"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Amore e Psiche: la favola eterna

Amore e Psiche: la favola eterna

Jacques-Louis David, Amore e Psiche, 1817

Jacques-Louis David, Amore e Psiche, 1817

Erant in quadam ciuitate rex et regina, con il tradizionale “c’era una volta” comincia la favola di Amore e Psiche, la prima grande fiaba della letteratura classica.

Il racconto fa parte de Le Metamorfosi di Lucio Apuleio e rappresenta una creazione originale dell’autore, ricca di richiami filosofici e di metafore.

L’intreccio è molto semplice e diverrà un punto di riferimento per le successive narrazioni fantastiche: una principessa dalla bellezza straordinaria va in sposa ad un uomo misterioso, che si dice essere un mostro orrendo, e lo incontra solo nel buio della notte, non potendo ella vederne il volto; la vita coniugale è appagante, ma le sorelle invidiose istigano la fanciulla a spiare durante il sonno il suo amante, che si rivela bellissimo, ma scompare per non tornare più.

La ragazza dovrà così affrontare numerose prove impostegli dalla temibile suocera, per poter infine ricongiungersi al suo adorato sposo e trovare così la felicità.

William-Adolphe Bouguereau, Ratto di Psiche, 1895

William-Adolphe Bouguereau, Ratto di Psiche, 1895

La principessa, l’amato, la gelosia delle sorelle, le peripezie da affrontare, il lieto fine: elementi chiave di tutte le favole moderne.
In questo caso il significato della storia assume connotazioni più profonde e variegate poiché la principessa è Psiche, l’anima umana, lo sposo Amore, ovvero Cupido figlio di Venere, e, oltre all’unione fra Psiche ed Amore, in gioco vi è l’immortalità dell’anima: un contesto mitico e mitologico che arricchisce la storia di contenuti allegorici e le ha consentito di attraversare i secoli, ispirando la creatività di pittori e scultori.

François Gerard, Amore e Psiche, 1798

François Gerard, Amore e Psiche, 1798

Per una coerente interpretazione della novella è indispensabile rifarsi agli insegnamenti platonici: Apuleio era un filosofo platonico e la caduta dell’anima che attraverso durissime prove giunge all’immortalità, non è altro che una rappresentazione della teoria dell’eros già espressa da Platone nella trilogia dedicata all’amore, Fedone, Fedro e Simposio.

Una semplice novella che adombra significati mistici ed iniziatici di non semplice ed immediata comprensione.

Antoon van Dick, Amore e Psiche, 1639

Antoon van Dick, Amore e Psiche, 1639

Durante il Rinascimento, epoca connotata dalla filosofia neoplatonica, vennero dedicati ai due innamorati cicli pittorici di straordinaria bellezza, a partire da quello che Raffaello e la sua scuola realizzarono a Roma tra il 1517 ed il 1518 per La Farnesina, la villa di Agostino Chigi.

Tra danze, nudi, elmi, drappi, festoni di fiori e di frutta, Raffaello raffigurò, su finti arazzi, la favola di Apuleio: episodi di una storia dove, alla fine, l’amore trionfa.

Sir Frederic Leighton, Il bagno di psiche, 1890

Sir Frederic Leighton, Il bagno di psiche, 1890

Perin del Vaga e Giulio Romano, chiamati a collaborare agli affreschi della Villa, dedicheranno in seguito ad Amore e Psiche due decorazioni, destinate ad essere le più importanti della loro carriera: tra il 1527 ed il 1530 Perin del Vaga affrescherà la sala di Psiche nel Palazzo del Te a Mantova e, qualche anno dopo, nel 1545 Giulio Romano dipingerà un fregio con dieci scene tratte da Apuleio nell’appartamento di Paolo III a Castel Sant’Angelo. Un tema che non pare così profano per un pontefice: nella dotta cultura rinascimentale i miti venivano reinterpretati in chiave religiosa, un atteggiamento sincretico che dava prova di grande cultura ed apertura mentale.

Il mito di Amore e Psiche, infatti, può essere considerato anche come il difficile percorso terreno che deve compiere l’anima (Psiche) per arrivare a Dio (Amore) e all’immortalità dello spirito.

John William Waterhouse, Psiche e la scatola d'oro, 1903

John William Waterhouse, Psiche e la scatola d’oro, 1903

Nel Settecento, secolo dei Lumi, questa vicenda appassionante diventò il manifesto dell’amore che vince sulle differenze sociali: se un dio si è innamorato di una donna mortale portandola con sé nell’Olimpo, ciò significa che è legittimo scegliere per affinità e non per casta.

Alcuni artisti interpretarono il mito in modo esplicitamente erotico, altri ancora puntarono di più sulla dimensione degli affetti e dei sentimenti.

Ma la rappresentazione più delicata e pura, dolce e sensuale, ce la lascia, a mio parere, Antonio Canova nel gruppo di Amore e Psiche. Esistono tre versioni di questa celebre statua, ma la più affascinante ed universalmente riconosciuta è sicuramente quella realizzata per prima, tra il 1788 ed il 1793.

Si tratta di una scultura in finissimo marmo bianco che rappresenta il dio dell’Amore nell’atto di guardare la sua adorata Psiche, prima di darle un bacio: il riassunto in un culmine di tutta la favola di Apuleio, della tenera e violenta storia d’amore tra un dio e la più bella di tutte le donne.

Psiche si solleva a cingere con le braccia e ad avvicinare alla sua testa quella ricciuta di Amore, le labbra semiaperte di desiderio, il corpo nudo, perfetto e vibrante di passione; Amore cinge con un braccio il seno di lei, con l’altro le solleva la testa, mentre le due ali tese e vibranti conducono delicatamente il gioco dell’amplesso.

Antonio Canova, Amore e Psiche, 1788-1793

Antonio Canova, Amore e Psiche, 1788-1793

“Sugli omeri dell’alato dio le bianche ali brillavano come fiori luccicanti di rugiada… E tutto il resto del corpo era liscio e splendente, e tale, insomma, che Venere può ben vantarsi d’essergli madre.”
(Apuleio, Le Metamorfosi)

Antonio Canova, Amore e Psiche, particolare, 1788-1793

Antonio Canova, Amore e Psiche, particolare, 1788-1793

Amore e Psiche: la favola eterna ultima modifica: 2014-11-07T19:12:44+00:00 da barbara
11 Comments
  • Alessandra
    Posted at 20:26h, 07 novembre Rispondi

    Bel post 🙂 Incantevole l’opera di Canova e meravigliosi, a mio avviso, tutti i dipinti a sfondo mitologico di Waterhouse.

    • barbarameletto
      Posted at 23:28h, 07 novembre Rispondi

      Icantevole la parola mi piace assai, incantevole il mito e non può che essere incantevole la sua riproduzione… Canova però, a parer mio, raggiunge un grado di supremo erotismo unito a nostalgica bellezza, che rimane unico nel suo genere.. Sicuramente da vedere dal vivo 😀 grazie del tuo coinvolgimento

  • antina93hippo
    Posted at 08:46h, 08 novembre Rispondi

    Bellissimo articolo!
    Favola stupenda e opere d arte a riguardo (Canova, in special modo)…incantevoli!

  • barbarameletto
    Posted at 10:14h, 08 novembre Rispondi

    Grazie, in effetti è la Favola per antonomasia, sempre affascinante e struggente al tempo stesso …

  • carlo.dainese
    Posted at 12:07h, 08 novembre Rispondi

    Vien da chiedersi se mai artista donna ha rappresentato Amore e Psiche. Forse per gli uomini è più semplice pensare in termini di bellezza come qualcosa rappresentabile carnalmente. Le fanciulle rappresentate sono infatti bellissime, direi irresistibili.

    • barbarameletto
      Posted at 13:18h, 11 novembre Rispondi

      Allora mi documenterò sulle rappresentazioni di “Amore e Psiche” fatte da artiste donne.
      Posso dirti, comunque, che il fatto che siano uomini a raffigurare questo soggetto è dovuto sicuramente ad un mero dato statistico: le pittrici sono un’esigua minoranza sui loro colleghi maschi, soprattutto nelle epoche che ho preso in considerazione.
      Le donne che conosco della tradizione pittorica si sbizzarrirono di più su miti meno “sentimentali”, dovendo sgomitare in un mondo fatto di uomini e avendo delle storie personali molto dure alle spalle, la favola di “Amore e Psiche” rimaneva per loro una gran bella favola!
      Mi riprometto però di fare delle ricerche e di poterti rispondere in modo più approfondito. 😉

  • l'arte
    Posted at 09:20h, 11 novembre Rispondi

    Complimenti per il post; l’opera del Canova è davvero unica, oltre alla passione, fa sentire una grande tenerezza fra i due, e le braccia di Psiche sembrano quasi voler disegnare un cuore, a racchiudere i loro volti e animi.

    • barbarameletto
      Posted at 13:20h, 11 novembre Rispondi

      Sono d’accordo con te, l’opera del Canova è unica nella sua eccezionalità. Purtroppo la riproduzione non rende giustizia, l’incanto di questa statua risiede anche nel marmo finemente cesellato, nei contrasti di ombra e di luce, nella dolcezza che traspare a “tutto tondo”. Un’opera sicuramente da vedere per poterne godere appieno.

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