"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Capolavori della Tate Britain: John William Waterhouse, Lady of Shalott, 1888

Capolavori della Tate Britain: John William Waterhouse, Lady of Shalott, 1888

“[…] Lì intesse giorno e notte
una magica tela dai colori vivaci.
Ed aveva sentito una voce secondo cui
una maledizione l’avrebbe colpita
se avesse guardato verso Camelot.
Non sapeva quale fosse la maledizione.
E così tesseva assiduamente,
ed altre preoccupazioni non aveva,
la Signora di Shalott.
E muovendosi attraverso uno specchio limpido
appeso di fronte a lei tutto l’anno,
ombre del mondo appaiono. […]”

(Alfred Tennyson, Lady of Shalott, 1853)

John William Waterhouse, Lady of Shalott, 1915

John William Waterhouse, Lady of Shalott, 1915

Fra le molte leggende che alimentarono l’immaginario dei pittori preraffaelliti, il ciclo arturiano occupò un posto di particolare riguardo all’interno di un più generale recupero del medioevo, rivisitato con sfumature fortemente romantiche. Contro la rivoluzione industriale che degradava e mercificava i rapporti umani, i preraffaelliti crearono una realtà fantastica ed immaginaria, estremo rifugio di un’arte preziosa ed elitaria.
Nel 1833 Alfred Tennyson pubblicò la ballata Lady of Shalott (La Dama di Shalott), basata sull’opera tardomedievale di Thomas Malory Le Morte d’Arthur (La Morte di Artù).

La storia narra di una certa Elaine di Astolat che viveva rinchiusa in una torre presso la città di Shalott. Vittima di una tremenda maledizione, ad Elaine era vietato il guardare verso Camelot, pena la morte. Per aggirare i limiti della magia, la fanciulla era costretta a guardare il mondo esterno attraverso uno specchio, tessendo ciò che vedeva su una tela incantata. Un giorno, vedendo Lancilotto riflesso nello specchio, la Dama di Shalott fu rapita d’amore verso il cavaliere tanto che, stufa di vedere la realtà attraverso un pallido riflesso, non resistette alla tentazione di guardare direttamente fuori. Consapevole del fatto che sarebbe morta molto presto, Elaine lasciò la torre e, trovata una barca dove scrisse il suo nome, si lasciò così morire. La barca con la ragazza arrivò fino a Camelot dove fu trovata da Lancilotto che riuscì solamente a mormorare: “ha un bel viso. Dio nella sua misericordia le conceda la pace.”

William Holman Hunt, Lady of Shalott, 1889

William Holman Hunt, Lady of Shalott, 1889

Questa leggenda ispirò numerose opere pittoriche del circolo preraffaellita, affascinato dall’immagine di questa bella donna condannata ad una così ingrata sorte: storia di amore e di morte dai risvolti altamente simbolici.
John William Waterhouse, formatosi qualche decennio dopo lo scioglimento della confraternita, continuò a subire il fascino di questa narrazione realizzando, tra il 1888 ed il 1915, tre meravigliose tele ispirate a Elaine di Astolat, tragica eroina, perita a causa di un amore impossibile. La prima tela, del 1888, narra l’ultima parte della vicenda, il momento in cui la Dama di Shalott si imbarca verso il suo viaggio fatale.

“[…]lei discese e trovò una barca
galleggiante presso un salice,
e intorno alla prua scrisse
la Signora di Shalott.
Ed oltre la pallida estensione del fiume
come un’audace veggente in estasi,
che contempli tutta la propria mala sorte
con una espressione vitrea
guardò verso Camelot.
E sul finir del giorno
mollò gli ormeggi e si distese:
l’ampio fiume la portò assai lontano,
la Signora di Shalott.[…]”

(Alfred Tennyson, Lady of Shalott, 1853)

John William Waterhouse, Lady of Shalott, 1888

John William Waterhouse, Lady of Shalott, 1888

In una parete, forse un po’ troppo affollata della Tate Britain, che tradisce un ridondante gusto espositivo vittoriano, spicca, con tutta la sua triste bellezza, il quadro di Waterhouse che immortala la fanciulla nel momento in cui, liberatasi dalle catene che la tenevano legata ad un’immagine illusoria della realtà, entra nel mondo autentico scoprendo subito il suo lato più negativo: l’incontro con la vita accompagnato dall’inevitabile appuntamento con la morte. Con un candido vestito, lo sguardo perso verso il suo imminente destino, la giovane siede sulla barca su cui giacciono tre candele, un crocefisso e la tela ove, nella solitudine più profonda, aveva tessuto l’immagine di un mondo, fino ad allora, solamente sognato. La grandezza di Waterhouse sta nel saper unire una pennellata realistica ad un onirico intreccio cromatico, rendendo, in modo sublime, l’intensità dell’evento che si sta consumando sotto i nostri occhi.
Romanticismo e realismo si fondono così in una rappresentazione leggendaria ma dai tratti fortemente umani: un mito che rispecchia il desiderio d’amore di ogni uomo. Ecco che allora la bella dama di Shalott non è altro che l’incarnazione del dramma dell’uomo che anela continuamente qualcosa che non ha, per poi capire, troppo tardi, che non vi è mai fine a questa tensione: una tragica condanna che conduce ad una precoce fine, come quella di Elaine che, costretta a vivere rinchiusa, scoprì, fin troppo presto, l’ostilità di quel mondo reale da lei tanto agognato.

John William Waterhouse, Lady of Shalott, 1894

John William Waterhouse, Lady of Shalott, 1894

“[…] Mi sto stancando delle ombre – disse
la Signora di Shalott.
A un tiro d’arco dal cornicione della sua dimora,
lui cavalcò fra i mannelli d’orzo.
Il sole giunse abbagliante fra le foglie,
e splendente sui gambali di ottone
del coraggioso Sir Lancelot.
Un cavaliere con la croce rossa perpetuamente inginocchiato
ad una dama nel suo scudo,
che scintillò sul campo giallo,
presso la remota Shalott.
La sua fronte ampia e chiara scintillò al sole;
con zoccoli bruniti il suo cavallo passava;
da sotto il suo elmo fluirono, mentre cavalcava,
i suoi riccioli neri come il carbone,
Mentre cavalcava verso Camelot.
Dalla riva e dal fiume
egli brillò nello specchio di cristallo,
“Tirra lirra” presso il fiume
cantò Sir Lancelot.
Lasciò la tela, lasciò il telaio,
fece tre passi nella stanza,
vide le ninfee in fiore,
vide l’elmo ed il pennacchio,
e guardò verso Camelot.
La tela volò via fluttuando spiegata;
lo specchio si spezzò da cima a fondo
«La maledizione mi ha colta» urlò
la Signora di Shalott. […]”

(Alfred Tennyson, Lady of Shalott, 1853)

Capolavori della Tate Britain: John William Waterhouse, Lady of Shalott, 1888 ultima modifica: 2015-02-12T17:38:18+00:00 da barbara
4 Comments
  • stileminimo
    Posted at 14:35h, 13 febbraio Rispondi

    Che meraviglia! Qui c’è da sognare osservando questi dipinti per un anno e oltre. Grazie.

  • Stefano Cardarelli
    Posted at 13:13h, 16 febbraio Rispondi

    Grandissimi i Preraffaelliti! Complimenti per l’ottima e non ovvia scelta dei dipinti all’interno della copiosa produzione di questo movimento.

    • barbarameletto
      Posted at 18:39h, 16 febbraio Rispondi

      Grazie. Sì veramente grandi i Preraffaelliti, ho sempre avuto un debole per loro, poi, dopo averli visti a Londra, il mio amore è cresciuto in maniera esponenziale. Grandi artisti, grandi evocatori di sogni, grandi narratori di fiabe.

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