"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Caspar David Friedrich: il pittore dell’infinito

Caspar David Friedrich: il pittore dell’infinito

“Il bello è una presentazione simbolica dell’infinito, la bellezza è l’infinito in una presentazione finita.”

(Wilhelm August von Schlegel)

Caspar David Friedrich, Donna al tramonto del sole, 1818

Caspar David Friedrich, Donna al tramonto del sole, 1818

Il 5 settembre 1774 nasceva a Greifswald, cittadina sul mar Baltico, Caspar David Friedrich, in quello stesso anno in cui Goethe pubblicava I dolori del giovane Werther, manifesto di una nuova concezione dell’uomo e della natura.
Una coincidenza che non pare affatto casuale: l’opera simbolo dello Sturm und Drang veniva alla luce assieme a colui che sarebbe divenuto l’interprete più esemplare di quel Romanticismo tedesco a cui Goethe aveva dato l’avvio.

Caspar David Friedrich, Il mare di ghiaccio, 1824

Caspar David Friedrich, Il mare di ghiaccio, 1824

Un’infanzia non fortunata contribuì ad alimentare la vena malinconica dell’artista: a sette anni perse la madre, due anni dopo la sorella di soli venti mesi, ed infine, l’8 dicembre del 1787, morì il fratello Johann mentre portava soccorso allo stesso Friedrich che stava per annegare.

Avvenimenti tragici e dolorosi che, uniti ad un’educazione pietista, imbevuta di miti nordici e contaminata dalla poesia di Schelling, rappresentarono il substrato della sua vena mistica ed intimista.

Caspar David Friedrich, Mattino sul Riesengebirge, 1810-11

Caspar David Friedrich, Mattino sul Riesengebirge, 1810-11

I suoi paesaggi di montagna sono pervasi di assoluto: cime acuminate emergono possenti e silenziose, poche figure umane, qualche croce. Una visione panteista che esprime una profonda nostalgia dell’uomo verso la dimensione dell’infinito, quell’infinito che avvicina l’uomo all’Assoluto, ossia a Dio stesso.

Viandante sul mare di nebbia allude proprio a qualcosa che non si vede e che, come l’infinito leopardiano, esclude il mondo finito e reale per giungere alle vette della comunione suprema con il Tutto.

Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia, 1818

Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia, 1818

Negli anni della maturità, Friedrich realizzò numerosi paesaggi lunari con uomini, fermi in silenzio, accanto a immense rovine di architetture gotiche: un’attesa misteriosa pervade queste tele, avvolte in un’atmosfera sospesa e rarefatta.

Più che paesaggi fisici sono paesaggi dell’anima: dipinti dove nulla succede, vere e proprie apologie dell’attesa che hanno il sapore di un moderno senso di alienazione.

Caspar David Friedrich, Donna alla finestra, 1822

Caspar David Friedrich, Donna alla finestra, 1822

Un senso di attesa che si ritrova nella Donna alla finestra: una donna di spalle si affaccia sul fluviale dell’Elba; un filare di pioppi lontano, due vascelli che hanno alzato le vele per un viaggio non propriamente geografico.

Il paesaggio che si trova oltre quei vetri è infatti solo in apparenza un paesaggio di Dresda, in realtà si tratta della raffigurazione luminosa di un sentimento cosmico, un paesaggio interiore che sfonda il limitato perimetro della stanza.

La stanza è monacale, il telaio della vetrata disegna nel cielo una croce, rispetto alla quale la donna si pone come di fronte ad un altare nell’evidente oscillazione fra misticismo e realtà, fra enigma ed esperienza di vita vissuta.
La finestra si offre così come soglia che introduce al mistero, frontiera del trascendente, valico verso l’ignoto, verso quell’ombra che è dentro di noi e fuori di noi.

Caspar David Friedrich, Ingresso del cimitero, 1825-1835

Caspar David Friedrich, Ingresso del cimitero, 1825-1835

In altri dipinti Friedrich giungerà a sovrapporre la cornice della finestra con lo spazio dipinto; passo successivo ed estremo dove il quadro diverrà la finestra stessa, vuota di oggetti e di figure, priva di battenti e di tende: invenzione folgorante ed inattesa, scacchiera di mistici spazi, presenza geometrica e metafisica.

Nell’opera di Friedrich scaturisce un mutato rapporto tra l’artista e la Natura, quest’ultima non più oggetto ma soggetto della rappresentazione, come altro da noi che diveniamo, nei suoi riguardi, oggetto riflettente; essa è una finestra aperta dentro di noi, specchio della nostra interiorità e della nostra anima.

Nascono così immagini che non raccontano, ma evocano, instaurando un fitto dialogo di idee fra il dentro ed il fuori, fra l’io ed il mondo, toccando vette di pura e straordinaria elegia.

“Chiudi l’occhio fisico per vedere dapprima il tuo quadro con l’occhio dello spirito. Poi fa emergere alla luce quanto hai visto nella notte, perché la tua azione si svolga in cambio su altri esseri, dall’esterno verso l’interno.”

Caspar David Friedrich, Costa con naufragio al chiaro di luna

Caspar David Friedrich, Costa con naufragio al chiaro di luna


cCaspar David Friedrich, Un uomo e una donna davanti alla luna, 1819

Caspar David Friedrich, Un uomo e una donna davanti alla luna, 1819

Caspar David Friedrich: il pittore dell’infinito ultima modifica: 2014-09-02T18:06:46+00:00 da barbara
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