"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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L’arte del giardino

L’arte del giardino

Stowe House, Buckingamshire

Stowe House, Buckingamshire

“Il tuo spirito, lo spirito del luogo, e il GRANDE SPIRITO hanno alla fine prevalso. Non resisterò più a lungo alla passione che sento crescere in me per le cose naturali di cui nè l’artificio nè il concettismo nè il capriccio umani hanno alterato l’ordine genuino, sconvolgendone la condizione primitiva.

Anche le aspre rocce, le caverne muscose, le grotte grezzamente irregolari e le cascate tumultuose, con tutta l’orrida grazia della loro intrinseca selvaticità, nella loro rappresentativa NATURALITA’, saranno più affascinanti e appariranno magnifici al di là della contraffazione formale di giardini principeschi.”

(Anthony Ashley Cooper, III Conte di Shaftesbury, “The Moralists, a Philosophical Rhapsody, 1709)

Stowe House, Buckingamshire

Stowe House, Buckingamshire

Con l’affermazione “l’arte deve cedere alla natura”, agli inizi del Settecento si diffuse una nuova concezione del giardino, denominato giardino di paesaggio o giardino all’inglese. Abbandonate le simmetrie rigorose dei disegni conclusi e codificati, anche l’arte del giardino abbracciò la cultura della complessità e dell’articolazione, in nome dell’inconcluso e dell’indeterminato, sancendo il principio per cui tutto il paesaggio è un giardino.

Patria di questo diverso modo di visualizzare e di esprimere il rapporto della società civilizzata con l’ambiente fu la Gran Bretagna, dove i primi parchi furono realizzati secondo le nuove teorie fin dai primi decenni del Settecento.

Dall’Inghilterra la moda si diffuse, con un certo ritardo, anche nel continente, soprattutto in Francia e, in misura limitata, in Italia.

Rousham House, Oxfordshire

Rousham House, Oxfordshire

Il giardino rinascimentale e barocco assogettavano, quanto più possibile, la natura ai dettami delle regole umane: aiuole e viali geometrici, alberi e siepi costretti in forme cubiche ed emisferiche. Il giardino, dunque, come chiara ed evidente opera di sistemazione dell’uomo dove non era tollerata la presenza di una natura dall’aspetto naturalmente selvaggio.

Questo tipo di giardino, denominato alla francese in quanto venne codificato da André Le Nôtre nella perfetta disposizione dei giardini di Versailles, fu messo in discussione nei primi decenni del XVIII secolo, quando l’Illuminismo rese intollerabili le manifestazioni di assolutismo e di rigida sistematizzazione.

Chiswik House, Chiswik

Chiswik House, Chiswik

Le idee politiche liberali inglesi andarono di pari passo con una nuova visione della natura e del paesaggio, in cui l’opera dell’uomo non doveva apparire se non per esaltarne il lato pittoresco.

Da un’ideale di bellezza classico ed equilibrato si passò a ricercare il sentimento del sublime: una natura artificiosamente selvaggia capace di suscitare emozioni violente e nostalgiche. Una visione che proveniva dalla pittura di paesaggio seicentesca di artisti quali Lorrain e Poussin (molto amati dai collezionisti inglesi), dove alberi, cespugli e una ricca vegetazione disposta in modo informale, dissimulavano l’ordinato equilibrio della struttura pittorica.

Le opere della natura divenivano così più piacevoli quanto più tendevano ad assomigliare a quelle dell’arte. Il fascino del genere consisteva nella sua capacità di evocare la malinconia di un mondo antico e lontano: l’immagine di un’arcadia casto e bucolico, dove uomo e natura vivevano in perfetta armonia e sintonia.

Claude Lorrain, Paesaggio costiero in Italia, 1642

Claude Lorrain, Paesaggio costiero in Italia, 1642

“Vi è qualcosa di più audace e magistrale nei lineamenti negligentemente grezzi della natura che nei tocchi e negli abbellimenti accurati dell’arte.

Le bellezze del giardino o del palazzo più magnifico sono costrette in uno spazio angusto l’immaginazione corre immediatamente loro al di là e richiede qualcos’altro che la soddisfi; nelle vaste distese naturali, lo sguardo vaga invece da una parte all’altra senza limiti, e si nutre di una infinita e illimitata varietà di immagini.

Per questa ragione troviamo sempre il poeta innamorato della vita capestre, nella quale la natura appare al più alto grado di perfezione e fornita di tutte quelle visioni più adatte a dilettare l’immaginazione.”

(Joseph Addison, “The Spectator”, num. 414, 25 giugno 1712)

Chiswik House, Chiswik

Chiswik House, Chiswik

La costruzione di nuovi giardini in Inghilterra si affiancava ad una vasta produzione letteraria e filosofica sull’argomento: il giardino paesaggistico fu un’invenzione altamente intellettualistica, sostenuta da ricchi mecenati di tendenze liberali e diffusa da una élite culturale di tendenze lockiane. Il pensiero di Locke contribuì infatti ad incoraggiare i progettisti ad evocare nelle architetture dei giardini associazioni storiche, etiche e di altro tipo, nella convinzione che il piacere intellettuale di un’individuo potesse essere stimolato da idee e ricordi richiamati alla mente dalle visioni cui andava incontro camminando nel giardino. Il giardino come luogo di meditazione e d’ispirazione artistica, diletto e svago di una colta e raffinata società.

Rousham House, Oxfordshire

Rousham House, Oxfordshire

Il giardino veniva ad acquisire un significato poetico e morale, se non addirittura politico, attraverso una sequenza di esperienze visive che suscitavano differenti emozioni e inducevano svariate associazioni mentali.

Elementi di sorpresa, avvicendamenti di prospettive chiuse ed aperte, invenzioni architettoniche, sculture tratte dall’antico, monumenti od iscrizioni, contribuivano a fare del giardino un’esperienza retorica ancor prima che architettonica. In tal senso la letteratura e la pittura divennero le muse ispiratrici dell’architettura paesaggistica, un’opera, come sosteneva Pope, più vicina a Dio di quanto non fosse la poesia.

“Vi è sicuramente qualcosa nella gradevole semplicità di una natura disadorna che diffonde nell’animo una più serena tranquillità e una sensazione di piacere più profondo di quelle che possono essere suscitate dalle immagini più belle dell’Arte.”

(Alexander Pope, lettera al “Guardian”, 29 settembre 1713)

Joseph Nickolls, Villa di Alexander Pope a Twickenham, 1755

Joseph Nickolls, Villa di Alexander Pope a Twickenham, 1755

Se nei paesi dell’Europa continentale il giardino era un’estensione dell’architettura, nel giardino paesaggistico costituiva una celebrazione della terra: una calcolata ed artificiosa disposizione delle piante prossime alla parte residenziale consentiva loro di fondersi con i terreni agricoli posti ai margini della proprietà.

Un’esaltazione della terra, fonte di ricchezza e di prestigio sociale della nobiltà inglese.

“La poesia, la pittura e l’arte paesaggistica saranno sempre giudicate dagli uomini di gusto le Tre sorelle o le Tre Nuove Grazie che vestono e adornano la natura.”

(Horace Walpole)

Stourhead House, Wiltshire

Stourhead House, Wiltshire

Le bellezze della campagna inglese, forgiate dall’architettura di paesaggio e celebrate nella letteratura e nella pittura contemporanee, non erano quelle di un contadiname industrioso, dedito al lavoro della terra, ma piuttosto quelle di una terra mitica, incantata ed incontaminata: una lontana età dell’oro che richiamava idee di semplicità e di indipendenza. Il giardino imitava la natura ricreandone la spontaneità e la mancanza di formalismo, in aperta antitesi alla grandiosità e all’autoritarismo: la legge di natura andava così a braccetto con i principi enunciati dall’età dei Lumi.

“Ma vi sono molte di queste visioni selvagge che paiono più dilettevoli di qualunque altra artificiale. Troviamo le creazioni della natura ancora più piacevoli, la maggior parte delle quali assomigliano ad opere d’arte.

In questo caso il nostro piacere nasce da un duplice principio, dalla piacevolezza della vista degli oggetti e dalla loro similitudine con altri oggetti.

Ed è per questo che proviamo piacere nel guardare un bel panorama variegato di campi e pascoli, boschi e fiumi; nell’osservare quei paesaggi casuali di alberi, nuvole e città che talvolta si indovinano nelle vene del marmo; nella curiosa erosione di rocce e di grotte; e, in una parola, in nessuna cosa abbia una varietà o una regolarità tali da sembrare effetto di un progetto meditato, in ciò che definiamo opera del caso.”

(Joseph Addison, “The Spectator”, num. 414, 25 giugno 1712)

Stourhead House, Wiltshire

Stourhead House, Wiltshire


Stourhead House, Wiltshire

Stourhead House, Wiltshire

L’arte del giardino ultima modifica: 2014-12-08T14:37:27+00:00 da barbara
3 Comments
  • Paola
    Posted at 19:03h, 08 dicembre Rispondi

    La bellezza della natura è tale che non si può pensare di migliorare, ma forse solo di sottolineare. Grazie per questo momento di ariosità 🙂

    • barbarameletto
      Posted at 19:40h, 09 dicembre Rispondi

      Ti rispondo con le parole di Joan Mirò, “davanti a un albero sento una violenta emozione, come qualcosa che respira, che parla. In un certo senso anche l’albero è umano”, e potrei aggiungere, forse troppo umano. 🙂

  • Bartolomeo Bimbi: il pittore delle “maraviglie” | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 22:02h, 16 dicembre Rispondi

    […] fu un bel tempo antico in cui ogni reggia aveva il proprio orto, perfino nel lussuoso giardino di Versailles vi era uno spazio dedicato alla coltivazione della frutta e della verdura. Ma se […]

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