"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Arnold Böcklin: un romantico simbolista

Arnold Böcklin: un romantico simbolista

Arnold Böcklin, Ruggero e Angelica, 1871-1874

Arnold Böcklin, Ruggero e Angelica, 1871-1874

Giorgio De Chirico lo riconosceva come il maestro ispiratore delle sue prime tele metafisiche, nelle sue opere vedeva “quel senso di vibrazione e di vita interna della materia pittorica che rende il quadro curioso e bello”, interprete di un simbolismo di carattere romantico, Arnold Böcklin si distinse per la devozione che tributava all’arte antica, convinto com’era che la vera arte fosse il frutto di un silenzioso rispetto verso i miti classici, custodi dei segreti di un’arte senza tempo.

Arnold Böcklin, Il gioco delle Naiadi, 1886

Arnold Böcklin, Il gioco delle Naiadi, 1886

Nato a Basilea, in Svizzera, il 16 ottobre 1827, Böcklin trascorse lunghi periodi della sua esistenza in Italia, subendo le influenze dell’arte pompeiana e del Rinascimento.

L’Italia rappresentava, nell’immaginario dell’artista, il luogo eletto di quella civiltà mediterranea dove regnava una perfetta armonia tra uomo e natura: la mitica età dell’oro rimembrata con struggente nostalgia.

La sua pittura fu il punto d’incontro ideale tra i fantasmi della cultura nordica e la solarità del mito mediterraneo: ninfee, naiadi, centauri e altri esseri immaginifici fluttuano nei suoi quadri; creature sospese in una dimensione onirica che sfocia nel surreale.

Arnold Böcklin, L'Isola dei morti, (I versione), 1880

Arnold Böcklin, L’Isola dei morti, (I versione), 1880

Sonno e veglia, vita e morte si rincorrono in una sorta di gioco dove a prevalere è la vita inebriante ed orgiastica, oppure la morte, richiamo ossessivo ed irresistibile presente in numerose sue opere.

E proprio alla morte è dedicata L’isola dei morti, tela commissionata a Böcklin dall’aristocratica Marie Berna per onorare la scomparsa del marito.
“Lei potrà sognare, immersa nel buio mondo delle ombre, fino a quando non crederà di avvertire il leggero, tiepido alito che increspa il mare, fino a quando non esiterà a turbare il solenne silenzio anche con una sola parola”, scrisse Böcklin alla nobildonna consegnandole il quadro. Un quadro creato dunque appositamente per sognare, per evocare uno stato d’animo.

Un mare nero, una barchetta con sopra due personaggi misteriosi, un massiccio roccioso dal quale spuntano altissimi alberi e verso il quale la barchetta si dirige fatalmente: l’approdo ad un mondo onirico che forse è la meta finale di un viaggio spirituale, il viaggio dell’anima.

Tutta la composizione è pervasa da un senso di immobilità, di paura, di attesa, il senso della conclusione che è insito nell’essere. Un’apparizione irreale, quasi mistica, che induce alla contemplazione: “chi guarda questo quadro deve aver timore di disturbare il solenne silenzio con una parola espressa ad alta voce”, diceva a riguardo Böcklin .

Arnold Böcklin, L'Isola dei morti, (III versione)

Arnold Böcklin, L’Isola dei morti, (III versione)

L’opera riscosse subito un notevole successo, tanto che, tra il 1880 ed il 1886, l’artista ne dipinse altre quattro versioni: Freud teneva nel suo studio una sua riproduzione, Jung ne scrisse a proposito di un suo paziente che ne era ossessionato, ispirò artisti quali Dalì, De Chirico, Strindberg, Max Klinger, Rachmaninov e, in tempi più recenti, H.R. Giger.

Ma i due più accaniti ammiratori de L’Isola dei morti furono Lenin e Hitler, quest’ultimo, nel 1936, riuscì ad acquistare la terza versione di questo straordinario capolavoro.

Arnold Böcklin, L'Isola dei morti, (V versione)

Arnold Böcklin, L’Isola dei morti, (V versione)

Un’opera semplice nella sua composizione, ma di grande fascino e potenza suggestiva, anche per il mistero che ammanta la vicenda che ne segnò la storia. Si dice che per l’Isola dei morti Böcklin avesse preso spunto dal Cimitero degli Inglesi di Firenze dove fu sepolta la figlioletta Anna Maria, morta a soli sette mesi, ed ultima ad esservi interrata nel 1877.

Questo luogo, a cui l’artista era legato sentimentalmente, sarebbe stato così trasfigurato nella suo visione fantastica, conferendogli una forte valenza simbolica e celebrativa: un omaggio al marito della vedova, un omaggio alla figlia e, più in generale, un omaggio alla morte, al trapasso, nel senso più totalizzante ed onnicomprensivo del termine.

Senza dubbio il dipinto conserva ancora oggi intatto un fascino ambiguo, capace di ammaliare con la sua atmosfera rarefatta ed arcana, carica di suggestione.

“Non omnis moriar”, è inciso nella tomba di Arnold Böcklin che ha dimostrato, in modo esemplare, di essere in grado di sopravvivere alle sue spoglie mortali, segnale, questo, di una resistenza dell’arte contro il tempo, del trionfo dell’arte sulla morte.

Arnold Böcklin, L'Isola dei vivi, 1888

Arnold Böcklin, L’Isola dei vivi, 1888


Arnold Böcklin, Tritone e Nereide, 1875

Arnold Böcklin, Tritone e Nereide, 1875

Arnold Böcklin: un romantico simbolista ultima modifica: 2014-09-04T18:30:37+00:00 da barbara
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