"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Giuseppe Maria Crespi: il ribelle del Pratello

Giuseppe Maria Crespi: il ribelle del Pratello

Da govinetto veniva chiamato lo Spagnuolo, per la maniera attillata ed il nero dominante delle sue vesti. Con il passare del tempo non si interessò più alle fogge ricercate dell’abbigliamento: usciva indossando le prime cose che gli capitavano a tiro.

Il soprannome però gli rimase e distinse Giuseppe Maria Crespi dagli altri due famosi Crespi lombardi, Giovan Battista e Daniele, pittori attivi all’epoca del cardinale Federico Borromeo. Il nome del nostro bolognese fu spesso confuso con i suoi due omonimi e così, anche la memoria della sua opera, si perse nel dimenticatoio.

Giuseppe Maria Crespi, La cameriera del retrocucina

Giuseppe Maria Crespi, La cameriera del retrocucina

Veniva indicato come un personaggio bizzarro, ribelle e capriccioso, ma per Giuseppe Maria Crespi l’essere controcorrente fu un modus vivendi più che un atteggiamento snobistico.

Nato a Bologna nel 1665, fu uno dei grandi maestri del realismo bolognese del Settecento. Attratto dal volto popolare della sua città, dagli ordinari drammi della gente, dalla freschezza dei borghi e dei vicoli, il ribelle del Pratello trasformò le sue tele in brandelli di vita vissuta.

Giuseppe Maria Crespi, La pulce

Giuseppe Maria Crespi, La pulce

La sua prima educazione artistica fu condotta dal Canuti e dal Cignani poi, finanziato da un ricco mercante, approfondì le sue conoscenze attraverso un viaggio di studio nell’Italia del nord, alla scoperta delle grandi opere della scuola emiliana del tardo Rinascimento.

Realtà ed idealismo, ragione e sentimento stillano dai suoi quadri di genere, frutto del sapiente connubio di osservazione naturale ed invenzione.

Giuseppe Maria Crespi, La fiera del villaggio

Giuseppe Maria Crespi, La fiera del villaggio

A parte qualche raro viaggio, Crespi lasciava malvolentieri la sua città che considerava la sua principale fonte d’ispirazione: la Bologna che brulicava di emozioni tra i viottoli dei quartieri, la Bologna spontanea di sentimenti e di passioni quotidiane.

Durante le sue lunghe camminate, Crespi studiava la luce che mutava gli oggetti e le persone riportando, poi, sulla tela, quelle scene caserecce venate da tocchi di magica fantasia.

Nonostante la sua fama di pittore dal carattere difficile e dall’indole introversa, Crespi fu uno degli artisti più richiesti dell’epoca: lavorò alla corte di Eugenio di Savoia, finì sotto il protettorato di Ferdinando di Toscana e fu chiamato dal Cardinale Lambertini, divenuto papa nel 1740 con il nome di Benedetto XIV, per farsi dipingere un suo ritratto.

Giuseppe Maria Crespi, Ritratto del Cardinale Lambertini

Giuseppe Maria Crespi, Ritratto del Cardinale Lambertini

Richiesto da mecenati e committenti, Crespi condusse un’esistenza all’insegna del rigore: andava a letto presto e si svegliava alle prime luci dell’alba, pronto a cogliere lo spettacolo di quella gran commedia umana che si presentava di fronte al suo sguardo attento e riflessivo: un corteo silenzioso di musicanti contadini e lavandaie, ma anche soggetti di carattere storico e religioso, ritratti sempre con un impeto di realismo nostrano.

Giuseppe Maria Crespi, Alla ricerca di pulci

Giuseppe Maria Crespi, Alla ricerca di pulci

Dipintore degli umili e delle anime innocenti, Giuseppe Maria Crespi si spense nella sua casa di Bologna nel 1746, forse continuando a fissare quella finestra, affacciata sul cortile, da cui nacque la sua particolare capacità di raccontare la storia attraverso una profonda dimensione esistenziale.

Giuseppe Maria Crespi, Giocatori di dadi

Giuseppe Maria Crespi, Giocatori di dadi

Giuseppe Maria Crespi: il ribelle del Pratello ultima modifica: 2014-08-05T17:35:18+00:00 da barbara
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