"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
Tag

Alma Mahler: una moderna Salomè

Alma Mahler: una moderna Salomè

“Tu sei la Donna, io sono il Genio!”

(Oskar Kokoschka rivolgendosi ad Alma Mahler)

Gustav Klimt, Giuditta II (Salomè), 1909

Gustav Klimt, Giuditta II (Salomè), 1909

Nel 1909 Gustav Klimt la ritrasse giovanissima come una moderna Salomè: una donna fatale che seduce con il suo corpo.

Alma Mahler aveva appena diciassette anni all’epoca del suo primo incontro con l’artista viennese, allora trentacinquenne, che ne fu profondamente colpito, tanto da innalzarla a simbolo della femminilità più sensuale e più tragica.

“E’ una delle pochissime maghe viventi”, scrisse di lei Franz Werfel, il suo ultimo marito. E c’era veramente qualcosa di magico in questa donna che, alla fine della sua vita di innamorata cronica, ebbe l’onore di firmarsi Alma Schindler Mahler Gropius Werfel.

Alta, bionda, di una bellezza accattivante, Alma fu moglie di uomini geniali come il musicista Gustav Mahler, l’architetto Walter Gropius, fondatore della Bauhaus, lo scrittore Franz Werfel e amante del pittore Oskar Kokoschka.

Uomini importanti, fuori del comune, che Alma pareva inseguire come si seguono le mode, senza sosta e senza mai veramente legarsi  profondamente a nessuno.

Gustav Klimt, Giuditta II (Salomè), dettaglio, 1909

Gustav Klimt, Giuditta II (Salomè), dettaglio, 1909

Tra una vedovanza ed un divorzio, ma anche durante i matrimoni, l’elenco di innamorati accettati o respinti annovera compositori, drammaturghi, psichiatri, critici e anche un teologo: sensibile al talento, collezionava geni con la leggerezza di un collezionista di farfalle, imponendo, in ogni relazione, il medesimo copione di grande passione e di inusitata crudeltà.

Con la sua esistenza Alma diede prova di possedere un talento superiore ai suoi uomini, quello di essere amata, che divenne, nelle sue mani, un prezioso strumento di potere.

E’ lei la creatura eccezionale, l’affascinante Salomè, la terribile Giuditta, che ammalia l’uomo, lo tenta e lo esalta, per poi mozzargli la testa, sfuggendo, tradendo ed umiliando.

Oskar Kokoschka, Alma Mahler, 1912

Oskar Kokoschka, Alma Mahler, 1912

Una donna contradditoria, assai colta e talentuosa, a volte insensibile e narcisista, a volte delicata e fragile, ma sicuramente infelice: una donna alla ricerca della propria affermazione in un mondo fatto da e per gli uomini.

“Abbandonerò ogni uomo per dedicarmi alla mia musica. La musica è tutto per me… Mai più sarò schiava di un uomo, perché voglio occuparmi solo di me stessa e del mio benessere”, scriveva, e pochi mesi dopo, “voglio trovare un nuovo uomo, uno che mi serva e se ne vada, prima che tutto finisca.”

Nel 1912, vedova da un anno di Mahler, Alma conobbe Oskar Kokoschka, e fu subito fuoco.

Tra Alma ed il “selvaggio”, come fu definito per la sua pittura aspra e sconcertante, scoppiò una passione ossessiva, fatta di senso di possesso e di gelosia, di eros e di sensualità: due anni scanditi da viaggi, lettere, fughe, tradimenti, ma anche di tanta creatività. In questo periodo Kokoschka realizzò, infatti, alcune delle sue opere maggiori tra cui La sposa del vento, in cui Alma figura con i capelli sciolti, il capo chino sulla spalla dell’amante.

Non si sposeranno, ma vivranno un amore totalizzante, gioioso e tormentato, folle e sconvolgente.

Oskar Kokoschka, La sposa del vento, 1914

Oskar Kokoschka, La sposa del vento, 1914

“Vorrei liberarmi di Oskar: non quadra più con la mia vita, mi fa perdere la mia energia… eppure mi piace ancora: tanto, troppo!”

E così quando Alma esasperata lo lasciò, Kokoschka sprofondò nella disperazione più cupa: aveva perso la sua ragione di vita, ma anche la sua musa ispiratrice.

Un’assenza sconcertante unita ad un’irragionevole frenesia di possesso, condusse Kokoschka, moderno Pigmalione, a farsi costruire una bambola plasmata sulle fattezze di Alma: un simulacro imperfetto, proprio perché incapace di appagare il suo desiderio insoddisfatto.

A tal punto giunse l’amore di Oskar che continuerà a scriverle per trentaquattro anni, senza mai riuscire a dimenticarla.

Salomè e Pigmalione, Alma e Oskar, mito e realtà, si intersecano nelle vicende di una favolosa Vienna del primo Novecento, una città dove il genio abbondava, ma dove anche la psicanalisi faceva i suoi primi passi: genio e follia, amore e morte, tormento ed estasi, due facce della medesima medaglia, della vita vissuta con ardore.

Oskar Kokoschka, Due nudi, 1913

Oskar Kokoschka, Due nudi, 1913

Alma Mahler: una moderna Salomè ultima modifica: 2014-09-18T18:22:01+00:00 da barbara
3 Comments

Post A Comment