"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Henri Matisse: la musica del colore

Henri Matisse: la musica del colore

… e quindi buon anno a tutti voi a ritmo di jazz….

Henri Matisse, Il lupo, dalla raccolta "Jazz", 1946-1947

Henri Matisse, Il lupo, dalla raccolta “Jazz”, 1946-1947

“I colori vi prendono sempre di più. Quel blu vi penetra l’animo. Quel rosso agisce sulla vostra tensione. Quel colore tonifica.

È la concentrazione dei timbri. S’apre una nuova era”

(Henri Matisse)

Henri Matisse, Il mangiatore di spade, dalla raccolta "Jazz", 1946-1947

Henri Matisse, Il mangiatore di spade, dalla raccolta “Jazz”, 1946-1947

Il legame fra musica e pittura ha radici antiche e profonde: un rapporto molto intenso, che non è facile esprimere in sintesi, se non percorrendo l’intera storia dell’umanità.

Tuttavia è interessante notare come, nella cultura occidentale, sia la musica che le arti figurative abbiano avuto, fin dal medioevo, una collocazione eccentrica nell’ambito delle arti liberali.

La musica apparteneva al quadrivio solo in quanto scienza matematica, mentre le arti figurative non venivano nemmeno prese in considerazione, trattandosi di mestieri o di arti meccaniche la cui rivalutazione si ebbe solamente durante il Rinascimento.

Henri Matisse, Il cavallo, il cavaliere e il clown, dalla raccolta "Jazz", 1946-1947

Henri Matisse, Il cavallo, il cavaliere e il clown, dalla raccolta “Jazz”, 1946-1947

Le due arti, così neglette in passato, dimostrarono sempre un interesse reciproco, non solamente a livello iconografico, ma soprattutto come suprema espressione di sentimenti e di emozioni.
Lo stesso linguaggio ci offre una preziosa testimonianza della connessione esistente fra musica e pittura: colore, timbro, tonalità, armonia, ritmo, movimento, struttura, composizione, sono solo alcuni dei tanti termini comuni alle due discipline.

Una familiarità ancestrale che divenne oggetto di vere e proprie teorizzazioni dapprima durante il Simbolismo, che proponeva una corrispondenza fra tutte le arti, e poi, in modo più strutturato, con le avanguardie storiche, protese alla ricerca di un lessico che potesse essere interscambiabile e adatto sia alla musica che alla pittura.

“Presta le tue orecchie alla musica, apri i tuoi occhi alla pittura, e… smetti di pensare! Chiediti solamente se lo sforzo ti ha permesso di passeggiare all’interno di un mondo fin qui sconosciuto.

Se la risposta è sì, che cosa vuoi di più?”

(Vasilij Kandinskij)

Henri Matisse, Il nuotatore nella vasca, dalla raccolta "Jazz", 1946-1947

Henri Matisse, Il nuotatore nella vasca, dalla raccolta “Jazz”, 1946-1947

Nel 1947 un Henri Matisse stanco e malato, reduce da un’operazione che lo costrinse tra il letto e la sedia a rotelle, elaborò un modo del tutto nuovo ed originale per poter dare sfogo alla sua creatività: quello dei papiers gouaches découpés (carte dipinte e ritagliate).

“Invece di disegnare il contorno e inserirvi il colore, disegno direttamente nel colore”, con queste parole spiegava la sua tecnica Matisse, che consisteva nel ritagliare nella carta colorata delle silhouettes che poi assemblava, ponendo attenzione unicamente all’equilibrio compositivo delle linee e dei colori.

Una novità assoluta nel campo dell’arte: nessun artista, fino ad allora, aveva mai concepito una simile soluzione formale.

“Non c’è frattura tra i miei vecchi quadri e i découpages: ho solo raggiunto con più assolutezza, con maggiore astrazione una forma decantata fino all’essenziale.” (Henri Matisse)

Henri Matisse, La sepoltura di Pierrot, dalla raccolta "Jazz", 1946-1947

Henri Matisse, La sepoltura di Pierrot, dalla raccolta “Jazz”, 1946-1947

Tériade, un editore geniale, vedendo alcune di queste opere nello studio di Matisse, convinse quest’ultimo a realizzare un libro composto da venti tavole colorate inframmezzate da pensieri e frasi scritte con inchiostro nero e pennello.

Il risultato fu “Jazz”: un miscuglio di parole ed immagini che seguono il principio dell’ improvvisazione ritmica tipica del jazz.

I testi, che sono delle riflessioni sulla vita del pittore, “si possono leggere o non leggere”, come sosteneva egli stesso, ma servono come “sfondo sonoro” per far risaltare le immagini, “come gli aster servono in un bouquet per far risaltare gli altri fiori.”

Henri Matisse, Il destino, dalla raccolta "Jazz", 1946-1947

Henri Matisse, Il destino, dalla raccolta “Jazz”, 1946-1947

In origine il titolo dell’opera doveva essere “Cirque” (Circo), ma, in perfetto accordo con l’editore, Matisse decise che “Jazz” potesse essere più evocativo di quel senso di libertà, di leggerezza e di innovazione che contraddistingueva questa inusitata raccolta di ricordi: venti immagini che racchiudono i pensieri di una vita intera.

Anche Matisse come un jazzista improvvisava su di un tema stando attento all’armonia dell’insieme: “non basta mettere i colori, per quanto belli, gli uni accanto agli altri; bisogna anche che questi colori reagiscano gli uni con gli altri. Sennò è cacofonia. Jazz è ritmo e significato.”

Henri Matisse, Il circo, dalla raccolta "Jazz", 1946-1947

Henri Matisse, Il circo, dalla raccolta “Jazz”, 1946-1947

In quel lontano 1947, quando Matisse componeva questa straordinaria opera, Saint-Germain-de-prés iniziava ad essere invasa dai jazzisti americani: i francesi allora un po’ fuori moda si entusiasmavano per Sidney Bechet e per lo stile del suo sax soprano, i giovani si esaltavano per i guizzi nevrotici di Charlie Parker e lo scrittore Boris Vian mentre scriveva libri surreali suonava la tromba in un gruppo jazz.
Il jazz impazzava un po’ dappertutto e il quasi ottantenne Matisse riuscì a cogliere l’atmosfera di questa sonorità, dimenticando la tecnica e conservando solo la “freschezza dell’istinto”: un assolo poliritmico, dove le immagini “cromatiche e ritmate” si susseguono alla grafia “sonora”.

Henri Matisse, I'incubo dell'elefante bianco, dalla raccolta "Jazz", 1946-1947

Henri Matisse, I’incubo dell’elefante bianco, dalla raccolta “Jazz”, 1946-1947

Sfogliando le pagine di questo libro ci troviamo di fronte alla freschezza dell’improvvisazione: grafia di curve che si trasforma in calligrafia, immagini e puri segni colorati che diventano ritmi sincopati di una sonata data a colpi di forbice.

“Un musicista ha detto che in arte la verità, o il reale, comincia quando non si capisce più nulla di quello che si fa, di cosa si sa, e resta in voi un’energia tanto più forte quanto più è contrariata, compressa, pressata.” (Henri Matisse)

Henri Matisse, Il cowboy, dalla raccolta "Jazz", 1946-1947

Henri Matisse, Il cowboy, dalla raccolta “Jazz”, 1946-1947

E fu così che il grande vecchio, che non sapeva nulla di Charlie Parker e del bebop, con le mani e dei fogli colorati intonò la sua dolce musica, allegra e divagata, ma assieme intensa e struggente: un miscuglio perfettamente equilibrato di infanzia ritrovata, nelle carte ritagliate, e di innovazione formale, nella raffinata semplificazione delle forme.

Un creare improvvisando che Matisse riuscì a compiere proprio perché completamente padrone dei propri mezzi, delle regole e della grammatica compositiva: un adulto che strizza gli occhi ai bambini nella sua voglia di divertire e di divagare a ritmo di jazz.

Henri Matisse, Icaro, dalla raccolta "Jazz", 1946-1947

Henri Matisse, Icaro, dalla raccolta “Jazz”, 1946-1947

“Il sentimento è nemico solo quando non si sa esprimerlo. E bisogna esprimerlo interamente. Se non si prova ad andare fino in fondo si raggiungono solo delle approssimazioni. Un artista è un esploratore. Cominci col cercarsi, col vedersi agire. Soprattutto non si accontenti facilmente.” (Henri Matisse)

Man Ray, Henri Matisse, 1928

Man Ray, Henri Matisse, 1928

Henri Matisse: la musica del colore ultima modifica: 2015-01-01T00:08:57+00:00 da barbara
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