"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Gerhard Richter ovvero dell’impossibilità di vedere

Gerhard Richter ovvero dell’impossibilità di vedere

Gerhard Richter, Marina (controluce), 1969

Gerhard Richter, Marina (controluce), 1969, (olio su tela)

“Sfoco i miei quadri per fare in modo che tutto diventi uguale: ugualmente importante e ugualmente trascurabile. La sfocatura serve a far sì che tutte le parti dell’immagine si uniscano in qualche modo. La sfocatura mi serve anche, forse, per cancellare informazioni superflue, irrilevanti.”

(Gerhard Richter)

Gerhard Richter, Mao, 1968, edizione (collotipia su cartoncino leggero)

Gerhard Richter, Mao, 1968, edizione, (collotipia su cartoncino leggero)

Caspar David Friedrich cercò nel paesaggio naturale il sublime, con la stessa tensione, a più di un secolo di distanza, un altro grande artista tedesco, Gerhard Richter, tentò di rappresentare il sublime “artificiale” della nostra epoca, utilizzando una tecnica tradizionale come la pittura.

Nato a Dresda nel 1932, Gerhard Richter è uno dei personaggi di massimo rilievo dell’arte contemporanea, modello principe per una riflessione sull’oggetto artistico, sull’immagine di per se stessa e, più in generale, sulla società moderna.

La sua arte si pone entro il delicato confine tra pittura e fotografia, tra la visione irreale e quella reale, in un’ottica equilibrata tra etica ed estetica.

Gerhard Richter, Ballerine, 1966, (olio su tela)

Gerhard Richter, Ballerine, 1966, (olio su tela)

La sua opera prese vita negli anni Sessanta del Novecento, in un clima di fervente dibattito culturale attorno alla democratizzazione dell’opera d’arte; la riproduzione seriale a livello industriale si costituì come un mezzo di diffusione fondamentale, che non andava ad intaccare il valore dell’opera.

In questo contesto presero vita le edizioni: opere d’arte originali realizzate non come pezzi unici, ma in un certo numero di copie; lavori che, pur nella riproposta del tema, costituiscono un unicum, nonostante l’idea di multiplo a cui appartengono.

“Consideravo, e tuttora considero, le edizioni come una gradita alternativa alla realizzazione di dipinti, che sono pezzi unici. Le edizioni rappresentano una fantastica opportunità per presentare la mia opera a un pubblico più ampio.”

Gerhard Richter, Iceberg, 1982, (olio su tela)

Gerhard Richter, Iceberg, 1982, (olio su tela)

Tra ciclo, serialità, singolarità e citazione, Richter si dimena in una perenne dialettica tra creazione e distruzione delle forme, consapevole com’è di vivere in una società postindustriale che opera sulla divisione del lavoro, la moltiplicazione e la riproduzione.

Gerhard Richter è essenzialmente un pittore, anche se la sua idea di pittura non è esattamente quella tradizionale: è stato in grado di non fare delle tecniche artistiche un feticcio, mantenendo una temperatura sperimentale in tutta la sua produzione ed evitando il ricorso ad uno stile che la definisse.

Gerhard Richter, Rosso-Blu-Giallo, 1972, (olio su tela)

Gerhard Richter, Rosso-Blu-Giallo, 1972, (olio su tela)

La realtà è ridotta così a delle immagini che, intrappolate su di una tela o impresse in una foto, si dissolvono in altre rappresentazioni: la ricerca di una verità oramai rosicata ai margini dove è radicato il tema della dissolvenza, sorta di difesa nei confronti del contesto contemporaneo ove domina la riproduzione meccanica.

E così tra quadri iperrealistici, opere astratte ed esperienze concettuali si muove la perenne indagine di Richter sospesa tra ambiguità, complessità e felice senso del sublime.

Gerhard Richter, Baghdad, 2010, (smalto sul retro di un vetro montato su Aludibond)

Gerhard Richter, Baghdad, 2010, (smalto sul retro di un vetro montato su Aludibond)

“Voglio essere neutrale, che è l’antitesi dell’essere ideologici”, afferma Richter, intendendo con ideologia non solo quella propria dell’arte schierata, ma anche quella dell’arte che decide di incanalarsi in un rigido schema espressivo.

Ecco che allora l’opera di Richter si conferma come libera indagine del mondo, paziente registrazione della storia, in una tensione continua verso la ricerca di risposte alle domande ultime che ogni circostanza reca con sé.

Gerhard Richter, Annunciazione secondo Tiziano, 1973, (olio su tela)

Gerhard Richter, Annunciazione secondo Tiziano, 1973, (olio su tela)

Un artista decisamente moderno e conscio della propria modernità: pur conoscendo e coltivando i classici, rimane consapevole del fatto che quello stile non appartiene più alla nostra epoca.

“Il classico mi aiuta a concentrarmi, mi dà forma, contiene la mia confusione, fa sì che io continui ad esistere. Non è mai stato un problema per me. È essenziale per la vita.”

Gerhard Richter, Vetrata della Cattedrale di Colonia, 2007

Gerhard Richter, Vetrata della Cattedrale di Colonia, 2007

E così quando è stato chiamato ad una delle più importanti commissioni della sua vita, la realizzazione di alcune vetrate distrutte durante l’ultima guerra nella Cattedrale gotica di Colonia, Richter ha raccolto la sfida, mantenendosi libero da qualsivoglia legame con il passato.

Le sue vetrate sono gigantesche composizioni di tessere colorate: l’immagine non c’è più, perchè l’immagine è finita, è una realtà irraggiungibile.

L’artista intercetta il passato nella dimensione dello sfolgorio luminoso che producono le sue tessere, ma, nello stesso tempo, lo supera percorrendo strade inedite e inesplorate perchè, come diceva Nietzsche, creare significa rappresentare il pathos della distanza.

Gerhard Richter, Milano: Duomo, 1964, (olio su tela)

Gerhard Richter, Milano: Duomo, 1964, (olio su tela)


Gerhard Richter, Marina nuvoloso, 1969, (olio su tela)

Gerhard Richter, Marina nuvoloso, 1969, (olio su tela)


Gerhard Richter, Nuvole, 1978, (olio su tela)

Gerhard Richter, Nuvole, 1978, (olio su tela)

Gerhard Richter ovvero dell’impossibilità di vedere ultima modifica: 2014-09-08T18:01:32+00:00 da barbara
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