ridotto

Pietro Longhi, Il Ridotto

Senza frapporre giudizi, ma con un’oggettività distaccata e un po’ stilizzata, Longhi interpretò brillantemente la crisi di quella stessa società che ritraeva la quale, nel ripetersi delle abitudini e nella fatuità della propria esistenza, denunciava la mancanza di aspirazioni e la perdita di ogni volontà di azione.
Per queste ragioni la pittura del Longhi è da sempre associata al teatro di Goldoni: come Goldoni creò un nuovo teatro ispirato alla vita reale, così Longhi dipinse la storia a lui contemporanea, scevra da ogni pregiudizio; una stagione della città lagunare spesa tra la consapevolezza della propria decadenza e il desiderio di goderne appieno.
E mentre l’umore della Repubblica veniva a scolorire nel suo autunno, allo stesso modo anche la pittura di Longhi mutò: le tessiture cromatiche sono meno raffinate, le figure si sfaldano, come ad annegare in quella laguna dove acqua e cielo si confondono; un dolce ed ineluttabile naufragio nell’abisso di una nuova era.

Pietro Longhi, La lezione di geografia, 1752

Pietro Longhi, La lezione di geografia, 1752

Pietro Longhi: la commedia della vita ultima modifica: 2015-04-02T20:21:46+00:00 da barbara
2 Comments
  • Guido Sperandio
    Posted at 22:27h, 02 aprile Rispondi

    Un altro tassello a colmare le mie ignoranze… poi c’è magari un esame con rilascio di diploma?
    Giusto per darmi un traguardo.
    (Mi accontenterei di un pezzo di carta colorato fregiato di qualche parola lusinghiera) 🙂

    • barbara
      Posted at 17:20h, 03 aprile Rispondi

      Guarda non si finisce mai di imparare e questo vale soprattutto per me. Più scrivo e più mi accorgo della mia ignoranza: ogni pezzo apre nuove prospettive e nuove strade da esplorare.
      Il diploma te lo sei sicuramente meritato per la costanza con cui mi segui 😀 Grazie

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