"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Fernand Khnopff: il perfetto simbolista

Fernand Khnopff: il perfetto simbolista

“Oltre le quinte dell’esistere immenso, nel cuore dell’abisso, io vedo con chiarezza dei mondi singolari.”

(Charles Baudelaire)

Fernand Khnopff, L’arte (o La sfinge; o Le carezze), 1896

Fernand Khnopff, L’arte (o La sfinge; o Le carezze), 1896

Nel 1898 a Vienna si inaugurava la prima mostra della Secessione. Un dipinto, in particolare, attirò l’attenzione dei presenti destando sconcerto e scalpore: Les Caresses di Fernand Khnopff.

Ultimata due anni prima, l’opera è un concentrato di simboli, allegorie e metafore di gusto squisitamente elegante e prezioso.

Un personaggio dalle fattezze androgine inclina mollemente il volto ed il busto verso una sfinge dal corpo di ghepardo: la sfinge ha gli occhi socchiusi, l’androgino ci guarda languidamente.

Fernand Khnopff, L’arte (o La sfinge; o Le carezze), dettaglio, 1896

Fernand Khnopff, L’arte (o La sfinge; o Le carezze), dettaglio, 1896

Presente nei miti egizi e nella mitologia greca, la sfinge assieme ad altre creature di mezzo, sirene, angeli, centauri e ninfe, venne a popolare l’immaginario simbolista per questa sua doppia natura: animale e umana, divina e demoniaca, buona e malvagia, proprio come l’inconscio umano.

Nella tela di Khnopff la sfinge, dalla lunga coda sensuale, diviene un animale dalla ferocia seduttiva: allegoria della Lussuria, essa incarna le ambiguità del tenebroso femmineo, l’insidia da cui l’uomo deve difendersi.

Essere doppio ed ambivalente, la donna ricoprì un ruolo di primo piano nell’immaginario figurativo di Khnopff: angelo, musa, amica, ma nello stesso tempo ingannevole, tentatrice e perversa.

James Abbott McNeill Whistler, Sinfonia in bianco, ritratto n. 1, 1862 )_1862

James Abbott McNeill Whistler, Sinfonia in bianco, ritratto n. 1, 1862

Modella privilegiata dell’artista fu la sorella Marguerite, immagine ricorrente fin dal ritratto a figura intera che le fece nel 1887.

In questa tela delicata e studiata, che richiama alla mente la Sinfonia in bianco di Whistler, la donna è rappresentata come un essere angelico: una donna asessuata e disincarnata, ma non per questo meno ambigua o pericolosa della più spudorata femme fatale.

 Fernand Khnopff, Ritratto di Marguerite Khnopff, 1887

Fernand Khnopff, Ritratto di Marguerite Khnopff, 1887

Marguerite, nel suo abito bianco che la cinge come una sorta di corazza, sfugge al nostro sguardo: immobile ed enigmatica, è completamente assorta nei suoi pensieri. La porta chiusa, il corpetto stretto, il bianco della veste, evocano l’idea di una purezza inviolata ed inviolabile.

Pura come una vergine o tendenzialmente criminale, virtuosa fino alla morte o insensibile meretrice bramosa di seme, fertile madre o sadica divoratrice di menti maschili: diverse e contraddittorie sono le immagini della donna, di una donna che, all’alba del nuovo secolo, andava rivendicando un suo proprio ruolo sociale emancipato dalla schiavitù del maschio padrone.

Donne prigioniere della loro stessa intangibile perfezione, che Fernand fu in grado di riprodurre con la sua pittura fatta di religiosi silenzi e di algide apparizioni.

Oltre alla sorella, con cui ebbe una relazione assai morbosa, Khnopff coltivava un’intensa passione per le bimbe, Jean, Gabrielle, Germaine: ritratti intensi di un’ossessione che traeva origine nella complessa psicologia dell’artista.

Fernand Khnopff, Ritratto di Germaine Wiener, 1893

Fernand Khnopff, Ritratto di Germaine Wiener, 1893

Paesaggista, ritrattista e fotografo, in grado di maneggiare con disinvoltura pastelli, acquerelli, disegno ed olio, Fernand Khnopff mise in scena un’arte sospesa tra due mondi: un’allusione continua ad una dimensione altra rispetto alla realtà delle cose, molto spesso di difficile e non univoca interpretazione.

Seguendo il credo di Nietzsche secondo il quale che tutto ciò che è profondo ama la maschera, Khnopff avvolse la sua opera di simboli arcani e misteriosi traendo spunto dall’eredità classica, ma mantenendo sempre lo sguardo vivo alle novità espressive delle avanguardie.

Un raffinato intellettuale, protagonista di un simbolismo alto e sublime, Khnopff ci lascia immagini dove il significato è indicibile, ma prepotente rimane nei nostri occhi la struggente presenza delle sue figure femminili tragicamente sole nella loro altera ed intoccabile bellezza.

Fernand Khnopff, I lock my door upon myself, 1891

Fernand Khnopff, I lock my door upon myself, 1891

Fernand Khnopff: il perfetto simbolista ultima modifica: 2014-09-29T20:45:25+00:00 da barbara
6 Comments
  • amarilda
    Posted at 06:55h, 30 settembre Rispondi

    Grazie Barbara per il tuo lavoro di divulgazione che allarga lo sguardo a mondi di bellezza ricchi di simboli che tu con maestrìa disveli.

    • barbarameletto
      Posted at 11:48h, 30 settembre Rispondi

      Grazie a te che leggi e apprezzi il mio lavoro, sono parole che motivano a continuare a scrivere. Grazie 😉

  • Alessandra
    Posted at 08:05h, 30 settembre Rispondi

    Come imparare o ripassare la storia dell’arte in modo chiaro e scorrevole. E’ piacevolissimo seguirti in questo percorso.

    • barbarameletto
      Posted at 11:51h, 30 settembre Rispondi

      Grazie mille. L’idea è infatti quella di trasmettere il bello dell’arte con piccoli interventi, per saggiarne il fascino e suscitare la curiosità di scoprire sempre qualcosa di nuovo.
      Grazie 😉

  • Edipo: l’ineluttabilità del destino | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 19:02h, 17 febbraio Rispondi

    […] Moreau a Dalì, da De Chirico ad Ernst, da Munch a Savinio, da Khnopff a Bistolfi, gli artisti moderni furono irresistibilmente attratti da quest’uomo accecato […]

  • La femme fatale: il lato oscuro della belle époque
    Posted at 14:29h, 06 aprile Rispondi

    […] le incarnazioni di Von Stuck, oppure fiammata nei capelli ed esangue come le nordiche sfingi di Khnoppf o le donne vampiro di […]

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