"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Jan Steen: il disordine del quotidiano

Jan Steen: il disordine del quotidiano

Jan Steen, I retori alla finestra, 1662-1666

Jan Steen, I retori alla finestra, 1662-1666

“In una libera Repubblica è lecito a chiunque di pensare quello che vuole e di dire ciò che pensa.”
(Baruch Spinoza)

Jan Steen, La festa di San Nicola, 1665-1668

Jan Steen, La festa di San Nicola, 1665-1668

Patria della tolleranza, dove l’esercizio della politica è ridotto all’uso della razionalità civica, l’Olanda fu la protagonista, ancor prima di quel fatidico 1789, della prima grande rivoluzione moderna capace di sradicare fanatismo, dispotismo, tirannia e superstizione.

Forte di una classe dirigente per la quale l’importante era “di essere libera per essere ricca e ricca per essere libera”, la Repubblica olandese costituiva all’epoca il “magazzino generale dell’universo”, con la sua oligarchia, la sua vivace industria editoriale, i suoi orizzonti di traffico internazionale e con i suoi pittori che andavano indicando una nuova e seducente visione della realtà: una libertà di pensiero e di azione che alimentò la fantasia di letterati, intellettuali ed artisti.

Jan Steen , Coppia che danza, 1663

Jan Steen , Coppia che danza, 1663

In questo contesto prese vita l’opera di Jan Steen, un nome sconosciuto ai molti, sopraffatto dalla fama dei più celebri Vermeer o Rembrandt, ma che fu uno dei più popolari pittori nell’ Olanda del XVII secolo.
Nato a Leida nel 1626 da una famiglia cattolica benestante, Steen fu un artista assai prolifico, dipinse circa ottocento quadri, di cui circa trecentocinquanta giunti fino a noi, specializzandosi nelle scene di vita quotidiana.

Furono soprattutto le classi medie e basse della società ad essere scrutate dall’occhio clinico di Steen: le taverne, le feste popolari, le occupazioni ordinarie, divennero i palcoscenici ideali per esibire l’umanità anche nelle sue più brutali aberrazioni ed infime distorsioni.

Jan Steen, La festa del fagiolo

Jan Steen, La festa del fagiolo

Erede della tradizione culturale olandese, le sue tele, lungi dall’essere delle semplici scenette di genere, fanno riferimento alla letteratura dei Paesi Bassi e agli antichi proverbi olandesi: allusioni assai colte e sofisticate, difficilmente interpretabili se non attraverso un’esegesi dettagliata.
Anche ad uno sguardo superficiale, però, l’arte di Steen fornisce un’utile documentazione storica sulla vita del tempo.

L’attenzione ai dettagli, sia nelle scene di interno che in quelle di esterno, restituisce un ritratto assai esaustivo dei tipi, delle abitudini e dei costumi della società in cui viveva: particolari realistici singolarmente, ma enfatizzati nella ricostruzione d’insieme, fino a farne una messinscena teatralmente esagerata.
Molte delle sue tele sono tanto caotiche e vivaci, che egli stesso divenne il protagonista di un proverbio olandese: van een huishouden Jan Steen (è una famiglia Jan Steen) si dice, ancora oggi, per indicare una scena disordinata.

Jan Steen, L'allegra famiglia, 1668

Jan Steen, L’allegra famiglia, 1668

Pittore assai richiesto dai suoi contemporanei e ben pagato per i suoi servigi, Jan Steen non ebbe alcun apprendista, ma i suoi quadri ispirarono numerosi artisti nel corso dei secoli.
Perfino Joan Mirò, quando nel 1928 si recò al Rijksmuseum, fu suggestionato dall’opera di Steen che divenne un riferimento prezioso per il suo primo periodo surrealista: Lezione di danza, di cui Mirò possedeva una riproduzione, fu lo spunto per la realizzazione di Interno olandese II del 1928.

Uno straordinario incontro tra il Secolo d’Oro olandese e l’Avanguardia del Ventesimo secolo, tra la pittura fiamminga con la sua luce, il suo senso di verità descrittiva ed il surrealismo fantastico e visionario di Mirò: due realtà culturalmente e storicamente lontane ma riavvicinatesi nella dimensione atemporale dell’Arte.

Jan Steen, Lezione di danza, 1665-1668

Jan Steen, Lezione di danza, 1665-1668


Joan Mirò, Interno olandese II, 1928

Joan Mirò, Interno olandese II, 1928

Jan Steen fu un altro superbo fiore dell’Olanda seicentesca, un libertario giardino di talenti dove, come perfettamente interpretò Spinoza, “vivono in perfetta concordia uomini di tutte le nazionalità e di tutte le religioni; e per affidare i propri beni a qualcuno i cittadini si preoccupano soltanto di sapere se costui sia ricco o povero, e se sia solito agire in buona o mala fede. La religione o la setta cui egli appartiene non gli interessa affatto, poiché ciò non contribuisce per nulla a far loro vincere o perdere la causa dinanzi al giudice.”

Jan Steen, Donna alla toeletta

Jan Steen, Donna alla toeletta


Jan Steen, Nella taverna

Jan Steen, Nella taverna


Jan Steen, Giocatori di carte, 1660

Jan Steen, Giocatori di carte, 1660

Jan Steen: il disordine del quotidiano ultima modifica: 2015-01-21T19:23:18+00:00 da barbara
8 Comments
  • Guido Sperandio
    Posted at 20:50h, 21 gennaio Rispondi

    Non conoscevo (naturalmente, figurarsi il contrario!) questo Ian Steen e devo dire che è appassionante.
    Il dettaglio del cane di turno, ripreso più vero del vero. C’è veramente il senso del quotidiano che esce proprio dai particolari.
    Ecco, Mirò esce al confronto piuttosto… riassuntivo.
    Devo dire che in questo quadro di costumi rilassati, bene o male la gente è tutta vestita e non figurano certi debordi attuali… Il massimo rilevato sono le (innocenti, in fin dei conti) attenzioni del vecchio con l’inserviente.
    Stai facendo un lavoro superbo…
    PS: ti segnalo un refuso: “allusioni assai colte e sofisticate”. I refusi sono la mia paranoia proprio perché ho i miei e-book che ne traboccano… SIGH!

    • barbarameletto
      Posted at 13:44h, 24 gennaio Rispondi

      Grazie per il “refuso” prontamente corretto. 😀
      Grazie anche per il “lavoro superbo”. Questo blog è il frutto delle mie passioni e sono convinta che dove c’è la passione il risultato non possa che essere degno di nota. 😀

  • valeriob cosentino
    Posted at 21:00h, 21 gennaio Rispondi

    Non è un articolo a caso, in questi giorni, su una società tollerante. Vero?
    ma sempre ben scritto, e con una nuova conoscenza o un nuovo punto di vista.
    Il ricordo della storia purtroppo è una di quelle cose di cui si è sentita la mancanza.

    • barbarameletto
      Posted at 13:41h, 24 gennaio Rispondi

      Lungi da me l’idea di fare della politica attraverso l’arte.
      La scelta degli articoli è stata casuale: ho un debole per l’arte olandese!
      Comunque, come possiamo ben vedere, la storia non insegna molto al genere umano. 😀

      • valeriob cosentino
        Posted at 17:12h, 24 gennaio Rispondi

        Perdona, nessuna voglia di fare politica: mi gusto i tuoi articoli.
        Mi sono trovato in discussioni in cui la storia era dimenticata ed il tuo pezzo mi ha fatto scoprire un altro aspetto, ma qui giustamente privilegiamo quello artistico, che per me è comunque un’altra scoperta.
        Che apprezzo ogni volta. Mi associo al post di Paola. 🙂

  • Paola
    Posted at 17:13h, 23 gennaio Rispondi

    Di quel periodo mi ero fatta un’idea di seriosità e rigore. È un piacere averne scoperto anche la leggerezza. 🙂

  • Domenico Ripa
    Posted at 14:08h, 12 aprile Rispondi

    Complimenti! Grazie.

    • barbara
      Posted at 11:40h, 13 aprile Rispondi

      Grazie a te 😉

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