"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Capolavori della National Gallery: Francisco de Zurbaràn, San Francesco in meditazione, 1635-39

Capolavori della National Gallery: Francisco de Zurbaràn, San Francesco in meditazione, 1635-39

Francisco de Zurbarán, Agnus Dei, 1635-1640

Francisco de Zurbarán, Agnus Dei, 1635-1640

Più che un museo, parola che evoca qualcosa di morto e d’imbalsamato, la National Gallery è un’ esposizione viva e feconda di veri e propri capolavori: un’epifania continua e continuamente fruibile, data la gratuità dell’ingresso, che diviene così un luogo attivo di studio, di meditazione, di riflessione e di estasi.

Il fascino di questo posto risiede nella continua scoperta: un luogo dove, lasciate da parte guide e mappe, si può vagare in assoluta libertà, assaporando il piacere di un’esplorazione tra le eccellenze dell’arte. I quadri che riempiono le pareti reclamano tutta la nostra attenzione: vivi e vitali essi ci immergono in una dimensione atemporale e privilegiata, in un dialogo attivo e vivace con l’unicità della bellezza.

Francisco de Zurbarán, Cristo crocefisso, 1627

Francisco de Zurbarán, Cristo crocefisso, 1627

Durante un mio casuale girovagare tra gli spazi della National Gallery, ecco che mi ritrovo in una sala dedicata alla pittura spagnola del Diciassettesimo secolo: opere finalizzate all’esaltazione del potere temporale e spirituale, dove spiccano le tele del più importante artista presente alla corte del re Filippo IV, Diego Velázquez.

Tra i veri ritratti del grande monarca, Cristi ed Immacolate Concezioni, vengo improvvisamente rapita da una figura incappucciata che emerge dall’ombra in cui è avvolta. Mi avvicino, rapita ed affascinata da questa mistica apparizione, per leggere il nome dell’autore e dell’opera. Scopro così che si tratta di un sublime San Francesco in meditazione di Francisco de Zurbaràn.

Francisco de Zurbaràn, San Francesco in meditazione, 1635-39

Francisco de Zurbaràn, San Francesco in meditazione, 1635-39

Nato nel 1598 a Fuente de Cantos, località dell’Estremadura, fu, assieme a Velázquez e Murillo, uno dei protagonisti del siglo de oro spagnolo.

Meno noto e conosciuto rispetto a Velázquez , che ottenne subito fama continentale anche per il suo ruolo di pittore di corte, Zurbaràn ebbe il pregio di trasformare l’arte sacra medievale attraverso un’iconografia assolutamente personale. Le sue scene evangeliche si caratterizzano, infatti, per la loro dimensione domestica e terrena: l’apparizione del divino calata nella dimensione contemporanea del terreno.

In questo San Francesco, esistono altre e diverse versioni dello stesso tema, il santo appare inginocchiato: il suo viso è immerso nell’ombra, mentre la luce cade sul teschio che tiene nelle mani e sulla veste. L’effetto complessivo è stupefacente: dal nero assoluto di un oscuro nulla, emerge, stupendamente modellato da un’arcana luce, San Francesco.

La tela ha un fascino che non si può raccontare: chi guarda è totalmente avvolto dalla perfezione dell’insieme e dal momento profondamente mistico in cui versa il frate.

Nell’assoluta semplicità della rappresentazione si esalta un senso di grande spiritualità e purezza, un senso di solitudine che avvicina l’uomo a Dio e lo pone in una dimensione fuori dallo spazio e dal tempo.

Un’immagine che pare creata appositamente per la devozione contemplativa, come se fosse la diretta conseguenza degli esercizi spirituali raccomandati da Sant’Ignazio di Loyola o delle estasi immaginate da Santa Teresa d’Avila, eventi che fondarono il misticismo spagnolo del secolo sedicesimo, alcuni decenni prima che Zurbaràn facesse nascere la sua dolorosa luce dal fondo della provincia andalusa.

Francisco de Zurbaràn, San Francesco nella tomba, 1630-34

Francisco de Zurbaràn, San Francesco nella tomba, 1630-34

Capolavori della National Gallery: Francisco de Zurbaràn, San Francesco in meditazione, 1635-39 ultima modifica: 2014-08-24T15:03:06+00:00 da barbara
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