"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Lucian Freud: la cruda umanità

Lucian Freud: la cruda umanità

“Io non voglio dipingere le persone come appaiono. Voglio dipingere le persone come sono.”
(Lucian Freud)

Lucian Freud, Benefits Supervisor Sleeping, 1995

Lucian Freud, Benefits Supervisor Sleeping, 1995

Donne nude, dai brutti seni e dal volto poco grazioso, uomini consumati, appesantiti da una pelle avvizzita: tanti ritratti ma un’unica espressione, la tristezza di una disperata solitudine esistenziale.

La pittura di Lucian Freud è un calvario umano, la denuncia spietata del malessere che abbruttisce i corpi e dilania le membra, come inaudite parole di anatomici incubi.

La sua arte non lusinga, il suo pennello impietoso mortifica i suoi soggetti rappresentando la sua stessa vita perché, come affermava, “tutto è autobiografico e qualunque cosa è un ritratto.”

Lucian Freud, Uomo nudo visto da dietro, 1991-1992

Lucian Freud, Uomo nudo visto da dietro, 1991-1992

Con un realismo minuzioso ed implacabile, Freud portò in scena il disfacimento dell’anima conservando l’involucro del corpo, un corpo straziato e flagellato ma pur sempre presente, osservato e scandagliato nelle sue brutture più distorte.

Di fatto egli si spinse ben oltre il realismo trasfigurando vene, capelli, rughe e cicatrici in immagini di un’intimità molesta e devastante nella sua cruda verità. Freud non è realista nel senso stretto del termine perché non racconta, iconizza, non affonda lo sguardo nella realtà sociale, ma rimane chiuso nel suo circolo esclusivo che è quello del mondo dell’arte.

Lucian Freud, Esther, 1980

Lucian Freud, Esther, 1980

Nato nel 1922 a Berlino, nipote di Sigmund, il padre della psicanalisi, figlio dell’architetto Ernst Ludwing, nel 1933, poco dopo l’ascesa di Hitler, si trasferì con la famiglia nel Regno Unito ottenendo, qualche anno dopo, la cittadinanza britannica.

Se il nonno Sigmund psicanalizzò l’uomo contemporaneo, Lucian desiderò dipingerlo scavando l’individualità di quelle figure di cui, con esagerato accanimento, ne mostrava tutta la decadenza.
Nel suo studio egli trasportò la vita e la fece distendere in divani scalcinati, materassi luridi e montagne di stracci spogliando, vestito con poco più di un grembiule da macellaio macchiato di vernice, l’animo umano nelle trasparenze della pelle e nella carnosità della carne.
Figure sdraiate, colte nel sonno o dopo l’atto sessuale, figure immortalate nella loro debolezza e vulnerabilità senza alcuna indulgenza o possibilità di riscatto.

Lucian Freud, Leigh su un divano verde, 1993

Lucian Freud, Leigh su un divano verde, 1993

Una volta messi così spietatamente a nudo i suoi modelli perdono qualsivoglia distinzione di classe, di censo o di provenienza: forme esposte non tanto alla celebrazione dello sguardo, quanto alla constatazione dell’atrocità del reale.

Nessuno più di lui fu in grado di rendere l’idea esistenzialista sartriana che l’uomo fosse gettato nel mondo e destinato ad una vita di dolore, sofferenza e difficoltà continue.

Lucian Freud, David e Eli, 2003-2004

Lucian Freud, David e Eli, 2003-2004

Freud si interessò esclusivamente alla figura umana, una figura umana vista però alla stregua di un animale: uomini e donne, dai genitali brutalmente esibiti, che fissano senza espressione lo spazio, sopraffatti dal tedio e dalla stanchezza del quotidiano.

Con una lentezza esasperante ed una tecnica raffinatissima Freud lavorò ai suoi quadri che, pur avendo dei titoli generici che non svelano l’identità del soggetto, ritraggono amici, familiari, amanti o semplici conoscenti.

Ritratti anonimi con i quali l’artista intese ribadire che l’arte è un “Uomo sulla sedia”, “Una ragazza a letto”, “Un nudo in piedi”, esautorati dalle loro biografie, impietose icone di un’umanità perduta.

Lucian Freud, Ragazza con cane bianco, 1951-1952

Lucian Freud, Ragazza con cane bianco, 1951-1952

Lucian Freud, con un’opera che riannoda i legami con la grande ritrattistica del passato, fu capace di stravolgere i canoni della bellezza classica facendo entrare, a pieno diritto, il brutto nell’empireo inviolato dell’arte.
Rifuggendo istintivamente dal decoro, dalle convenzioni, da tutto ciò che è attraente nell’accezione comune, egli si fece portavoce di un’estetica dove il bello confina sempre con lo sgradevole, lo strano, l’atroce, così come è sgradevole, strana ed atroce la quotidiana esistenza dell’uomo.

Lucian Freud, Riflessione (Autoritratto), 1985

Lucian Freud, Riflessione (Autoritratto), 1985

 

Lucian Freud, Donna seduta sulla finestra di una soffitta, 1995

Lucian Freud, Donna seduta sulla finestra di una soffitta, 1995


Lucian Freud, Uomo nudo con ratto, 1977-1978

Lucian Freud, Uomo nudo con ratto, 1977-1978

“L’ossessione per il soggetto è l’unico impulso necessario al pittore per mettersi al lavoro.”

(Lucian Freud)

Lucian Freud nel suo studio

Lucian Freud nel suo studio

Lucian Freud: la cruda umanità ultima modifica: 2014-11-13T13:32:59+00:00 da barbara
2 Comments
  • lois
    Posted at 18:02h, 13 novembre Rispondi

    Diciamo che Freud si può ascrivere come uno degli utlimi ritrattisti rinascimentali. Uno che ha saputo trasportare sulla tela la forza umana, fatta di “carne” e passione. Le sue figure sono pregne di peso e di calore, sono figure maestose e allo stesso tempo disarmate, scoperte nella loro più “nuda” vulnerabilità. Insieme a Bacon (suo grande amico e collega storico) ha incarnato la grandezza dell’Arte sul finire del XX secolo, su quella sua capacità di trasmettere le emozioni e renderle chiare a tutti. E sia Freud con i suoi ritratti dal vivo, sia Bacon con i suoi “tormenti” hanno saputo mostrare l’aspetto tangibile della più vasta e complessa umanità.

  • barbarameletto
    Posted at 14:08h, 16 novembre Rispondi

    Cosa posso aggiungere? Direi che hai colto pienamente la magica essenza di questi due grandi artisti, unici nella loro potenza espressiva.

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