"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Agnolo Bronzino: il poeta della bellezza

Agnolo Bronzino: il poeta della bellezza

Agnolo Bronzino, Allegoria del trionfo di Venere, 1540

Agnolo Bronzino, Allegoria del trionfo di Venere, 1540

Agnolo Tori di Cosimo di Mariano detto il Bronzino, incarnò la pienezza della maniera moderna negli anni del governo di Cosimo de’ Medici, restituendoci l’immagine di una dinastia autoritaria ed autocratica, ma assai elegante e raffinata.
I suoi ritratti, così spietatamente veri, raccontano il rango sociale ed il ruolo politico dei personaggi, con un’attenzione maniacale e minuziosa alla verità dei tratti somatici e dell’abbigliamento.

I volti glaciali e ipnotici sono i volti del potere: effigi iconiche in cui la figura si astrae dalla transitorietà del tempo reale.

Agnolo Bronzino, Ritratto di Eleonora da Toledo, 1550

Agnolo Bronzino, Ritratto di Eleonora da Toledo, 1550

Nato a Firenze il 17 novembre del 1503, soprannominato Bronzino forse per il colore dei capelli, Agnolo di Cosimo fu un artista a tutto tondo: pittore e creatore di cartoni per arazzi, poeta ossequioso della tradizione del Petrarca, ma aperto anche alle tendenze più vernacolari di Francesco Berni.
La sua produzione pittorica, come quella letteraria, si mosse abilmente tra un raffinato registro elegiaco e uno spirito trasgressivo: dagli algidi ritratti ufficiali alle più libere composizioni mitologiche, dalle sofisticate allegorie ai nudi ostentati pervasi da un inquietante erotismo.

Agnolo Bronzino, San Sebastiano, 1525

Agnolo Bronzino, San Sebastiano, 1525

Dopo un breve apprendistato da Raffaellino del Garbo, Bronzino, allora quindicenne, entrò nella bottega del Pontormo con il quale instaurò un rapporto di collaborazione e di profonda amicizia.

Il suo stile iniziale risentì delle influenze del sommo maestro, influenze che pian piano scemarono per maturare uno stile originale, frutto della sintesi fra naturalismo ed astrazione.

Nell’opera del Bronzino è evidente un’inclinazione marcata alla presa diretta della realtà, trasfigurata però in immagini sospese e quasi raggelate, talmente astratte da coprire le istanze naturalistiche di fondo: ritratti di bellissime dame e fieri nobiluomini così distaccati dal mondo, calati nella loro funzione di maestà, ma, come già notava il Vasari, “tutti naturalissimi, fatti con incredibile diligenza, e di maniera finiti che più non si può desiderare.”

Agnolo Bronzino, Ritratto di giovane uomo con libro, 1540

Agnolo Bronzino, Ritratto di giovane uomo con libro, 1540

Questa sua grande capacità valse al Bronzino il ruolo di ritrattista di corte, incarico che occupò dal 1540 al 1564, offrendoci uno spaccato dell’aristocrazia fiorentina dell’epoca: la rappresentazione di un’intera civiltà immobile davanti alla storia, certa di una sorta di eterna durata.

Uomini, donne e bambini occupano uno spazio lontano e metafisico, ma paiono veri e reali tramite la precisione delle fisionomie, degli abiti e degli oggetti che li accompagnano: presenti seppur lontani, talmente vicini che pare di conoscerli.

Agnolo Bronzino, Ritratto di Cosimo de' Medici come Orfeo, 1540

Agnolo Bronzino, Ritratto di Cosimo de’ Medici come Orfeo, 1540

Poeta e pittore del potere, Agnolo Bronzino fu lo specchio e il vertice di una città che sapeva di essere marginale rispetto alla grande storia, ma non per questo meno capace di recare bellezza e novità culturale.

Figlio di un macellaio, Bronzino fu il prototipo dell’artigiano che risale i gradini della scala sociale, guadagnandosi, con la sua arte e la sua cultura, un posto di primo piano negli ultimi fasti di una Firenze che volgeva al suo progressivo ed inesorabile decadimento.

Agnolo Bronzino, Ritratto di Bia figlia di Cosimo de' Medici, 1541

Agnolo Bronzino, Ritratto di Bia figlia di Cosimo de’ Medici, 1541

“ […] E, perché io sono anch’io pur dipintore,
io vi vo’ far vedere a quel ch’è buono
il pennel grosso, il mezzano, il minore.
Que’ corti e grossi al proposito sono,
quando egli accade a guazzo lavorare;
fate pur dinotar quel ch’io ragiono.
Ma quando altrui si vuole assottigliare,
e’ bisogna un pennello accomodato,
che serva a quella cosa che s’ha a fare.
E questo vi sia sempre ricordato,
che ne’ lavori grandi e ne’ gentili
il pennel vuol aver dell’atticciato,
perroché quando son lunghi e sottili
si ripiegano in punta e piglian l’atto
dell’esser torti e son poltroni e vili.
I’ non vo’ lodar questi a nessun
patto, che ti bisogna lisciargli due ore,
se gli vuoi adoprar ad un tuo fatto.
Né per questo si scema dell’onore
al buon pennello, anzi s’accresce in grosso
e se non fosse che ‘l lume si muore
io ve ‘l farei vedere, dov’io non posso.”
(Agnolo Bronzino, da “Del pennello”)

Agnolo Bronzino, Ritratto di Andrea Doria come Nettuno, 1550

Agnolo Bronzino, Ritratto di Andrea Doria come Nettuno, 1550


Agnolo Bronzino, Allegoria della felicità, 1564

Agnolo Bronzino, Allegoria della felicità, 1564


Agnolo Bronzino, Sacra Famiglia, 1540

Agnolo Bronzino, Sacra Famiglia, 1540

Agnolo Bronzino: il poeta della bellezza ultima modifica: 2014-11-27T12:59:38+00:00 da barbara
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