"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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James Abbott McNeill Whistler: la sinfonia della pittura

James Abbott McNeill Whistler: la sinfonia della pittura

James Abbott McNeill Whistler, Sinfonia in bianco n. 3, 1865-1867

James Abbott McNeill Whistler, Sinfonia in bianco n. 3, 1865-1867

 “Whistler è un artista che mira al capolavoro. Ciò non significa la perfezione, ma un’opera che riflette con la massima intensità una personalità.”

(Stéphane Mallarmè)

James Abbott McNeill Whistler, Sinfonia in blu e rosa, 1868

James Abbott McNeill Whistler, Sinfonia in blu e rosa, 1868

Stéphane Mallarmè condivideva con lui il culto per l’indeterminato, Oscar Wilde lo riconosceva come un eccelso avversario per le sue schermaglie verbali, di Courbet era un caro amico, tanto che gli prestò l’amante come modella per la scandalosa tela L’origine del mondo, Fantin-Latour lo aveva rappresentato, in piedi in primo piano, accanto a Baudelaire e a Manet nel suo celebre Omaggio a Delacroix; maestro di stile e brillante polemista, James Abbott McNeill Whistler fu un autentico talento della pittura.

Celebrato dal suo tempo come una delle personalità più influenti, Whistler spinse la sua ricerca artistica ai limiti dell’evanescente, dando vita ad una realtà misteriosa e silente, scandita solamente dalla luce e dal colore.

James Abbott McNeill Whistler, Tre figure, Sinfonia in rosa e grigio, 1868-1878

James Abbott McNeill Whistler, Tre figure, Sinfonia in rosa e grigio, 1868-1878

Nato nel 1834 a Lowell, nel Massachusetts, Whistler apprese i rudimenti del disegno all’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo, città nella quale si trasferì con la famiglia per un certo periodo di tempo. Americano per nascita, Whistler rimase sempre un outsider, un apolide dell’arte, non essendo tipicamente americano nel suo lavoro, ma nemmeno francese o inglese, seppur soggiornò a lungo a Parigi e a Londra. Non rientrò mai in un movimento particolare, anche se fu affine, anzi anticipò, le ricerche degli impressionisti e condivise con loro l’amore per l’arte orientale.

James Abbott McNeill Whistler, Armonia in grigio e verde, Ritratto di miss Cicely Alexander, 1872 - 1874

James Abbott McNeill Whistler, Armonia in grigio e verde, Ritratto di miss Cicely Alexander, 1872 – 1874

Un raffinato dandy, uno sfiancante coltivatore del proprio ego, arguto e litigioso, Whistler viene ricordato per il clamoroso processo che lo vide protagonista, nel 1878, contro il critico John Ruskin. Fu più uno scontro di generazioni e di modi di interpretare l’arte, che un’autentica causa legale, in ogni modo, sebbene la vicenda si concluse con una vittoria per Whistler, dal punto di vista finanziario, fu una vera e propria sconfitta. Costretto a pagare ingenti spese legali, perse la casa, lo studio e la sua preziosa collezione di porcellane; ridotto in bancarotta si rifugiò a Venezia dove eseguì una splendida serie di acqueforti.
L’episodio, al di là del suo valore aneddotico, è emblematico per intendere la posizione eccentrica di Whistler nella storia dell’arte: pittore straordinario ma isolato, Whistler condusse una strada impervia e solitaria, in grado di anticipare, nei suoi esiti finali, la pittura assoluta di Kandinskij.

Non è un caso se le sue composizioni, accanto ad un titolo descrittivo, recano delle diciture musicali come Sinfonia in bianco, Sinfonia in blu e rosa, Armonia in grigio e verde, a sottolineare così un deciso allontanamento dal realismo per abbracciare l’idea di un’arte che, lontana da preoccupazioni morali, utilitarie o religiose, sia perfetta espressione solo di se stessa: un’arte per l’arte ove il fine primo ed ultimo è esclusivamente quello estetico.

James Abbott McNeill Whistler, Notturno in blu e oro, San Marco, Venezia, 1879 - 1880

James Abbott McNeill Whistler, Notturno in blu e oro, San Marco, Venezia, 1879 – 1880

Fu soprattutto con la serie dei Notturni degli anni Settanta, che Whistler toccò i vertici di questo suo modo di dipingere evocativo: accordando il pennello sulle note dei colori, egli riuscì a tramutare i paesaggi in strofe di una delicata elegia.

Le forme si dissolvono in luce e colore, i dettagli si sfaldano nell’insieme, lo spazio diviene un campo piatto sul quale disporre forme astratte: una pittura di allusioni e di metafore, di corrispondenze e di sinestesie, atte a superare i tradizionali confini dei linguaggi artistici per affondare nel carattere eternamente aurorale dell’atto creativo.

James Abbott McNeill Whistler, Notturno, 1878

James Abbott McNeill Whistler, Notturno, 1878

Oscar Wilde si chiedeva se la nebbia sul Tamigi fosse mai esistita prima che Whistler la dipingesse, un paradosso in grado di farci comprendere la grandezza di un artista che, con la sua straordinaria immaginazione, fu in grado di restituirci una nuova e più autentica visione della realtà: una realtà emotiva ed emozionale, vaporosa ed incorporea come le nubi che si sfaldano nel cielo.

James Abbott McNeill Whistler, Notturno in blu e argento, La laguna di Venezia

James Abbott McNeill Whistler, Notturno in blu e argento, La laguna di Venezia

“La natura contiene gli elementi, forme e colori di ogni pittura, come la tastiera contiene le note di ogni musica. Il pittore è come il musicista che si siede al piano. Sceglie le sue note, forma i suoi accordi, traendo una armonia dal caos.”

(James Abbott McNeill Whistler, 1885)

Aubrey Bearsley, Carucatura di James Abbott McNeill Whistler

Aubrey Bearsley, Carucatura di James Abbott McNeill Whistler


Edouard Manet, Omaggio a Delacroix, 1864

Edouard Manet, Omaggio a Delacroix, 1864

James Abbott McNeill Whistler: la sinfonia della pittura ultima modifica: 2015-03-18T20:52:40+00:00 da barbara
11 Comments
  • Guido Sperandio
    Posted at 15:03h, 19 marzo Rispondi

    Scrivi: «per abbracciare l’idea di un’arte che, lontana da preoccupazioni morali, utilitarie o religiose, sia perfetta espressione solo di se stessa…».
    Mi ricordi un mio pensiero ricorrente come il concetto d’arte sia relativo, soggettivo e in costante mutazione, e costante motivo di discussioni e diatribe…

    • barbarameletto
      Posted at 12:41h, 21 marzo Rispondi

      Sono proprio curiosa di saperne di più su queste diatribe… Il concetto di arte è relativo nel senso che cambia con il tempo: mutano le condizioni storiche, sociali e culturali che producono l’arte, ma il senso intrinseco di valore rimane come una costante. Muoiono gli artisti, ma le opere rimangono qui vive e presenti, capaci ancora di emozionarci e di sbalordirci, ma se sempre se di vera arte si tratta, e qui potremmo aprire un intero capitolo….

      • Guido Sperandio
        Posted at 13:10h, 21 marzo Rispondi

        Su cos’è arte e cosa non lo è, morissi a cento e più anni, sono sicuro che ancora se ne discuterebbe. Non si spiegherebbero altrimenti le accanite contrapposizioni furibonde tra i suoi stessi protagonisti di ogni tempo ed epoca.
        C’è poi la capacità di emozionare di un’opera. Ma qui, mi pare, dipende, in sostanza, dalla sensibilità e preparazione di chi ne fruisce. Mi capita, ad esempio, di leggere cose che non possono non essere giudicate povere se non meschine od oscene e che pure riscuotono cori di condivisione.
        L’arte, come il diritto e l’economia sono materie troppo “umane” per non risultare sfuggenti e fluide. Invidio chi ha certezze. E i geometri costruttori di villette, dove le leggi della fisica sono indiscutibili 🙂

        • barbarameletto
          Posted at 16:41h, 21 marzo Rispondi

          Di certezze, come di verità assolute, non ce ve ne sono, può affermare il contrario solo colui che non si pone domande.
          Posso solo dire che l’arte, come dice la parola stessa, ha a che fare con un “saper fare”, un’abilità, una capacità concreta. Non deve essere per forza bella: anche il brutto nell’arte trova il suo posto, basta pensare all’opera di Bacon. Il valore estetico è un qualcosa che noi attribuiamo a posteriori, l’arte ha un valore intrinseco capace di superare il tempo e la storia, consegnandosi nel regno dell’immortalità.
          Forse è più facile comprendere cosa non è arte: quando l’arte diventa una merce non parliamo più di arte, ma di mercato. Per me i tanti Hirst, Cattelan, Koons non sono artisti, ma grandi business men. Quello che fanno non sono opere d’arte, ma prodotti finanziari: cavalcano l’onda economica e questo lo sanno fare bene. 😀
          http://barbarainwonderlart.com/2014/04/16/dalla-pop-art-alla-pop-star/

          • Guido Sperandio
            Posted at 18:54h, 21 marzo Rispondi

            Condivido, verissimo, che forse è più facile comprendere cosa non è arte, e sono super d’accordo sulla cricca Cattelan & Co.
            Piuttosto, non riesco più a collegarmi al tuo sito di sempre, mi appare una pagina intestata a te, ma che parla esclusivamente di WordPress, NON C’E’ NIENTE DEL TUO USUALE SITO, SEMBRA LA PUBBLICITA’ DI WORDPRESS, COSA SUCCEDE????

  • Aubrey Beardsley: il prodigio del disegno | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 15:48h, 21 marzo Rispondi

    […] ← James Abbott McNeill Whistler: la sinfonia della pittura […]

  • lois
    Posted at 22:04h, 21 marzo Rispondi

    Whistler è stato un grande artista ed un grandissimo anticipatore delle moderne tendenze artistiche, anche se, come dimostra il processo intentato contro Ruskin (processo che di fatto anche per il critico, rappresentó un’ecatombe), la sua modernità non fu compresa.
    Premesso che concordo sul business “anti-artistico” del contemporaneo, credo che tutte le domande che ci poniamo per definire l’arte sono fondamentalmente senza risposta certa. Non siamo di fronte alla scienza, ma ad un’attività umana che necessita di interazione e condivisione. Come scrivi tu, nel temp è anche mutata l’accezione estetica dell’arte: se solo pensiamo al prima ed al dopo “Damoiselles d’Avignon” nel 1906 il brutto divenne bello. Per non parlare poi del fattore ‘tempo’ che motiva ulteriori considerazioni sull’accezione dell’arte. Non a caso gli stessi notturni di Whistler (definiti da Ruskin come il risultato di pentole scoppiate!) non furono compresi alla sua epoca mentre oggi li consideriamo capolavori. L’unico dato certo che mi permetto di sottolineare è dato da quell’ineliminabile valore estetico che definisce l’arte, abbinato poi solo successivamente “a quella sua capacità di emozionarci”.

  • valerio b. cosentino
    Posted at 19:52h, 22 marzo Rispondi

    non me la sento di leggere e basta, condivido molto di quel che ho letto, ma l’argomento temo sia molto vasto e infido.
    dalla pazzia di van Gogh alle misconosciute e vaste capacità di Draper, alle contrapposizioni tra arte e kitsch su “Apocalittici e integrati”, di umberto eco.
    “quella capacità di emozionarci” è relativa a cosa, tutto sommato? l’emozione, appunto, “dipende, in sostanza, dalla sensibilità e preparazione di chi ne fruisce”.
    credo, nel mio piccolo, di cercare di conoscere più possibile, e così capire per apprezzare, perché anche la sensibilità e la preparazione vanno coltivate (stasera ho imparato ad apprezzare un po’ di più sia Whistler sia Beardsley). 🙂
    Il successo contemporaneo sappiamo che è relativo: accanto a un banksy c’è spesso un thierry guetta che sa sfruttare meglio il mercato.
    Il bello si insegna facendo conoscere, sempre di più; per questo apprezzo anche queste cose:
    http://www.didatticarte.it

  • barbara
    Posted at 12:55h, 23 marzo Rispondi

    Sono veramente lieta di vedere che questo argomento è stato in grado di generare una vivace discussione. Il tema è veramente ampio e andrebbe sviscerato pezzo a pezzo, comunque una cosa per me è certa, anche se un giudizio univoco ed assoluto non può e non deve nemmeno esistere, l’arte non è certo un’operazione finanziaria, come purtroppo la società contemporanea lascia intendere.

  • Herbert List: l’incanto del Mediterraneo
    Posted at 18:22h, 25 marzo Rispondi

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  • Fernand Khnopff: il perfetto simbolista - barbarainwonderlart © Barbara Meletto
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