"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Il Sodoma: nomina sunt omina

Il Sodoma: nomina sunt omina

Il Sodoma, particolare con autoritratto degli affreschi per l'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, 1505

Il Sodoma, particolare con autoritratto degli affreschi per l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, 1505

Artista dalla sessualità ardente e dalla personalità bizzarra, ricordato dai più per il soprannome che si guadagnò, Il Sodoma, che per la sua pregevole produzione artistica.

Un nome che non lascia adito a dubbi sulla sua natura omosessuale della quale, peraltro, il pittore non faceva mistero.

Lo stesso Vasari nelle sue Vite ci offre una testimonianza esplicita sulle origini del suo soprannome: “era oltre ciò uomo allegro, licenzioso, e teneva altrui in piacere e spasso, con vivere poco onestamente; nel che fare, però che aveva sempre attorno fanciulli e giovani sbarbati, i quali amava fuor di modo, si acquistò il sopranome di Soddoma, del quale, non che si prendesse noia o sdegno, se ne gloriava, facendo sopra esso stanze e capitoli e cantandogli in sul liuto assai commodamente.”

Il Sodoma, Cristo alla colonna

Il Sodoma, Cristo alla colonna

Le fonti dell’epoca ce lo descrivono come un uomo godereccio, allegro ed originale; amante della vita sfarzosa, vestiva in modo pacchiano e pomposo e portava, con disinvoltura, collane o altri vistosi accessori.

Molti sono gli aneddoti legati alla figura del Sodoma che danno prova della sua natura irriverente, spudoratamente anticonformista e non convenzionale.

Chiamato ad affrescare le storie di San Benedetto da Norcia presso il monastero di Monte Oliveto di Chiusuri, Il Sodoma si trovò a dover riprodurre l’episodio in cui frate Fiorenzo, acerrimo nemico di san Benedetto, porta al convento un gruppo di prostitute per far cadere in tentazione il santo.
Si narra che l’eccentrico pittore, per dipingere questa scena, chiese ai monaci di essere lasciato solo e di non essere disturbato fino a lavoro terminato. Alla fine, tra lo stupore generale, Il Sodoma svelò la sua opera dove aveva ritratto le prostitute completamente nude con grande sconcerto e scandalo per i monaci: la provocazione esplicita di un uomo gaudente.

Il Sodoma, Come florenzo manda male femmine al monastero, affreschi per l'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, 1505

Il Sodoma, Come florenzo manda male femmine al monastero, affreschi per l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, 1505

Giovanni Antonio Bazzi, detto Il Sodoma, nacque a Vercelli nel 1477 dal calzolaio Giacomo Bazzi e da Angela da Bergamo.

Dimostrò una precoce inclinazione all’arte tanto che, a soli tredici anni, cominciò il suo praticantato nella bottega di Giovanni Martino Spanzotti.

Successivamente, nel 1498, si trasferì dapprima a Milano, dove ebbe modo di conoscere i Leonardeschi, e poi, nel 1501, a Siena che divenne la sua città d’adozione. In questa terra, al confine tra Toscana ed Umbria, Il Sodoma venne in contatto con la pittura di Luca Signorelli, del Perugino e del Pinturicchio che, unite alle sue radici piemontesi e alle sue reminescenze lombarde, contribuiranno a dare vita al suo stile molto particolare e del tutto sorprendente.

Il Sodoma, Morte di Lucrezia, 1513

Il Sodoma, Morte di Lucrezia, 1513

La sua maestria gli procurò importanti commissioni anche fuori dalla città di Siena; nel 1508 fu chiamato a Roma dove decorò il soffitto della Stanza della Segnatura in Vaticano e dipinse, per il banchiere Agostino Chigi, quello che è considerato come il suo capolavoro: l’affresco raffigurante le Nozze di Alessandro e Rossane.

Il Sodoma rappresentò una sorta di ponte di raccordo tra tardo Rinascimento e Manierismo: entro una compiuta costruzione compositiva, diede vita a rappresentazioni vibranti e frementi di vita, illuminate dal tocco del suo delicato pennello, soluzioni che nell’esagerata emotività, quasi mistica, anticipano il Barocco. Le sue creature sono avvolte da uno stato di grazia misto a voluttà: il trionfo della carne calda e sensuale.

Il Sodoma, San Sebastiano, 1525

Il Sodoma, San Sebastiano, 1525

Il suo orientamento sessuale, considerato ancor oggi da alcuni critici come una sorta di tabù, si svela in parte anche nel posto d’onore che riservò al nudo maschile, ritratto con un’attenzione, quasi compiaciuta, all’anatomia e alla pura estetica.

Esemplare, in tal senso, è il celebre San Sebastiano dove l’intento sensuale è talmente esplicito da risultare quasi eccessivo: il decurione romano è trasformato in un bellissimo adolescente nudo legato ad un albero, il suo atteggiamento languido e sospiroso mette in luce delle membra perfette la cui bellezza suscita sensazioni assai lontane dallo spirito cristiano. L’espressione di dolore misto ad amore che pervade questo giovane efebico suscita ammirazione e stupore: realismo e pathos si fondono in un afflato poetico dai risvolti suggestivi e sentimentali.

Il Sodoma, Le Nozze di Alessandro e Rossane (dettaglio), 1519, Villa Farnesina

Il Sodoma, Le Nozze di Alessandro e Rossane, dettaglio, 1519, Villa Farnesina

La sua vasta produzione, seppur di qualità alquanto diseguale, dimostra, nelle opere più riuscite, un’autentica e particolare personalità artistica, capace di reinventare le più varie suggestioni culturali della sua epoca e di preparare un terreno fertile per quello che sarà il più importante pittore senese del XVI secolo, Domenico Beccafumi.

La più grande sfortuna a cui fu condannato Il Sodoma fu quella di essere contemporaneo di artisti del calibro di Raffaello, cosa che lo rese automaticamente uno dei “minori”, entrando, così, nella storia, non tanto per le sue qualità artistiche , quanto per merito del suo curioso soprannome e delle buffe vicende legate alla sua persona.

Il Sodoma, Cupido in un paesaggio, 1510

Il Sodoma, Cupido in un paesaggio, 1510

“Mentre dunque che faceva quell’opera, avendo menato seco a Fiorenza una caval barbero, lo messe a correre il palio di san Barnaba, e come volle la sorte corse tanto meglio degl’altri, che lo guadagnò.

Onde, avendo i fanciulli a gridare come si costuma dietro al palio et alle trombe il nome o cognome del padrone del cavallo che ha vinto, fu dimandato Giovan Antonio che nome si aveva gridare, et avendo egli risposto Soddoma, Soddoma, i fanciulli così gridavano.

Ma avendo udito così sporco nome certi vecchi da bene, cominciarono a farne rumore et a dire: Che porca cosa, che ribalderia è questa, che si gridi per la nostra città così vituperoso nome?

Di maniera, che mancò poco, levandosi il rumore, che non fu dai fanciulli e dalla plebe lapidato il povero Soddoma, et il cavallo e la bertucci che avea in groppa con esso.”

(Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori, 1550)

Il Sodoma, Allegoria dell'Amor Celeste, 1504

Il Sodoma, Allegoria dell’Amor Celeste, 1504


Il Sodoma, San Giorgio e il drago, 1518

Il Sodoma, San Giorgio e il drago, 1518

Il Sodoma: nomina sunt omina ultima modifica: 2014-09-24T18:39:01+00:00 da barbara
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