"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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L’arte allo specchio

L’arte allo specchio

“E se tu scruterai a lungo in un abisso,
anche l’abisso scruterà dentro di te.”
(Friedrich W. Nietzsche, Al di là del bene e del male, 1886)

Parmigianino, Autoritratto entro uno specchio convesso, 1524

Parmigianino, Autoritratto entro uno specchio convesso, 1524

Specchi, riflessi, giochi di luce e di ombre, sono stati da sempre i principali strumenti utilizzati dagli artisti.

La stessa nascita della pittura e della scultura va ascritta ad un racconto che ha come protagonisti storie di sembianze effimere, apparenze evanescenti, riflessi proiettati.

Petrus Christus, Sant'Eligio nella bottega di un orefice, 1449

Petrus Christus, Sant’Eligio nella bottega di un orefice, 1449

Plinio il Vecchio, nel XXXV libro della sua Naturalis Historia, narra di una fanciulla di Corinto, figlia del vasaio Butade Sicionio, perdutamente innamorata di un giovane ragazzo. Dovendo questi partire per qualche tempo, la ragazza, che già si struggeva per l’imminente assenza, vide l’ombra del giovane proiettata sulla parete e ne delineò il profilo alla luce di una lanterna, per serbare così il ricordo dell’amato quando sarebbe stato lontano.

Il vasaio sulle linee tratteggiate dalla figlia, “impresse l’argilla riproducendone il volto; fattolo seccare con il resto del suo vasellame lo mise a cuocere in forno.”
Fu così che nacquero la pittura e la scultura, frutto dell’amore di una donna per un uomo, e di un padre per una figlia.

Una leggenda che lega le due arti ad una linea, ossia ad un disegno, e le accomuna ad un’ombra, dando così fondamento alla teoria dell’arte come riflesso di un riflesso, teoria già enunciata da Platone nel mito della caverna.

Secondo Platone gli uomini percepiscono la realtà, non direttamente, ma attraverso le ombre da essa proiettate, l’arte non sarebbe altro che la parvenza di una parvenza, con tutti i limiti conoscitivi che ne conseguono.

Ed ecco allora la definizione di arte come inganno, incapace com’è di rispecchiare la realtà, come effimera illusione nella sua pretesa di rappresentare la verità.

Critiche, queste, in cui lo specchio è stato utilizzato come principale emblema: specchio come fonte di aberrazione, strumento del Diavolo che solletica la vanità femminile e maschile.

Baldung Hans detto Grien, Le tre età della donna e la morte, 1509-1510

Baldung Hans detto Grien, Le tre età della donna e la morte, 1509-1510

Nei dipinti di molti artisti nordici fanno capolino teschi e corpi in disfacimento a turbare l’autocompiacimento di donne alla toletta, ammonendo sulla cruda realtà della vanitas vanitatum.

Pieter Claesz, Vanitas con autoritratto, 1625

Pieter Claesz, Vanitas con autoritratto, 1625

Sempre in relazione al tema della vanitas, riflettere significa anche guardare dentro sé stessi alla ricerca di una bellezza interiore, ecco allora che lo specchio assunse anche un significato morale, come allegoria della Prudenza, e venne associato al soggetto della conversione della Maddalena, che rispecchia il prudente argomentare di Marta, atto a convincere la bella donna a cambiare stile di vita.

Caravaggio, Marta e Maria Maddalena, 1598

Caravaggio, Marta e Maria Maddalena, 1598

Oltre ai diversi significati simbolici, lo specchio venne utilizzato in pittura come strumento per eseguire autoritratti, oppure come espediente per rendere la terza dimensione, proiettando, in uno stesso dipinto, i tre lati del personaggio riprodotto.

Nell’ambito della disputa cinquecentesca su quale delle due arti, scultura o pittura, fosse superiore, la capacità di rendere la terza dimensione fu una delle qualità presa in considerazione per la sua risoluzione.

Johannes Gumpp Roberto, Autoritratto, 1646

Johannes Gumpp Roberto, Autoritratto, 1646

In una visione più moderna, sorta con le avanguardie storiche e alimentata dalle teorie freudiane, il vedersi nello specchio rappresenta un momento di autocoscienza, il momento in cui si genera l’Io.

La costituzione del soggetto porta ad un riconoscimento che ha, come immediata conseguenza, lo sdoppiamento tra il soggetto ideale e la sua immagine reale.

In questo contesto lo specchio, sia dipinto che inserito come oggetto materiale nell’opera, permise di creare una contrapposizione tra l’esteriorità e l’interiorità, tra l’occhio e lo sguardo, tra il vedere ed il comprendere.

Maurits Cornelis Escher, Mano con sfera riflettente (Autoritratto allo specchio sferico), 1935

Maurits Cornelis Escher, Mano con sfera riflettente (Autoritratto allo specchio sferico), 1935

Sembra superfluo scomodare anche in questo caso un mito, ossia quello di Narciso, ma queste teorie non sono nient’altro che lo sviluppo di un pensiero che affonda nell’antichità, come un corso e ricorso di archetipi connaturati all’uomo e ai suoi tentativi di rispondere ai quesiti posti dalla realtà delle cose.

Diego Velàzquez, Venere allo specchio, 1648

Diego Velàzquez, Venere allo specchio, 1648

Simbolo positivo o negativo, di conoscenza o di lussuria, di prudenza o di vanità, lo specchio ha avuto una miriade di significati, ruoli e rappresentazioni dall’antichità fino ai giorni nostri, rivestendo anche proprietà magiche e soprannaturali; capace di riflettere immagini che, per quanto fedeli, non sono sufficienti ad appagare il desiderio dell’uomo di conoscere sé stesso, lo specchio si è rivelato un punto di partenza da cui allontanarsi per costruire un’identità altra rispetto a quella riflessa, in una tensione continua tra ideale e reale, sogno e veglia, arte e vita.

Pablo Picasso, Donna allo spechhio, 1932

Pablo Picasso, Donna allo spechhio, 1932

“Alice stava sulla mensola del caminetto mentre diceva così, sebbene non sapesse spiegarsi come fosse arrivata lassù. E certo il cristallo cominciava a svanire, come una nebbia lucente. L’istante dopo Alice attraversava lo specchio e saltava agilmente nella stanza di dietro. La prima cosa che fece fu di guardare se ci fosse il fuoco nel caminetto, e fu tanto contenta di vedere che ce n’era uno vero, pieno di fiamme vive, come quello che aveva lasciato nel salotto. Così, qui starò calda come nell’altra stanza, – pensò Alice – più calda, veramente, perché qui non ci sarà nessuno che mi farà allontanare dal caminetto. Che bellezza quando mi vedranno attraverso lo specchio e non potranno toccarmi!”

(Lewis Carroll, Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, 1871)

René Magritte, Le relazioni pericolose, 1930

René Magritte, Le relazioni pericolose, 1930

L’arte allo specchio ultima modifica: 2014-11-24T23:14:37+00:00 da barbara
4 Comments
  • Alessandra
    Posted at 08:43h, 25 novembre Rispondi

    Mi piace molto Escher, e non potevano proprio mancare, in questo interessante articolo, le sue famosissime sfere con l’autoritratto! Te l’ho già detto, vero, quanto mi piace il tuo modo di presentare gli artisti e le loro opere? 😉

    • barbarameletto
      Posted at 19:29h, 25 novembre Rispondi

      Grazie mille, sì in effetti Escher non poteva mancare 😉
      Me l’hai già detto che ti piace come presento le opere e gli artisti, ma tu continua pure………… 😀
      Grazie ancora al prossimo post 😉

  • Guido Sperandio
    Posted at 21:58h, 25 novembre Rispondi

    Solo adesso scopro questo tuo splendido blog e, inutile dire, me lo sono subito schiaffato tra i preferiti, da seguire. È preciso e dotto eppure facile e piacevole.
    Non è un blog 🙂 è una tesi sull’arte, anzi un compendio di tesine… 🙂
    Complimenti vivissimi.

    • barbarameletto
      Posted at 12:46h, 26 novembre Rispondi

      Grazie mille, quanti complimenti 😀
      Mi fa piacere sapere che le intenzioni del mio blog riescono a tradursi in una realtà di fatto e che il messaggio arriva.
      La mia idea è infatti quella di diffondere un pò di gusto per il bello in modo semplice, ma cercando, nello stesso tempo, di aprire la mente di chi legge ad una visione più complessa.
      E’ difficile riassumere un’opera, un’artista o un movimento in un breve pezzo, però vorrei lasciare degli squarci di luce, dei piccoli lampi di illuminazione, aprire la mente alle domande, più che dare delle risposte definitive.
      Ti ringrazio ancora 😀

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