"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Pigmalione e Galatea: l’ideale possibile

Pigmalione e Galatea: l’ideale possibile

Ernest Normand, Pigmalione e Galatea, 1881

Ernest Normand, Pigmalione e Galatea, 1881

 

“Pigmalione aveva visto le Propetidi vivere questa loro vita colpevole e, indignato dei difetti di cui la natura aveva abbondantemente dotato la donna, aveva rinunciato a sposarsi e passava la sua vita da celibe, dormendo da solo nel suo letto. Grazie però alla felice ispirazione dettatagli dal suo talento artistico, scolpì in candido avorio una figura femminile di bellezza superiore a quella di qualsiasi donna vivente e si innamorò della sua opera.”

(Ovidio, Le Metamorfosi, Libro X)

Agnolo Bronzino, 1529-1530, Pigmalione e Galatea

Agnolo Bronzino, 1529-1530, Pigmalione e Galatea

Narrato da Ovidio nel X libro de Le Metamorfosi, il mito di Pigmalione ha attraversato la storia della cultura, alimentando la fantasia di letterati, artisti, musicisti, registi teatrali e, in anni più moderni, di prestigiosi cineasti.
Il mito narra una storia d’amore impossibile dove, inaspettatamente, l’impossibile trionfa. Pigmalione re di Cipro, ma anche uno scultore assai abile, viveva nella più tetra solitudine, dato che non aveva trovato una donna degna del suo amore.

Disgustato dal sesso femminile, decise di modellare una statua, che chiamò Galatea, a immagine del suo ideale di donna, della quale si innamorò perdutamente. Venere, impietosita dalle preghiere di Pigmalione, trasformò il simulacro della donna in carne viva e i due poterono così sposarsi.

Venere, la dea dell’amore, è dunque la protagonista di questa eccezionale metamorfosi che, invece di pietrificare la vita, vivifica la pietra per consentire l’unione dei due amanti.

Jean-Léon Gérôme, Pigmalione e Galatea, 1890

Jean-Léon Gérôme, Pigmalione e Galatea, 1890

A differenza di Narciso, punito dagli dei per essersi innamorato del suo riflesso, Pigmalione venne esaudito dagli dei, preso com’era dalla brama della sua opera.

Pigmalione non è infatti un personaggio insano che vinto da furor commette atti di empietà, egli è prima di tutto un artifex, un artista, che sceglie consapevolmente di abbandonare la realtà per rifugiarsi nella perfezione dell’arte.

L’amore per la statua si rivela un sentimento puro che trova la sua ragione nella sensibilità dell’uomo: un’esigenza tutta interiore che racchiude il desiderio di un amore autentico e pulito.

François Boucher, Pigmalione e Galatea, 1767

François Boucher, Pigmalione e Galatea, 1767

Il mito di Pigmalione è degno di nota anche perché scardina i principi estetici dell’antichità secondo i quali l’arte è mimesis, ossia riproduzione fedele della realtà. In questo caso l’opera d’arte, ossia la statua dalle fattezze femminee, non riproduce un oggetto reale, ma cerca di dare concretezza ad un’idea: l’artista come creatore di una realtà più bella e perfetta del reale.

“Questa aveva l’aspetto di una fanciulla vera, tanto che la si sarebbe creduta viva e desiderosa di muoversi, se non l’avesse impacciata il pudore. L’arte era tanto grande da non apparire addirittura. Pigmalione stesso è preso dall’immagine di quel corpo e contemplandolo concepisce una passione ardente.”

(Ovidio, Le Metamorfosi, Libro X)

Edward Burne-Jones, Pigmalione e Galatea, 1878

Edward Burne-Jones, Pigmalione e Galatea, 1878

L’arte supera dunque in bellezza la realtà, attestazione di portata rivoluzionaria che sancisce l’autonomia dell’arte dagli aspetti oggettivi, non ponendo limiti alla creazione artistica soggettiva.
Il trionfo del “bello ideale” che, proprio per questo motivo, verrà ripreso e riproposto nel corso dei secoli, come una sorta di manifesto estetico.
Mentre lo sguardo di Medusa pietrifica e toglie la vita, lo sguardo innamorato dell’artista dona vita alla pietra: una magia che si compie in virtù della purezza della sua ispirazione.

Edward Burne-Jones, Pigmalione e Galatea, 1868-1870

Edward Burne-Jones, Pigmalione e Galatea, 1868-1870

“Tornato a casa, andò dalla statua della sua ragazza, si gettò sul letto a baciarla, e gli parve che si riscaldasse. Di nuovo la bacia, le tocca il petto, e l’avorio toccato s’ammorbidisce dalla sua durezza e cede alle dita come la cera d’Imetto s’ammorbidisce al sole e, trattata dal pollice, assume moltissime forme e con l’uso diventa usabile. Mentre stupisce e gode, ma la sua gioia è dubbiosa, temendo l’inganno, l’innamorato tocca e ritocca l’oggetto del suo desiderio. Era davvero un corpo: le vene toccate pulsavano. Allora l’eroe di Pafo pensò le parole più piene per render grazie alla dea, e intanto con le sue labbra preme quelle altre labbra finalmente vere, e la ragazza sentì i baci e arrossì e, sollevando alla luce gli occhi timidi, vide insieme il cielo e l’amante.”

(Ovidio, Le Metamorfosi, Libro X)

Pigmalione, con la sua ricerca ossessiva per la perfezione, incarna la figura dell’artista romantico e decadente che, tutto preso dal proprio ideale estetico, si rinchiude in un mondo solitario, solido baluardo contro le brutture del quotidiano.

In questo senso anche Pigmalione si macchia della colpa di Narciso: non sapendo vedere fuori di sé plasma la sua idea finita e perfetta di realtà. La differenza tra i due risiede solo nella capacità creativa di Pigmalione, capacità questa che gli ha consentito la realizzazione della sua brama d’amore.

Una favola che afferma la capacità dell’arte non solo di riprodurre il reale, ma anche di sostituirlo: l’illusione che supera la realtà.

Anne-Louis Girodet de Roussy-Trioson, Pigmalione e Galatea, 1819

Anne-Louis Girodet de Roussy-Trioson, Pigmalione e Galatea, 1819

“L’artista è il creatore di cose belle. Rivelare l’arte senza rivelare l’artista è il fine dell’arte. Chi può incarnare in una forma nuova, o in una materia diversa, le proprie sensazioni della bellezza, è un critico. Tanto la suprema quanto la infima forma di critica sono una specie di autobiografia. Coloro che scorgono cattive intenzioni nelle belle cose, sono corrotti, senza essere interessanti. Questo è un difetto. Quanti scorgono buone intenzioni nelle belle cose sono spiriti raffinati. Per essi c’è speranza. Eletti son gli uomini ai quali le belle cose richiamano soltanto la bellezza.”

(Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, 1890)

Jean Raoux, Pigmalione e Galatea, 1717

Jean Raoux, Pigmalione e Galatea, 1717

Pigmalione e Galatea: l’ideale possibile ultima modifica: 2015-01-07T19:33:37+00:00 da barbara
8 Comments
  • Guido Sperandio
    Posted at 22:45h, 07 gennaio Rispondi

    Questo è un post in un certo senso provocatore. Che dà da pensare.
    In sintesi, l’arte come evasione, uscire dalla realtà nel “bello”.
    Concetto, come dimostri, che è stato alla base di secoli diversi e, se vogliamo, costante, nel tempo.
    Come tutte le affermazioni, penso, anche questa la prendo come informazione.
    In questo senso, sei stata bravissima a renderla, strutturarla e documentarla, e sintetizzarla. Compito per niente facile. E in modo leggero. Nel contempo, esatto.
    Per il resto, se questa concezione dell’arte possa essere l’unica adottabile, è chiaro che abbiamo il privilegio di poter disporre del suono di tante altre campane, ogni secolo ha avuto le sue voci, specie i nostri ultimi, anche discordanti. O no?

    • barbarameletto
      Posted at 17:57h, 08 gennaio Rispondi

      Intanto potresti leggere questo mio breve intervento http://barbarainwonderlart.com/cose-larte/, dove, come ben dici, si può chiaramente capire che Arte come concetto astratto nasce nell’Ottocento (quindi in epoca abbastanza recente) e che quindi va collocato in un determinato momento storico e culturale. La visione ovidiana è molto particolare e innovativa perchè per gli antichi l’arte doveva essere mimesis, ossia imitazione della realtà, anzi nella concezione platonica l’arte imitando la realtà allontanava ancora di più dal mondo delle idee e quindi dalla verità. Il discorso è molto articolato, non esistono, come ben dici, categorie precostituite e tutto deve essere contestualizzato non solo nell’epoca storica, ma anche attraverso la visione dei singoli.
      Non so se ho chiarito i tuoi quesiti, cmq se ti interessa approfondire qualche argomento dimmi pure. 😉

      • Guido Sperandio
        Posted at 21:34h, 08 gennaio Rispondi

        Ho letto subito il tuo link, chiarissimo, che mi ha dato piena risposta anche a questo post.
        Inutile dire che lo condivido, nel contempo – devo dirti sinceramente – che essendo profano della materia e di cultura in generale, affermo ma sempre col dubbio, lasciando aperta la porta a rettifiche e precisazioni.
        Ti sono grato perciò della pazienza, pazienza che denuncia indirettamente la tua passione per la materia. E mi inchino.
        Inutile che ribadisca che mi hai dato l’occasione di disporre di notizie per me altrimenti ignorate o irreperibili.

        • barbarameletto
          Posted at 18:18h, 09 gennaio Rispondi

          Sono qui apposta per tutte le questioni che vuoi pormi, spero solo di essere abbastanza chiara. 😀

  • antina93hippo
    Posted at 06:05h, 08 gennaio Rispondi

    Davvero molto interessante!

    • barbarameletto
      Posted at 17:44h, 08 gennaio Rispondi

      Grazie, diciamo che i miti sono molto interessanti ed esplicativi sulla natura umana e l’arte, in quanto prodotto dell’uomo, qui trova le sue radici più profonde.

  • Antoxis
    Posted at 09:24h, 21 maggio Rispondi

    Semplicemente grazie, Brabara per la lezione.

    • barbara
      Posted at 18:23h, 22 maggio Rispondi

      Grazie a te per l’apprezzamento.

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