"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Orfeo ed Euridice: catabasi d’amore

Orfeo ed Euridice: catabasi d’amore

“Ahi, caso acerbo, ahi fato empio e crudele,
Ahi, stelle ingiuriose, ahi cielo avaro.
Di ben caduco e frale,
Che tosto sfugge, e spesso
a gran salita il precipizio è certo…”
(Claudio Monteverdi, Orfeo)

Gustave Moreau, Orfeo ed Euridice, 1865

Gustave Moreau, Orfeo ed Euridice, 1865

La maledizione del vedere accomuna il mito di Amore e Psiche a quello di Orfeo ed Euridice ma, mentre nel primo caso la vicenda è coronata da un lieto fine, nella favola di Orfeo la violazione del divieto divino impedì ai due amanti di vivere felicemente la loro storia d’amore.
Un mito struggente ed appassionante che ha nutrito la fantasia di pittori, scultori, letterati, musicisti e drammaturghi: un inno all’amore eterno, all’amore che non si arrende mai, all’amore che dura per sempre.

John William Waterhouse, Ninfe trovano la testa di Orfeo, 1900

John William Waterhouse, Ninfe trovano la testa di Orfeo, 1900

Musica e poesia, discesa negli inferi e risalita, amore e duplice perdita, disfatta e morte, tematiche coinvolgenti e numerose che hanno donato immortalità alla storia di Orfeo, eroe tra gli eroi che, con il suo canto, fu in grado di dominare gli elementi selvaggi presenti nella natura, sulla terra e negli inferi.

Figlio di Eagro, re di Tracia, (o di Apollo, secondo un’altra tradizione) e della Musa Calliope, Orfeo, con la sua voce melodiosa e con il suono della sua lira, placò una tempesta ed ammansì le sirene durante la spedizione degli Argonauti.

Marc Chagall, Il mito di Orfeo, 1977

Marc Chagall, Il mito di Orfeo, 1977

Nonostante fosse adorato da ogni creatura, mortale ed immortale, il suo cuore fu conquistato solamente dalla ninfa Euridice, che divenne sua sposa.

L’unione tra i due fu però funestata da Aristeo che, rapito dalla bellezza della fanciulla, tentò di abusare di lei.

Euridice, fuggendo alle molestie di quest’ultimo, si rifugiò in un bosco dove trovò la morte a causa del morso di un serpente velenoso.

Orfeo, disperato per la scomparsa dell’amata, decise di scendere nell’Ade dove, con il canto della sua lira, riuscì a muovere a compassione Ade e Persefone che gli permisero di riportare alla vita terrena la sua sposa.

Una sola condizione fu imposta ad Orfeo, ossia che non si voltasse mai a guardare Euridice durante il viaggio di ritorno. L’impazienza, il desiderio e la curiositas ebbero tuttavia la meglio sulla promessa di Orfeo che si girò a guardare Euridice, per vederla scomparire una seconda volta in modo definitivo.

Nicolas Poussin, Paesaggio con Orfeo ed Euridice, 1648

Nicolas Poussin, Paesaggio con Orfeo ed Euridice, 1648

L’impresa di Orfeo, unica nella sua straordinarietà ed irripetibilità, non è altro che l’esemplificazione di ogni ordinaria storia d’amore, di per se stessa esposta al fallimento, in quanto tensione verso una pienezza irraggiungibile. Il magnifico cantore dimostra che non esiste arte in grado di strappare Eros dalla sua connessione indissolubile con Thanatos, la morte.
L’amore è quel sentimento che, meglio di qualsiasi altro, rappresenta l’essenza della condizione umana, esposta alla tensione verso una compiutezza che è solo illusione momentanea.

Nessuno può sprofondare nei recessi del Tartaro portando con sé la vita. Orfeo aveva provato a riemergere illuminato dalla conoscenza che solo l’amore può dare, ma invano.

All’uomo non è concesso di splendere di una luce completa e perfetta senza ombre, ciò che ci è concesso è un costante chiaroscuro, dove ognuno deve trovare la propria via, scortato solamente dalla fiducia e dalla speranza.

Frederic Leighton, Orfeo ed Euridice, 1864

Frederic Leighton, Orfeo ed Euridice, 1864


Odilon Redon, La morte di Orfeo

Odilon Redon, La morte di Orfeo

“Ma mentre io canto, ohimè chi m’assicura
c’ella mi segua? Ohimè, chi mi nasconde
de l’amate pupille il dolce lume?
Forse d’invidia punte
le deità d’Averno
perch’io non sia qua giù felice e pieno
mi tolgono il mirarvi,
luci beate e liete,
che sol col guardo altrui bear potete?
Ma che temi, mio cuore?
Ciò che vieta Pluton, comanda Amore;
a nume più possente,
che vince uomini e dei,
ben ubbidir dovrei.

(Claudio Monteverdi, Orfeo)

Pieter Paul Rubens, Orfeo ed Euridice, 1635

Pieter Paul Rubens, Orfeo ed Euridice, 1635

Orfeo ed Euridice: catabasi d’amore ultima modifica: 2014-11-16T14:04:44+00:00 da barbara
2 Comments
  • dbd66
    Posted at 10:51h, 17 novembre Rispondi

    “All’uomo non è concesso di splendere di una luce completa e perfetta senza ombre, ciò che ci è concesso è un costante chiaroscuro, dove ognuno deve trovare la propria via, scortato solamente dalla fiducia e dalla speranza”
    Filosofia microcosmica cristallina …. 🙂

    • barbarameletto
      Posted at 18:57h, 17 novembre Rispondi

      … direi che i commenti sono superflui, si spiega da sola 😉

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