"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Aubrey Beardsley: il prodigio del disegno

Aubrey Beardsley: il prodigio del disegno

“Ho uno solo scopo: il grottesco. Se non sono grottesco, non sono niente.”

(I have one aim – the grotesque. If I’m not grotesque I am nothing)

(Aubrey Beardsley)

Aubrey Beardsley, Le Dèbris d’un Poète

Aubrey Beardsley, Le Dèbris d’un Poète

Il critico Roger Fry lo aveva definito il frate angelico del satanismo; dandy sofisticato, cultore di un estetismo esagerato, teorico di un’arte esclusiva ed artificiosa, Aubrey Beardsley fu il bersaglio prediletto della moralizzante mentalità vittoriana, pronta a gridare allo scandalo contro qualsivoglia manifestazione non conforme ai dettami dell’abituale convenienza.

Attorno a lui si solidificò una leggenda di scandalo sessuale; accusato dei più foschi vizi, Beardsley fu semplicemente un grande disegnatore con l’ossessione per i dettagli erotici: membri giganteschi portati come trofei, nani lascivi, nudi bizzarri che incipriano sederi, ragazze che si infilano le mani tra le cosce; un erotismo beffardo e classicheggiante del tutto privo di nefanda perversione.

Aubrey Beardsley, Illustrazioni per Lysistrata, 1896

Aubrey Beardsley, Illustrazioni per Lysistrata, 1896

Nato a Brighton nel 1872, in soli venticinque anni di vita bruciò il suo talento, precocemente segnato dalla malattia. Figlio di un padre perennemente disoccupato, fu allevato dalla madre, figura centrale della sua infanzia assieme alla sorella Mabel. Un vero e proprio enfant prodige che a soli dieci anni si guadagnava i suoi primi soldi disegnando cartoncini segnaposti.

Nella sua biografia non c’è traccia di episodi torbidi o di deviazioni aberranti; non era neppure omosessuale, segno più evidente della corruzione per l’Inghilterra di fine secolo. Egli fu solamente un genio fulminante, che riversò nella sua arte quelle fantasticherie a cui non poteva dare atto, data la sua precaria condizione di salute. Un innocuo voyeur, abile nello sfruttare le dicerie ed i pettegolezzi ai fini della sua notorietà.

A quindici anni fu costretto a lasciare gli studi per lavorare in una compagnia di assicurazioni: un’occupazione avvilente e noiosa che, tempo dopo, rivivrà nel disegno Le Dèbris d’un Poète, dove un impiegato malinconico si avvizzisce tra mucchi di scartoffie polverose.

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Le Morte D’arthur, 1893

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Le Morte D’arthur, 1893

A diciotto anni gli venne proposto d’illustrare Le Morte D’arthur per l’editore Dent: non esitò nemmeno per un minuto; abbandonò il suo triste lavoro e cominciò a dedicarsi interamente alla sua arte.

Un elegante medievalismo di stampo preraffaellita unito ad un giapponismo filtrato dalla lezione di Whistler, connotano questa prima prova di Beardsley: uno stile originale che lo portò alla ribalta come il più innovativo illustratore.

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Lysistrata, 1896

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Lysistrata, 1896

Le commissioni non tardarono ad arrivare: dalle immagini bizzarre per i Bon-Mots di Sydney Smith e Richard Brinsley Sheridan alla collaborazione per prestigiose riviste, dall’illustrazione dei Racconti di Edgar Allan Poe a quella più controversa per la Salomè di Oscar Wilde.

Quest’ultimo sodalizio non fu certo dei più semplici, data la rivalità artistica che serpeggiava tra i due, entrambi prime donne e desiderosi di eccellere l’uno sull’altro, ma il risultato fu un vero e proprio capolavoro, un esemplare unico di omogeneità espressiva e di intenti.

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Salomè, 1893

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Salomè, 1893

Il legame di amicizia con Wilde fu però pagato a caro prezzo da Beardsley, che si vide trascinato nelle vicende giudiziarie dello scrittore. Quando venne arrestato nel 1895, dopo aver perso la famosa causa contro il marchese di Queensberry, i tabloid scrissero che uscendo di casa Wilde tenesse sotto braccio una copia del Yellow Book, rivista in cui il disegnatore più importante era Beardsley.

Anche se il fatto non corrispondeva alla realtà, bastò per infangare la figura di entrambi gli artisti che, nell’immaginazione popolare, venivano ad incarnare quanto di più malsano e turpe la razza umana potesse generare. La produzione artistica di Aubrey fu così passata al setaccio alla ricerca dei particolari più biechi e sconcertanti: da ogni dove si elevavano parole di orrore e di sdegno.

Aubrey Beardsley, La ballerina

Aubrey Beardsley, La ballerina

Con i suoi disegni Beardsley giunse così alla fama ma anche agli onori della cronaca mondana, cosa che finì con l’accrescere la sua popolarità: ciò che veniva violentemente censito destava, nel contempo, una morbosa ed insaziabile attrazione. La bacchettona Inghilterra se pubblicamente denigrava la sua opera, nel chiuso dell’intimità domestica divorava con occhi avidi i libri per adulti ornati da Beardsley.
Figlio dei valori vittoriani, Aubrey Beardsley liberò nella sua arte una sessualità intensissima trattata spesso in modo dissacrante: bellezza e crudeltà, energia e caricatura, si mescolano ad affermare una visione nera e ridicola della realtà. Il segno tagliente e compulsivo diventa il mezzo per tracciare un mondo esagerato, calcato e ricalcato, dove convivono angeli e demoni, eros e morte, santità e dannazione.
E di santità e dannazione fu venata l’esistenza di Beardsley che poco prima di morire, il 16 marzo 1898, si convertì al cattolicesimo, lodando le vite dei santi e implorando Smithers, amico ed editore, di distruggere tutte le copie di Lysistrata, i brutti disegni ed i disegni osceni. Per nostra fortuna l’amico non obbedì: l’oscenità è negli occhi di chi guarda e di disegni brutti, a mio parere, non ne esistono.

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Le Morte D’arthur, 1893

Aubrey Beardsley, Illustrazione per Le Morte D’arthur, 1893

La sua grandezza non venne capita dai contemporanei, rigidi inglesi propensi a lasciarsi andare a solitarie fantasie masturbatorie e poco inclini ad esternare una libido spensierata. Travolto da una condanna morale, che nulla aveva a che fare con il valore della sua produzione, così il New York Times lo liquidava a quindici giorni dalla sua morte:

“pur ammettendo che Beardsley sia stato dotato di un’indubbia originalità, non possiamo concedergli niente di più. Egli ha dato il suo meglio disegnando donne della più bassa specie e uomini satireschi. Beardsley non è riuscito a creare qualcosa che possa appartenere alla sfera della vera arte. La sua influenza, che ha abbassato il gusto anziché elevarlo, è stata solo transitoria. La sua opera è già quasi dimenticata … Il grottesco e il bizzarro, in quanto sono rappresentazione dell’innaturale e dell’anormale, non hanno la capacità di sopravvivere … Le nuove generazioni si chiederanno perché ci sia stato un pur breve interesse per Beardsley. E’ stata una moda passeggera, un piccolo segno di decadenza e niente più. La nostra pietà può andare, se mai, alle lunghe sofferenze dell’uomo, e il nostro cordoglio a una persona malata nel fisico e nella mente, come le sue opere stanno a dimostrare.”

Aubrey Beardslei, Illustrazione per La vera storia di Luciano, 1894

Aubrey Beardslei, Illustrazione per La vera storia di Luciano, 1894


Aubrey Beardsley, Illustrazione per le Satire di Giovenale

Aubrey Beardsley, Illustrazione per le Satire di Giovenale


Aubrey Beardsley, Ritratto di Edgar Allan Poe

Aubrey Beardsley, Ritratto di Edgar Allan Poe

 

Aubrey Beardsley, Autoritratto

Aubrey Beardsley, Autoritratto

Aubrey Beardsley: il prodigio del disegno ultima modifica: 2015-03-21T15:48:45+00:00 da barbara
9 Comments
  • Guido Sperandio
    Posted at 09:05h, 22 marzo Rispondi

    Il tuo blog è stato improvvisamente sostituito da pagine di wordpress che presentano wordpress! Come si spiega?
    Hanno bannato Beardsley?

    • barbara
      Posted at 13:35h, 22 marzo Rispondi

      Tranquillo sono solo “lavori in corso” 😀

  • Guido Sperandio
    Posted at 16:27h, 22 marzo Rispondi

    Pare che funzioni.
    Per un attimo ho pensato a Beardsley, colpito non solo da vivo ma anche da morto.
    Mi sbagliavo, pare che (per il momento) il chador non sia ancora obbligatorio.

    • barbara
      Posted at 16:29h, 22 marzo Rispondi

      … per fortuna tutto si è risolto per il meglio … 😀
      … anzi, siccome non sono sicura di aver ripristinato tutte le funzionalità, a breve avrò bisogno del tuo aiuto …

      • Guido Sperandio
        Posted at 17:37h, 22 marzo Rispondi

        Puoi contarci. Non ho remore a correre in soccorso di chi se la sa benissimo cavare 🙂

  • valerio b. cosentino
    Posted at 18:53h, 22 marzo Rispondi

    niente è buono o cattivo se non è tale nel nostro pensiero (amleto)
    appunto

  • Stefano Cardarelli
    Posted at 21:34h, 23 marzo Rispondi

    Grande disegnatore, citato da Ezra Pound nei Cantos

    • barbara
      Posted at 18:00h, 24 marzo Rispondi

      Grande disegnatore sì, interessante questa citazione potresti mandarmela?

  • Stefano Cardarelli
    Posted at 22:37h, 24 marzo Rispondi

    Sono due in verità. La prima è inclusa nel Canto LXXIV, il primo dei Canti Pisani:

    “il bello è difficile” disse il signor Beardsley…

    La seconda, più estesa, nel Canto LXXX:

    La beauté “il bello è difficile, Yeats” disse Aubrey Beardsley / quando Yeats gli chiese perché disegnasse degli orrori / o almeno non dei Burne-Jones / e Beardsley sapeva che stava per morire e che doveva / far colpo in fretta.

    “beauty is difficult”

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