"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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San Sebastiano: il bello ideale

San Sebastiano: il bello ideale

“Nel mondo classico c’era Apollo, un dio bello e solare. Ci si poteva immaginare qualcosa di simile nel mondo cristiano? No, ma poi a un certo punto arriva questo Apollo cristiano, che reagisce al martirio al punto da respingere senza scomporsi le frecce che dovrebbero trafiggerlo.”

(Vittorio Sgarbi)

Il Sodoma, San Sebastiano, 1525

Il Sodoma, San Sebastiano, 1525

San Sebastiano è uno dei più popolari martiri del cristianesimo, la sua figura è stata rappresentata da numerosi artisti, sotto l’aspetto di un bellissimo cavaliere esposto nudo alla trafittura delle frecce, ma anche alla fustigazione, avendo egli subito un doppio martirio.

Nell’epoca rinascimentale la raffigurazione del santo si arricchì di un ideale estetico: il corpo nudo dell’uomo divenne l’emblema della pura bellezza, della perfezione e dell’integrità fisica. Il tema cristiano passò così in secondo piano rispetto al piacere della rappresentazione del nudo maschile.

Andrea Mantegna, San Sebastiano, 1480

Andrea Mantegna, San Sebastiano, 1480

Più che un martire cristiano, San Sebastiano appare come un eroe classico, proporzionato sui modelli della statuaria greca, dimentico dei dolori del martirio, ambiguamente sospeso tra tormento ed estasi: un fascino equivoco che rende l’immagine ancor più accattivante.

Con Winckelmann, che vedeva la bellezza ideale incarnata solamente nel nudo maschile, la figura di San Sebastiano si allontanò definitivamente dal suo significato religioso per divenire la perfetta rappresentazione di quella “nobile semplicità e quieta grandezza”, tipica della statuaria antica: la dimensione religiosa si sovrappose definitivamente ad idee totalmente pagane.

Pietro Perugino, San Sebastiano, 1495

Pietro Perugino, San Sebastiano, 1495

Nel corso dei secoli San Sebastiano verrà ad incarnare il supremo esempio di bellezza apollinea, così come venne definito dal pederasta Gustav Aschenbach ne La morte a Venezia di Thomas Mann, una bellezza a cui si aggiunse un senso più torbidamente dionisiaco.

Secondo Aschenbach San Sebastiano rappresentava la personificazione “di una virilità intellettuale e giovanile che con fiero pudore stringe i denti e rimane salda e tranquilla mentre spade e lance le trafiggono il corpo”: la pura bellezza si unì così ad una dimensione sadomasochistica e sacrificale.

Questo estetismo tormentato e sofferto, dai risvolti morbosi ed omoerotici, sarà il leitmotiv di tutta la cultura decadente che fece del bel giovinetto trafitto a morte il manifesto di una sessualità più libera e volutamente ambigua.

Guido Reni, San Sebastiano, 1640-1642

Guido Reni, San Sebastiano, 1640-1642

San Sebastiano di Guido Reni era uno dei quadri prediletti da Oscar Wilde il quale, dopo essere uscito dal carcere di Reading, adottò lo pseudonimo di Sebastian Melmoth: Sebastian in omaggio al bellissimo martire e Melmoth in ricordo del suo prozio materno autore del celebre Melmoth the Wanderer, l’uomo errante protagonista di vicende tenebrose.

In questo caso San Sebastiano venne assunto da Wilde come manto sotto cui nascondere tutte le brutture dell’esperienza della prigionia: il bel giovine androgino come alter ego di un vecchio deluso e sfiancato.

Gustave Moreau, San Sebastiano, 1875

Gustave Moreau, San Sebastiano, 1875

In Italia la cultura decadente produsse il Martyre de Saint Sèbastien, dramma di D’annunzio musicato da Debussy, in cui il tema centrale è la voluttà del martirio: miti antichi e moderni, pagani e cristiani, rimescolati in un grande calderone votato all’esaltazione della bellezza.

Gustave Moreau, San Sebastiano e un angelo, 1876

Gustave Moreau, San Sebastiano e un angelo, 1876

Da cavaliere difensore della chiesa, eroico soldato a guardia del palazzo imperiale, San Sebastiano diventò, attraverso un’invenzione prettamente  rinascimentale, il bel santo nudo esposto alla pena del martirio perdendo, così, la sua caratterizzazione originaria per assumere le fattezze di quella bellezza assoluta dai contorni, a volte, spiccatamente torbidi e volutamente controversi.

Gloire! Sous nos armures
flamboyez, ô blessures!
Qui est celui qui vient?
Le Lys de la cohorte.
Sa tige est la plus forte.
Louez le nom qu’il porte:
Sébastien!

(Gloria! Sotto le nostre armature/fiammeggiate, o ferite!/Chi è colui che viene?/Il Giglio della Coorte/Il suo stelo più forte/Laudate il nome che porta:/Sebastiano!)

(Gabriele D’annunzio Martyre de Saint Sèbastien, 1911)

 

Nicolas Regnier, San Sebastiano, 1610

Nicolas Regnier, San Sebastiano, 1610


Francois-Guillaume Menageot, San Sebastiano, 1803

Francois-Guillaume Menageot, San Sebastiano, 1803


Nicolas-Guy Brenet, San Sebastiano, XVIII secolo

Nicolas-Guy Brenet, San Sebastiano, XVIII secolo

San Sebastiano: il bello ideale ultima modifica: 2014-09-22T18:45:31+00:00 da barbara
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