"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
Tag

Francesca Woodman: la ricerca del Sé

Francesca Woodman: la ricerca del Sé

“Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate.”

(Francesca Woodman)

Francesca Woodman, Senza titolo, 1975

Francesca Woodman, Senza titolo, 1975

Nove anni di carriera visionaria, provocatoria e modernissima. Nove anni in cui un’adolescente, cresciuta a fianco della sua macchina fotografica, ha saputo penetrare nei recessi del suo animo e del suo corpo con una maturità straordinaria.

Nata a Denver il 3 aprile 1958 da una famiglia di artisti, Francesca Woodman cominciò a fotografare ad appena tredici anni e non smise fino a quel fatale 19 gennaio del 1981, giorno in cui pose fine alla sua vita gettandosi da un palazzo di New York.

Una vita fin troppo breve, ma in grado di lasciare un segno vivido ed indelebile nel panorama artistico.

Francesca Woodman, Senza titolo, 1978

Francesca Woodman, Senza titolo, 1978

In quei fatidici anni Settanta, anni di ribellione e di rivolta, Francesca maturò la sua visione del mondo incentrata su un ripensamento della donna e della sua femminilità, interessata com’era a ridefinire i confini del suo sé fuori dalle tradizionali strategie di rappresentazione.

Il corpo nudo dell’artista occupa la scena dei suoi scatti: teatro di una catarsi rispetto all’orrore del quotidiano.

Francesca Woodman, Senza titolo

Francesca Woodman, Senza titolo

In minuscole stanze, circondata da muri scrostati e da tracce di esistenze trascorse, essa  mise in scena sé stessa autorappresentandosi e, nello stesso tempo, distanziandosi da sé con una trasposizione figurativa che fa dell’Io l’Altro, tentando così di riparare alla frantumazione di un’integrità perduta.

Il suo corpo non è un’icona erotica né un sacello idealizzato, ma si assimila agli intonaci, gioca con la propria ombra, si confonde con mobili ed oggetti, si fonde con la natura: un corpo quasi sorpreso dall’autoscatto che pare cercare continuamente un nascondiglio.

Francesca Woodman, Autoritratto a tredici anni, 1971

Francesca Woodman, Autoritratto a tredici anni, 1971

La sua prima fotografia del 1971 Autoritratto a tredici anni è un vera e propria dichiarazione poetica. In un interno domestico, con il volto oscurato dai capelli, la Woodman ritrae se stessa, modella principale della sua opera.

Questo insistere sulla propria persona è testimonianza che a fondamento di ogni pensiero, di ogni azione, di ogni foto, non c’è null’altro che il sé: l’ostinata ricerca del proprio io, destinata a non trovare risposte chiare e definitive.

Francesca Woodman, Senza titolo, 1979

Francesca Woodman, Senza titolo, 1979

Gli scatti della Woodman più che dare delle risposte sembrano porre dei quesiti: oggetti e persone colti sull’orlo dell’evanescenza, un istante prima di qualcosa, un qualcosa che è altro, un altrove che non riusciamo a definire.

La magia del suo lavoro risiede proprio in questa sfocatura, nella resa di un’assenza che è mistero e nostalgia: un’illuminazione che non ammette spiegazioni nel suo tentativo affannoso di suggerire l’invisibile attraverso il visibile.

Francesca Woodman, Senza titolo, 1976

Francesca Woodman, Senza titolo, 1976

Nel gennaio 1981, poco prima di dare il suo ultimo saluto al mondo, pubblicò la sua prima e ultima collezione di fotografie, dal titolo Some Disordered Interiors Geometries (Alcune disordinate geometrie interiori).

Disordinate geometrie interiori che, non trovando pace nella sua esistenza, si tradussero in una serie di immagini delicate, enigmatiche e profondamente sofferte.

Francesca Woodman, Senza titolo

Francesca Woodman, Senza titolo

Ha una sua solitudine lo spazio,
Solitudine il mare
E solitudine la morte, eppure
tutte queste son folla
In confronto a quel punto più profondo,
Segretezza polare,
Che è un’anima al cospetto di se stessa:
Infinità finita
(Emily Dickinson, Solitudine, 1865)

Francesca Woodman, Senza titolo

Francesca Woodman, Senza titolo


Francesca Woodman, Senza titolo

Francesca Woodman, Senza titolo


Francesca Woodman, Senza titolo

Francesca Woodman, Senza titolo


Francesca Woodman, Senza titolo

Francesca Woodman, Senza titolo


Francesca Woodman, Senza titolo, 1975

Francesca Woodman, Senza titolo, 1975


Francesca Woodman, Senza titolo, 1978

Francesca Woodman, Senza titolo, 1978


Francesca Woodman, Senza titolo

Francesca Woodman, Senza titolo

Francesca Woodman: la ricerca del Sé ultima modifica: 2014-11-18T20:25:25+00:00 da barbara
8 Comments
  • Guido Sperandio
    Posted at 16:42h, 29 novembre Rispondi

    Ho trovato tutto appassionante, a cominciare dalla significativa scelta dell’artista in questione, alle sue opere, intriganti e che inducono a riflessione, e alla prosa che oltre ad essere esplicativa e chiarissima, prontamente metabolizzabile, ha anche una bella scrittura.
    (Terrò presente, Barbara, il tuo ammonimento… che a leggerti tutta dagli inizi potrei morire prima di noia e altro… finora la pressione arteriosa mi resta regolare 🙂 )

    • barbarameletto
      Posted at 16:44h, 29 novembre Rispondi

      Grazie, allora tieni sotto controllo la tua pressione….ne hai bisogno per leggere 253 pezzi 😀

      • Guido Sperandio
        Posted at 16:51h, 29 novembre Rispondi

        253 pezzi?!!!!!!
        Mi era sfuggito, me incauto: reputavo di trovarmi di fronte a un fiore non a un Himalaya!
        Devo riconsiderare il tuo ammonire: sì, sì!
        Piuttosto stavo per dimenticarmi: la dida ai versi di Emily Dickinson (peraltro splendidi e dire che io diffido delle poesie in genere e difficilmente ne leggo, quelle dei blog poi le rifuggo come il gatto l’acqua)… la dida reca una data 16… come si spiega?
        A presto, enciclopedica signora!

        • barbarameletto
          Posted at 16:58h, 29 novembre Rispondi

          Si spiega con un errore di digitazione…capita … me n’ero già accorta e mi ripromettevo di correggere, ma sono stata arsa dal fuoco crativo nel frattempo 😀 Comunque ben venga il tuo spulciare, così rivedi anche i pezzi precedenti….buon lavoro! 😀

  • Guido Sperandio
    Posted at 16:57h, 29 novembre Rispondi

    Tra tutte le immagini della Woodman mi viene da eleggere Miss… la ragazza nella vasca.
    Nella sua apparente compostezza c’è tutta la solitudine che tu menzioni, senza quell’attimo di carico che bene o male c’è spesso specie nelle ultime immagini.
    Cosa ne pensi?

    • barbarameletto
      Posted at 12:49h, 30 novembre Rispondi

      Ti è piaciuta molto questa fotografa vedo….In effetti ha una potente carica espressiva, soprattutto se si pensa alla sua giovane età: giovane eppure molto matura.
      Dalle sue foto traspare un approccio molto forte all’esistenza, direi dirompente, schietto e, allo stesso tempo, fortemente creativo.
      La foto di cui parli emana un grande senso di solitudine, ma anche un voler nascondersi, ripararsi dalle brutture della vita: una sorta di dissolvimento in cui si può scorgere tutto il male di vivere.

      • Guido Sperandio
        Posted at 16:50h, 30 novembre Rispondi

        Sì, è giustamente rimarcabile “la giovane età”.
        In Miss vasca avevo colto il senso di solitudine, tu mi completi con il voler nascondersi ecc. condivido, è vero! 🙂

  • Cindy Sherman: i multipli dell'Io - barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 13:30h, 18 aprile Rispondi

    […] dei diversi e possibili Io che risiedono nella personalità di ciascuno. A differenza della Woodman che lavorò sulla propria identità, la Sherman ha condotto un’indagine sul concetto di identità […]

Post A Comment