"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Medusa: l’altra faccia del Bello

Medusa: l’altra faccia del Bello

“Volgiti indietro, e tien lo viso chiuso: che se il Gorgon si mostra, e tu li vedessi, nulla sarebbe del tornar mai suso.”

(Dante, Inferno IX, 51-57)

Caravaggio, Testa di Medusa, particolare, 1590

Caravaggio, Testa di Medusa, particolare, 1590

Tutta la mitologia classica è popolata di orridi e temibili mostri che raccontano il sonno della ragione.

Strani e ambigui incroci tra parti animali e parti umane, danno vita ad esseri violenti e spaventosi che incarnano le nostre più recondite paure.
Il giorno e la notte, l’armonia e l’equilibrio, si affiancano al tumulto, all’ebrezza e alla dismisura.

Sfingi, arpie, satiri, sirene e gorgoni vanno a braccetto con il loro alter ego: eroi impavidi e fieri che hanno saputo affrontare e sconfiggere le creature delle tenebre. Figure leggendarie che ebbero una loro precisa rappresentazione figurativa dando corpo, così, a timori ancestrali.

Pieter Paul Rubens, La Medusa, 1618

Pieter Paul Rubens, La Medusa, 1618

Secondo il mito, Medusa era una delle tre Gorgoni, sorella di Steno ed Euriale, era l’unica mortale, e viveva con le sorelle in una caverna nel giardino delle Esperidi, vicino al regno dei morti.

Medusa era dotata di un’incredibile bellezza che fece innamorare di sé il dio del mare Poseidone. Quest’ultimo, avvinto dalla passione, giacque con Medusa in un piccolo tempio dedicato ad Atena la quale, accortasi del grave affronto, si vendicò trasformando Medusa in una creatura mostruosa portatrice di morte.

Arnold Böcklin, Medusa, 1878

Arnold Böcklin, Medusa, 1878

Le rappresentazioni della gorgone si ritrovano nell’antichità a partire dal VIII secolo, anche con valenza apotropaica, ossia di protezione contro i malefici: l’orrido che scaccia l’orrido.

Il volto ammaliante della Medusa costituisce la diretta emanazione di quei demoni che nascono dentro di noi, l’ombra lunga che sottende la nostra quotidiana esistenza.

Situata al confine tra uomo ed animale, con mani di bronzo, denti di cinghiale, serpenti avvinghiati attorno alla testa, essa pietrifica chi la guarda: suprema allegoria di una forza violenta capace di annientare l’uomo.

Durante tutta l’epoca medioevale Medusa resterà in disparte: l’avvento del Cristianesimo spazzerà via le immagini pagane per concentrarsi sugli avvenimenti religiosi.

Benvenuto Cellini, Perseo, particolare, 1545

Benvenuto Cellini, Perseo, particolare, 1545

Con il Rinascimento, la mitica donna contornata di spire, ricomparve prima negli affreschi di Villa Farnesina del 1510 e poi nella superba interpretazione di Benvenuto Cellini, dove è immortalato il momento in cui l’eroe, in questo caso Perseo, trionfa sul mostro.

E poi Caravaggio, Rubens, Füssli, Klimt, Böcklin , von Stuck e molti altri novelli Perseo, sfidarono la terribile Medusa, che nei millenni ha alimentato l’immaginario di uomini e di artisti.

Eroi e pittori l’hanno combattuta e decapitata, vincendo la paura dell’ignoto e ripristinando la Ragione sul Caos.

Fernand Khnopff, Il sangue della Medusa, 1898

Fernand Khnopff, Il sangue della Medusa, 1898

Dea, demone, strega o fata, simbolo anche della perversione intellettuale, Medusa rappresenta l’orrore, l’altra faccia del Bello che affascina e respinge, seduce e uccide.

Un mito la cui forza dura da secoli, e che ancora assilla l’immaginazione degli uomini, essa rappresenta l’esasperato desiderio di vedere che racchiude in sé la sua stessa punizione.

“In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto di pietra: una lenta pietrificazione… che non risparmiava nessuna aspetto della vita. Era come se nessuno potesse sfuggire allo sguardo inesorabile della Medusa.”

(Italo Calvino)

Franz von Stuck, Medusa, 1892

Franz von Stuck, Medusa, 1892


Gustav Klimt, Le Gorgoni e Tifeo, 1902

Gustav Klimt, Le Gorgoni e Tifeo, 1902

Medusa: l’altra faccia del Bello ultima modifica: 2014-11-05T12:56:37+00:00 da barbara
9 Comments
  • Alessandra
    Posted at 16:01h, 05 novembre Rispondi

    Inquieta di più lo sguardo quasi assente di Khnopff che non quello spiritato di Caravaggio. Bel post, come sempre interessante.

    • barbarameletto
      Posted at 21:55h, 05 novembre Rispondi

      In effetti… interpratazioni diverse di uno stesso mito che si assommano a stati d’animo ed emozioni particolari… diciamo che l’era della modernità ha squarciato una ferita su un mare aperto di emozioni…Khnopff si fa portavoce di un milieu più malato ed asfittico… grazie per l’interessante 😀

  • tatiana
    Posted at 22:07h, 15 novembre Rispondi

    grazie per ogni singolo post che fai. ciao tà

    • barbarameletto
      Posted at 12:02h, 16 novembre Rispondi

      Grazie a te 😉 Sul serio, oltre al piacere di scrivere, sapere che i miei post sono apprezzati mi stimola a fare sempre di più e di meglio 😉
      Grazie 😀

      • tatiana
        Posted at 14:15h, 16 novembre Rispondi

        aspetto sempre la “prossima puntata” 😉
        grazie 😀

  • Pigmalione e Galatea: l’ideale possibile | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 19:33h, 07 gennaio Rispondi

    […] e riproposto nel corso dei secoli, come una sorta di manifesto estetico. Mentre lo sguardo di Medusa pietrifica e toglie la vita, lo sguardo innamorato dell’artista dona vita alla pietra: una magia […]

  • La Chimera: l’ambivalenza dell’essere | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 18:09h, 11 marzo Rispondi

    […] di paura misto a stupore. Esseri mostruosi, usciti dal Caos primordiale, che assieme ad Arpie, Gorgoni, Sfingi, Sirene, Centauri, Ippogrifi e altri simili ibridi si configurarono come immagine tipica […]

  • La femme fatale: il lato oscuro della belle époque
    Posted at 17:10h, 01 maggio Rispondi

    […] che ha radici antiche, che è stata Medusa, Circe, Elena, Medea e che adesso, nell’epoca dell’industrializzazione borghese, nel mondo […]

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