"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Venezia: l’illusione di un mito

Venezia: l’illusione di un mito

Canaletto, Arrivo dell'ambasciatore francese a Venezia, 1740

Canaletto, Arrivo dell’ambasciatore francese a Venezia, 1740

“Tutto ciò che mi circonda è imponente, è la grande unione delle forze umane, degna di rispetto, un magnifico monumento non d’un dominatore ma di un popolo intero. E se pure queste lagune si riempiono e dalle acque paludose esalano cattivi vapori; se il gran commercio della città diminuisce, se la sua potenza è svanita, non è, per l’osservatore, meno degna di rispetto la istituzione della repubblica e il suo carattere essenziale. Essa soccombe al tempo come tutto ciò che ha un’effimera esistenza.”
(Johann Wolfgang von Goethe, Venezia, 29 settembre 1786)

Francesco Guardi, Processione notturana in Piazza San Marco

Francesco Guardi, Processione notturana in Piazza San Marco

In una Venezia che stava sprofondando nel definitivo tramonto di una civiltà, allo scadere di quel fatale secolo diciottesimo, sigillo estremo di una lenta consunzione, le arti trovarono una fioritura di portata straordinaria. Nulla può essere paragonato al Settecento veneziano, ove un nuovo talento sorgeva a gara con quello che lo aveva preceduto, sostenuto anche da una ricca committenza proveniente delle corti di tutta Europa.
Patria del piacere, del gioco, della maschera e della trasgressione, Venezia era il luogo dalle infinite suggestioni, dove ogni desiderio pareva essere realizzabile. Era l’universo festante e libertino di Giacomo Casanova, il mondo divertito e smagliante della commedia di Carlo Goldoni, ma anche la terra di superbi talenti quali Pietro Longhi, Rosalba Carriera, Giambattista Tiepolo, Bernardo e Pietro Bellotto, Canaletto, Marco e Sebastiano Ricci, Giovanni Antonio Pellegrini e molti altri ancora.

Pietro Longhi, Il Ridotto di Venezia, 1750

Pietro Longhi, Il Ridotto di Venezia, 1750

Tappa privilegiata del Grand Tour, Venezia attirava giovani artisti e aristocratici smaniosi di arricchire la propria formazione culturale, ma anche di immergersi nel mito di una città avvolta dal vizio più sfrenato dove il carnevale, con il suo spirito libero e gaio, durava tutto l’anno.
Al declinante peso politico faceva dunque da contrasto l’influenza della città lagunare come centro europeo di grande interesse turistico a cui si accompagnava, di pari passo, lo sviluppo di un commercio intellettuale e di oggetti d’arte.
Fu proprio in quest’epoca che sorse un fiorente mercato che portò, in molti casi, ad una vera e propria svendita di opere e allo smembramento di prestigiose collezioni.; la pressante e incessante domanda di souvenir veneziani vide inoltre la nascita di una nuova e moderna concezione dell’arte, fatta ad uso e consumo di una variegata clientela di turisti. Lungi dall’esaurirsi nelle gondole di plastica, come quella ricordata da Goethe come dono fattogli dal padre, l’arte da “cartolina” esaltò le potenzialità di un preciso genere pittorico, il vedutismo, al quale si adoperarono sia artisti di grande levatura, sia artisti di minor fama, desiderosi di entrare in un traffico assai redditizio.

Pietro Longhi, Il cerusico, 1752

Pietro Longhi, Il cerusico, 1752

Mentre i nobili venivano ad affinare i loro gusti e gli studenti giungevano per imparare dalla superba tradizione italiana, l’arte prodotta a Venezia in questo periodo mostrava una certa predilezione per i paesaggi, le architetture, le feste e il folklore, appagando la ricerca di quel “sogno dell’Italia” vagheggiato dai numerosi visitatori stranieri.
E così fra un Canaletto, un Guardi e un Bellotto si annidavano nomi relativamente sconosciuti, ma tutti con qualche cosa da dire.

Canaletto, Canal Grande presso Santa Maria della Salute, 1742

Canaletto, Canal Grande presso Santa Maria della Salute, 1742

L’Europa più ricca e più evoluta accorreva in questa Venezia che, ceduto il suo primato marittimo, incominciava a svendere all’incanto un’idea, l’illusione di una città di una bellezza straordinaria, ma totalmente avulsa dal mondo reale, sospesa tra cielo e mare, tra mito e realtà, tra forma e immaginazione.
L’arte stessa si fece espressione di questo momento particolare; con le sue vedute, i suoi capricci, le sue decorazioni maestose essa presentava una realtà fittizia, quasi astratta, di una società in pieno declino, un declino alla portata del primo offerente. Tra le lancinanti contraddizoni della grazia e della forza, tra frivolezze rococò e oggetività illuministe, la spensierata felicità dell’attimo si univa ad un struggente senso di morte.
Sogno di poeti, scrittori, artisti, viaggiatori, nessuno ha saputo resistere alla magia di Venezia, con il suo fascino unico: città di amore e di morte, luogo prediletto per amare e per morire.

“Questa era Venezia, la bella lusinghiera e ambigua, la città metà fiaba e metà trappola, nella cui atmosfera corrotta l’arte un tempo si sviluppò rigogliosa, e che suggerì ai musicisti melodie che cullano in sonni voluttuosi.”
(Thomas Mann, La morte a Venezia, 1912)

Bernardo Bellotto, Vista di Piazza San Marco

Bernardo Bellotto, Vista di Piazza San Marco

 

Canaletto, Riva degli Schiavoni, 1730

Canaletto, Riva degli Schiavoni, 1730


Pietro Longhi, Il solletico

Pietro Longhi, Il solletico

Venezia: l’illusione di un mito ultima modifica: 2015-01-30T16:52:42+00:00 da barbara
6 Comments
  • dbd66
    Posted at 17:15h, 30 gennaio Rispondi

    “quadrilogia” Veneziana , ottimo direi ! 🙂

    • barbarameletto
      Posted at 17:17h, 30 gennaio Rispondi

      … diciamo che su Venezia si potrebbe fare un’enciclopedia, e forse non basterebbe a raccontarla 😀

  • Guido Sperandio
    Posted at 10:27h, 31 gennaio Rispondi

    Mi piace tantissimo questo offrire l’humus da cui nasce l’arte.
    La rende più significativa e comprensibile.
    Questo post, se vogliamo, da molto su cui riflettere. Fra i vari aspetti, ultimo non ultimo il parallelo con la situazione nostra e dell’intero Occidente… 🙂

  • Stefano Cardarelli
    Posted at 17:01h, 31 gennaio Rispondi

    Venezia è come il Tango: universo a sé stante, argomento infinito e inesauribile, non sai mai da dove iniziare e cosa non dire per scadere nell’ovvio

  • La linea d'ombra
    Posted at 23:00h, 05 febbraio Rispondi

    Complimenti per quest’articolo….Raffinatissimo e davvero interessante!

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