"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Luisa Casati: l’arte di vivere

Luisa Casati: l’arte di vivere

“Bisogna fare la propria vita come si fa un’opera d’arte. Bisogna che la vita di un uomo di intelletto sia opera di lui.

La superiorità vera, è tutta qui.”

(Gabriele D’Annunzio, “Il Piacere”, 1888)

Man Ray, Ritratto di Luisa Casati, 1922

Man Ray, Ritratto di Luisa Casati, 1922

 

Avevo già parlato in questo blog della Marchesa Casati, musa, mecenate e amante dei più grandi interpreti del Novecento; eccentrica nobildonna, amica dell’arte e degli artisti, fu la donna più scandalosa ed irriverente della Belle Époque.
L’occasione per riproporre un piccolo ritratto di questa straordinaria figura, giunge dalla retrospettiva in corso a Venezia a Palazzo Fortuny: “La Divina Marchesa: Arte e vita di Luisa Casati dalla Belle Époque agli Anni folli.”
Un viaggio nell’universo di una fra le più ricche ereditiere milanesi, il cui scopo principale fu di fare della propria vita un’opera d’arte.

Piuttosto che vivere la vita di riflesso, Luisa decise di immergervisi con tutto l’entusiasmo e l’ardore possibile, sfidando convenzioni e pregiudizi sociali, forte anche di un’ingente patrimonio che mai lesinò per soddisfare i propri piaceri.

Mario Natale Biazzi, Ritratto di Luisa Casati, 1939

Mario Natale Biazzi, Ritratto di Luisa Casati, 1939

Nata il 23 gennaio 1881 da una facoltosa famiglia austromilanese, Luisa Amman andò in sposa, appena diciannovenne, al Marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, più interessato ai suoi cavalli che alla giovane moglie.

Nel 1901 ebbero la loro unica figlia, Cristina, ma il ruolo di dama di corte non le si addiceva e la bella Luisa decise di intraprendere la sua personale strada, seminando scandalo e sconcerto ovunque andasse. Fatale, trasgressiva e salottiera, Luisa Casati fu soprattutto una grande sostenitrice ed appassionata d’arte, intesa come blasone di nobiltà.

Giovanni Boldini, Ritratto di Luisa Casati, 1914

Giovanni Boldini, Ritratto di Luisa Casati, 1914

Dinanzi al suo fascino si prostrarono pittori, scultori e fotografi: da Alberto Martini a Giacomo Balla, Da Umberto Boccioni a Kees van Dongen, da Cecil Beaton a Man Ray, da Jack Kerouac a Filippo Tommaso Marinetti.
Ma fu soprattutto con il Vate, Gabriele D’Annunzio, che la Casati instaurò una relazione molto intensa e duratura; non fu amore, nel senso tradizionale del termine, ma una sorta di gioco erotico ed intellettuale ad armi pari, nel quale nessuno dei due partner risultava prevalere sull’altro.
La sfuggente e misteriosa marchesa, vestita in modo provocatorio e sontuoso, con pantere e leopardi al guinzaglio, una lunga sigaretta di marijuana tra le dita, non potè certo rimanere indifferente al grande poeta, così piccino e calvo, di un’eleganza leziosa e ricercata, instancabile grafomane ed erotomane. Da D’Annunzio battezzata Coré, come la divinità degli Inferi rapita da Plutone, la Marchesa, pericolosa azzannatrice di uomini, venne da lui immortalata nel suo “Libro segreto”.

Giovanni Boldini, Ritratto di Luisa Casati con un levriero, 1909

Giovanni Boldini, Ritratto di Luisa Casati con un levriero, 1909

“O Coré, inafferrabile come un’ombra dell’Ade e desiderabile come il frutto coronato, tu sai che il mio studio di te assiduo dura dal tempo delle cacce lombarde, quando il Ticino improvvisamente apparito dinanzi ai galoppi sembrava ti avvolgesse come una sciarpa azzurrina a te offerta dalla brughiera color di bronzo mal dorato. E il mio studio ha il senso latino. Ardere studio dicevano i Latini per ardere di attenzione e di brama.” (Gabriele D’Annunzio)

Jean de Gaigneron, Ritratto di Luisa Casati, 1912

Jean de Gaigneron, Ritratto di Luisa Casati, 1912

Ciò che D’Annunzio metteva nei suoi romanzi la Casati lo profondeva nella sua stessa vita, come ben notava Jean Cocteau “aveva saputo crearsi un tipo all’estremo. Non si trattava più di piacere o non piacere, e tantomeno di stupire. Si trattava di sbalordire.”

E di aneddoti su di lei ne giravano parecchi, aneddoti che non facevano altro che alimentare il mito che aveva intessuto attorno di sé, divenendo il simbolo di un’epoca: gli ultimi bagliori della mondana frivolezza di una società folle e scostumata che si stava avviando verso il baratro della prima guerra mondiale.

Mariano Fortuny y Mandrazo, la Marchesa Casati con Giovanni Boldini

Mariano Fortuny y Mandrazo, la Marchesa Casati con Giovanni Boldini

Lo spirito dirompente ed aristocratico, a metà strada fra l’idolo pagano e la dea ieratica, fecero della Marchesa la musa di pittori, fotografi, scultori, poeti e romanzieri, tanto che fu una delle donne più rappresentate della storia dopo la vergine Maria.

Dai celebri ritratti di Giovanni Boldini, agli splendidi disegni di Alberto Martini, e poi ancora i dipinti di Augustus John, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Ignacio Zoulaga, Jacob Epstein, Romaine Brooks, Léon Bakst, Julio de Blaas, solo per citarne alcuni, e ancora i ritratti fotografici di Cecil Beaton, del Barone de Meyer e di Man Ray.

Quest’ultimo, vittima di un errore fotografico, ritrasse la Casati con tre occhi: una svista che mortificò Man Ray, ma che entusiasmò la donna che si vide perfettamente “ritratta nell’anima”.

Romaine Brooks, Ritratto di Luisa Casati, 1920

Romaine Brooks, Ritratto di Luisa Casati, 1920

“Luisa Casati dovrebbe essere uccisa, imbalsamata e messa in mostra in una teca di cristallo.”

(Augustus John)

Una vita profondamente vissuta tra stravaganze, feste e travestimenti: l’esistenza come un’opera d’arte da sperimentare continuamente e continuamente rinnovare.

Nel suo immenso narcisismo e nell’identificarsi con le arti, la Marchesa occupò un ruolo di primo piano nella storia del costume, un ruolo oggi purtroppo dimenticato, tanto da essere considerata come una sorta di leggenda, una magnifica eccezione, forse frutto dell’immaginazione di un qualche artista.

Kees van Dongen, Luisa Casati, 1921

Kees van Dongen, Luisa Casati, 1921

“La vita non si trova al piano di sopra: è qui, in questo momento, ogni volta che si pronuncia la parola, ogni volta che ci si lascia andare.”

(Henry Miller, Sexus, 1949)

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Augustus John, Ritratto di Luisa Casati, 1919

 

 

Luisa Casati: l’arte di vivere ultima modifica: 2014-12-06T14:52:07+00:00 da barbara
3 Comments
  • Guido Sperandio
    Posted at 22:28h, 06 dicembre Rispondi

    Sei sempre interessante, e la prosa è ottima-semplice-efficace-chiara.
    (Già bastava il trombone D’Annunzio, da te sapientemente incastonato nel tuo tranquillo scorrere 🙂 … il contagio, starò mica diventando dannunziano? Non sia mai!)
    PS: temo, e mi dispiace, che il tuo monito si avveri: nonostante i miei propositi, hai fatto un lavoro tanto ampio che, mi sa, leggermelo tutto… è come pensare di svuotare il mare con un cucchiaino. Ma facciamo, che il mio proposito resti e poi che sia quel che sarà 🙂

    • barbarameletto
      Posted at 14:42h, 08 dicembre Rispondi

      …. una mela al giorno come si dice … L’impresa è ampia, ma non impossibile 😉 Il fatto è che sono una grafomane instancabile pure io 😀

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